Curiosità

La Festa di San Martino: è ora di affidarci alla nostra luce interiore

Di Redazione - 10 Novembre 2025

L’11 Novembre è San Martino, la leggenda vuole che questo giorno sia anche chiamato L’estate di San Martino, perché si dice sia il giorno più tiepido e soleggiato dopo i primi freddi autunnali.

Il famoso poeta Giosuè Carducci ricorda San Martino nella poesia a lui dedicata che descrive proprio questo periodo dell’anno in cui la fanno da padrone le sagre di paese, in un clima freddo, nebbioso ma che nonostante tutto riscalda i cuori….

« La nebbia a gl’irti colli

Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;

Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de’ tini
Va l’aspro odor de i vini
L’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l’uscio a rimirar

Tra le rossastre nubi
Stormi d’uccelli neri,
Com’esuli pensieri,
Nel vespero migrar. »

Infatti è proprio in questo periodo che si si aprono le botti per assaggiare il vino nuovo (da qui anche il nome di festa del vino novello) e vengono arrostite le prime castagne, il tutto sempre in un clima di festa, anche nell’attesa del prossimo Natale, in Germania infatti è proprio questa data che apre le festività natalizie con fiaccolate di bimbi per le città: le vie iniziano ad illuminarsi, i profumi delle feste riempiono l’aria e i colori accesi dell’autunno incorniciano le città.

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Le origini della festa di San Martino

Ma Perché proprio San Martino? Quest’uomo è nato nel 316-317 in Pannonia (oggi Ungheria) ed è un simbolo di carità. Lui, un soldato, durante una notte particolarmente fredda incontrò un mendicante con pochi stracci indosso che tremava dal freddo. San Martino, si racconta, tagliò il suo pesante mantello militare di lana e donò la metà al povero. Immediatamente il sole si mise a scaldare come in estate (per questo viene chiamata anche l’estate di San Martino).

Lui era un militare romano non cristiano e quella notte sognò che Gesù raccontava agli angeli che lui lo aveva coperto col suo mantello… Al suo risveglio Martino trovò il suo mantello integro.

La leggenda narra che dopo questa avventura decise di farsi battezzare e che nel tempo divenne Vescovo di Tours, morì l’8 novembre e l’11 vi furono i suoi funerali.

Come tutte le leggende anche quella di San Martino presente dei simboli da cogliere: il freddo rappresenta il nostro buio interiore, il mantello che arriva all’improvviso a scaldarci è la percezione invisibile del divino che si manifesta nei momenti di difficoltà terrena, il soldato è il guerriero che abita in ognuno di noi, quella figura che combatte non per intraprendere una guerra esteriore ma per affrontare i draghi della mente.

Ciò che si dona con il cuore torna sempre indietro in modo ancora più ricco: questo è il grande insegnamento di San Martino.

Le lanterne di carta associate alla festa di San Martino

I giorni precedenti a questa festa si costruiscono lanterne di carta e l’11 novembre si percorre verso sera un tragitto con la propria lanterna illuminata cantando canti in onore di San Martino che ha donato la luce e che invita tutti noi a cercarla e ad offrirla al mondo. Insieme ai bambini, al calar del sole, si passeggia lungo il buio di campi, boschi e prati poco illuminati, concludendo la passeggiata in cerchio intorno a un grande albero o intorno a un falò, mangiando insieme qualcosa e gustandosi il silenzio della natura. Chi vede questa processione rimane stupito dalla sacralità delle lanterne che si vedono nel buio, come lucciole nei campi d’autunno, che percorrono una strada tutta loro, la strada del cuore. Vengono invitati i partecipanti a tornare a casa in silenzio, una volta conclusa la passeggiata, per potersi portare nelle case l’esperienza vissuta e non rovinarla con parole in più.

In questi giorni l’oscurità si diffonde sempre più, le foglie cadono, la natura va in letargo e anche noi siamo portati a restare sempre più dentro a noi stessi, a ritirarci dal mondo. Ma se la luce esterna sbiadisce, la luce interna deve continuare a brillare e a indicarci la via nel buio che avanza.

lanterna accesa

Credit foto
© Pexels

Questi sono canti tradizionali:

SAN MARTINO

Nella nebbia fitta fitta, ogni bimbo ha paura

Anche il cielo si oscura e la notte presto vien

Se mi trovo per la strada, io accendo il lumicino

Che il prode San Martino ha donato ogni bambino

San Martino, cavaliere, ti ringrazio per la luce

Che per strada mi conduce e mi illumina il cammin

Nell’ampio cielo le stelle brillan come fiammelle;

io, piccolo bambino quaggiù,

rivolgo gli occhi al ciel lassù.

 

IO PORTO LA MIA LANTERNA

Io porto la mia lanterna, la porto sempre con me

In cielo brillano le stelle e qui Lei arde per me

Col lumicin io vo’ in cammin, rabimmel rabammel rabum

Ad uno ad uno ce ne andiamo piano piano

Su bimbi a casa torniam, su bimbi a casa torniam.

 

LANTERNA

Lanterna che brilli nella notte scura

Dimmi dove andare, dimmi dove andar

Senza luce nel buio, non posso restar

Lanterna, lanterna.

Per approfondire —> www.scuolawaldorf.org/il-significato-della-festa-di-san-martino

Valeria Bonora

Articolo aggiornato il 10/11/2025





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