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Greenpeace e il cloud computing ecco le aziende che inquinano

Di Valeria Bonora - 19 Aprile 2012
Il termine cloud computing, ovvero nuvola informatica, indica un insieme di tecnologie che permettono, tipicamente sotto forma di un servizio offerto da un provider al cliente, di memorizzare/archiviare e/o elaborare dati grazie all’utilizzo di risorse hardware/software distribuite e virtualizzate in Rete.
Greenpeace ha analizzato 14 aziende di servizi informatici per verificare la loro eco-compatibilità. Già perchè più dati condividiamo più grandi devono essere i server e più corrente dobbiamo utilizzare per alimentarli. Lo sviluppo in massa del cloud computing fa crescere la domanda di elettricitá da fonti energetiche sporche e pericolose quali carbone e nucleare.

Passano l’esame Google e Yahoo! per ricorso alle energie Rinnovabili con una percentuale rispettivamente del 39,4 e del 56,4%, e parecchi soldi investiti per un sempre minor impatto ambientale.

Sul sito di Greenpeace si può leggere questo:

«Sono oltre 80 i data center alimentati dalle 14 compagnie IT valutate da Greenpeace. Essi sono il motore del cloud computing che permette agli utenti di condividere dati come testi, immagini, musica su internet invece di utilizzare software o memoria su un computer locale.
”Quando condividiamo musica o foto usando il cloud computing vogliamo essere certi che la nuvola digitale sia alimentata con energia pulita e sicura. – afferma Salvatore Barbera, campagna Energia e Clima di Greenpeace – Eppure, compagnie IT innovative come Apple, Amazon e Microsoft stanno costruendo data center che utilizzano il carbone e il nucleare e si comportano come se tutto cio’ non interessasse ai loro clienti. Ma si sbagliano”.

Inoltre, denuncia Greenpeace, ”le compagnie costruiscono sempre piu’ data center. I giganteschi edifici che li ospitano sono visibili dallo spazio, contengono migliaia di computer e consumano un quantitativo enorme di elettricita’.
Alcuni data center consumano quanto 250 mila case europee. Se la nuvola fosse uno Stato, la sua domanda di energia elettrica sarebbe la quinta al mondo: nel 2020 sara’ il triplo”.”Alcune compagnie come Google, Yahoo! e Facebook stanno cominciando a guidare il settore sulla strada delle energie pulite, ma la maggioranza delle imprese continua a ignorare il problema – aggiunge Barbera – .Visti gli enormi consumi in rapida crescita e’ necessario che tutti utilizzino energia pulita”.»


Ora sappiamo che la Apple ha ribattuto a Greenpeace che i dati erano fittizi e incorretti e che sta costruendo uno dei più grandi impianti ad energia solare mai costruito da un’azienda privata, ma delle altre aziende? GreenPeace chiede che le aziende che forniscono il servizio di Cloud Computing forniscano dati accurati su consumi e su piani di miglioramento per fornire un servizio sempre più ecologicamente pulito.
Questo è il risultato del rapporto presentato da Greenpeace “quanto è pulita la tua nuvola”:

 

 





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