Il Morbo di Alzheimer, una malattia degenerativa che riduce le persone ad involucri vuoti, corpi che camminano accanto a noi nonostante la loro mente sia altrove. Una demenza che colpisce soprattutto in età presenile, tra i 60 e i 65 anni, che cancella a tratti la mente come un bambino dispettoso che cancella un quadro velocemente lasciandone però ancora dei tratti intonsi, piccoli ritagli di vita nel quale torna la lucidità, tornano i ricordi.

Morbo di Alzheimer

Più la malattia avanza più il bambino diventa dispettoso e oltre a cancellare, scarabocchia baffi neri sulla vita delle persone, provocando confusione, irritabilità e aggressività, sbalzi di umore, difficoltà nel linguaggio, fino a rendere la persona completamente diversa da quella che era.

L’Alzheimer ridisegna un quadro tutto suo nella testa delle persone.

Il primo paziente fu la signora Auguste Deter (1850-1906), a cui il dottor Alois Alzheimer diagnosticò questa malattia nel 1901, ma solo nel 1910 la patologia venne inserita per la prima volta nel Manuale di Psichiatria, dello psichiatra tedesco Emil Kraepelin.

Il Morbo di Alzheimer in sostanza è un processo degenerativo che danneggia le cellule cerebrali, secondo uno studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora solo in Italia ne soffrono circa 492.000 persone e sono 26,6 milioni nel mondo.

Il fotografo olandese Alex ten Napel si è appassionato a questa malattia tanto da volerne catturare le espressioni, tanto da voler catturare quella luce che ancora definisce chi è la persona che sta davanti all’obiettivo. E’ stato un progetto lungo, passato accanto agli anziani di una casa di cura per osservarne i volti, le espressioni e i movimenti, cercando il ritratto perfetto, quel ritratto che raccogliesse quel briciolo di quello che erano, di quello che sono, la loro identità.


“Le persone affette da demenza vagano nel tempo come nomadi sospesi tra il passato e il futuro, senza né un inizio né una fine”.

“Questa malattia mostra l’esistenza umana senza filtri: straziante, fragile e delicata in tutti i suoi dettagli. Ci sono molte più somiglianze che differenze con le nostre vite di quanto si possa pensare. Tutti proviamo tristezza, gioia, paura e disperazione. I malati di Alzheimer provano le stesse nostre emozioni, la differenza è che questi sentimenti li confondono e ci confondono”.

Nel suo progetto fotografico intitolato Alzheimer Alex cattura queste espressioni per sempre, le rinchiude in una cornice rendendole immortali.