Il numero delle donne sfregiate con l’acido sta crescendo invece di diminuire. Pakistan, Bangladesh e i paesi del Medi Oriente sono al centro di questa tragedia che trasforma le sue vittime in martiri senza volto, deturpate testimoni del connubio tra violenza maschile e dinamiche sociali.

Quando si parla di discriminazione e violenza sembra sempre che l’argomento che si sta trattando sia peggiore degli altri della stessa tragica sorte, e al tempo stesso la necessaria brevità dei contesti giornalistici impone di riassumere la riflessione, circostanziandola al fatto, al momento, sacrificando inevitabilmente la discussione etica che sarebbe controversa e inesauribile.

Questo però non ci esime dal dovere di parlare e di informare, e i dati sono raccapriccianti. In Bangladesh, secondo le stime dell’Acid Survivors Foundation, le donne sfregiate con l’acido sono circa 450 ogni anno, mogli che non hanno una dote sufficiente, fidanzate che rifiutano le nozze, donne accusate di tradimento presunto o reale.  In Bangladesh le “sfregiate” sono ghettizzate in un quartiere a parte, una città fantasma dove si aggirano le vittime di millenni di discriminazione. 

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La dote è un argomento basilare in Asia, come lo è il tradimento o il rifiuto in Medio Oriente, uomini di casta bassa che vogliono sposare donne di casta più alta, uomini rifiutati, a volte non solo dalla singola ragazza, ma dalla famiglia di lei, il rifiuto li colpisce, gli brucia dentro e scelgono di spegnere quel fuoco di “maschi feriti” bruciando il volto di colei che si è rifiutata di garantirgli un futuro economicamente stabile.

Secondo le statistiche il primo fenomeno di questo tipo, almeno il primo atto documentato, risale al 1967 e da allora è stato un crescendo con un picco raggiunto negli anni ottanta e poi un’ulteriore innalzamento dopo il 2002. E qui è il paradosso!

L’abolizione (quantomeno ufficiale) delle caste sembra abbia aumentato questa pratica invece di diminuirla. Prima il confine rigido imposto dalla casta sociale impediva a uomini più poveri e provenienti da una condizione sociale più bassa, di poter anche solo immaginare di avvicinarsi a donne di casta più alta, tutto era definito e circoscritto in ranghi sociali rigidissimi, poi quando le caste finalmente sono state abolite permettendo una minima, ma maggiore rispetto a prima, mobilità socio/lavorativa,  la discriminazione è esplosa ancor di più.

L’invidia sociale si è aggiunta alla misoginia e al maschilismo congeniti, la rabbia è sfogata in violenza. Gli strumenti per “punire” sono a basso prezzo, l’acido costa poco, si usa per lavorare  i gioielli, si reperisce facilmente, è immediato e nonostante il governo abbia imposto la pena di morte per chi si macchia di questo crimine, il rischio è raro. Si, perché spesso sono proprio i familiari a non denunciare, a lasciare che tutto cada nell’oblio cieco e muto dell’acido.

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Esauriti  i numeri, le statistiche, la ricerca delle cause occasionali di gesti che non hanno altro perché se non l’antica supremazia dell’uomo sulla donna, l’antica paura del potere femminile che si è espressa e si esprime nelle peggiori forme di violenza e discriminazione, esaurito tutto questo,si arranca nel tentativo di una discussione che pretende di essere politically correct, che esige una presa di posizione che non sia di stampo razzista e discriminatorio, una presa di posizione che non rifiuti di richiamare alla memoria l’inquisizione, le donne bruciate al rogo e fatte affogare con pesanti macigni al collo, le donne vittime del delitto d’onore che fino a pochi decenni fa era “legale” oltre che socialmente accettato in tutto il sud d’Italia e che prevedeva che un uomo tradito, accecato dall’orgoglio ferito potesse uccidere e non essere condannato.Close up portrait of woman with mystery eyes

Sono secoli, millenni, che la donna è chiamata a dimostrare il suo pudore e la sua innocenza, è chiamata a esibire il suo corpo a “chi di dovere” per provare di esser pura, pronta a diventare schiava di un contesto socio/religioso di stampo piramidale e maschilista,secoli che non ci si azzarda a controbattere il potere del maschio, perché infondo sembra quasi che non se ne abbia il diritto, perché si elemosina, si accetta, ci si piega a dinamiche folli.

E’ da troppo tempo ormai che tutto questo accade, è ora che le donne smettano di aspettare che i governi fallocratici risolvano la situazione, è tempo che inizino a proteggersi loro stesse, madri, sorelle, figlie, pienamente consapevoli della loro dignità. E’ ora che i governi ricevano petizioni e proteste, inesauribili, continue, diffamanti di questa violenza senza fine che si perpetra da sempre ai danni dell’altra metà del mondo.