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Un recente studio effettuato dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha evidenziato come gli studenti italiani siano quelli che hanno il maggior numero di compiti a casa da fare, addirittura una media di 9 ore settimanali contro il dato medio degli altri paesi europei che è di 4,9 ore.

Finlandesi e Coreani dedicano solamente 3 ore settimanali ai compiti a casa… come mai?

I Paesi che fanno svolgere pochi compiti a casa sostengono che oltre quattro ore di compiti a settimana sono inutili e non influiscono sulla performance; influisce molto di più la qualità dell’istruzione che viene fatta a scuola e sull’utilizzo delle tecnologie.

In Finlandia il 7,1 del PIL viene investito per l’istruzione mentre in Italia solo lo 0,8, la preparazione degli insegnanti è buona ma le infrastrutture non permettono un’insegnamento adeguato, e sono pochissimo digitalizzate.

Insegnare al giorno d’oggi è diverso da cinquant’anni fa, nelle scuole italiane ancora non è arrivato internet, o per lo meno in pochissime istituzioni scolastiche è presente, e questo è un handicap per l’istruzione, l’utilizzo di internet in classe offre molte più possibilità sia agli studenti che agli insegnanti che possono accedere a programmi di studio di gruppo, metodi diversi di insegnamento e informazioni approfondite.

Un’altra importante caratteristica dell’avere una scuola informatizzata è l’evitare di portare pesanti libri cartacei, che potrebbero essere tranquillamente sostituiti da tablet o notebook con libri elettronici interattivi ed un accesso sia all’ambiente virtuale/registro elettronico della scuola che ai contenuti digitali per l’apprendimento creati e prodotti dagli editori specificamente per i supporti digitali.

Inoltre per quanto riguarda i compiti a casa, le metodologie didattiche attive trasformano i compiti in lavoro di ricerca e approfondimento guidato, in modo da abbattere la barriera tra casa e scuola. Lavorando maggiormente e in maniera più costruttiva si possono ridurre drasticamente i tempi di studio a casa.

I compiti a casa, visti anche come “ripetizioni” gravano sulle famiglie italiane con un prezzo che si aggira tra i 150 e 200 milioni di euro all’anno, informatizzando la scuola si andrebbe ad abbattere anche il costo dei libri di testo e si abbatterebbe anche l’insensato consumismo che c’è dietro: ogni anno ogni classe cambia testo didattico, in questo modo non è possibile riciclare quello del fratello maggiore o dell’amico… e il mercato dei libri usati va scomparendo con una richiesta sempre maggiore di carta stampata che, giusto per ricordarlo, è prodotta dall’abbattimento degli alberi.

Valeria Bonora