Archivio : dicembre, 2015

Psicopompo: chi è e cosa fa il traghettatore delle anime nell’aldilà

La figura dello psicopompo affonda le sue radici nella notte dei tempi ripresentandosi sotto sembianze diverse di epoca in epoca, di tradizione in tradizione, di religione in religione. Ma cos’è lo psicopompo? I dizionari odierni forniscono questa definizione: “guida delle anime dei trapassati verso il regno dei morti”. E per quanto riguarda l’origine del termine, si ritiene derivi dal greco ψυχοπομπός, comp. di ψυχή «anima» e πομπός «conduttore».

Le Teorie del Complotto: cosa sono e perché non lasciarsi scoraggiare

L’uomo sulla Luna? Mai andato. Elvis Presley? Vivo e vegeto. Il Governo? Tutto in mano al New World Order. I Vaccini? Inutili.

Secondo la Teoria del Complotto la causa prima di numerosi eventi, specialmente politici e pubblici, va rintracciata nella cospirazione. Trattandosi di teorie, come suggerisce Wikipedia, non esistono prove che ne dimostrino la validità, o perlomeno esse non risultano sufficientemente veritiere. Ma anche l’incredulità ufficiale, secondo i sostenitori, sarebbe un tentativo per impedire una fedele ricostruzione dei fatti.

Euritmia di Rudolf Steiner: il linguaggio verbale si trasforma in linguaggio del corpo

Se si fa fare euritmia elementare ai bambini piccoli, essi potranno acquistare una forza dell’Io che sarà più efficace dell’educazione scolastica e persino delle disposizioni del destino” Rudolf Steiner

L’euritmia, termine di origine greca che indica la bellezza derivante dall’impressione di armonicità delle parti (anziché dall’armonica composizione delle parti), è un’arte di movimento concepita da Rudolf Steiner e Marie Von Sivers il cui obiettivo è tradurre le parole in gesti. In realtà non si tratta di danza nel senso comune del termine, è piuttosto uno strumento artistico che trasforma il linguaggio verbale in linguaggio del corpo, passando dal piano invisibile a quello visibile. Ovvero, attraverso i gesti è possibile visualizzare le leggi archetipiche del suono e del linguaggio.

Oriente e Occidente: la differenza tra Generazione e Creazione

Creazione e generazione, due mondi opposti.

Facendo un paragone tra la cultura orientale e quella occidentale, partendo sin dalle origini, appare subito chiaro alla mente la diversità fra creazione (del nostro mondo occidentale) e generazione (del mondo orientale).

In particolare in Giappone il mondo, con tutta la sua ricchezza di terre e di mari, di fenomeni atmosferici e celesti, di esseri viventi, piante, animali ed uomo compreso viene, non creato dagli dei, bensì generato. In tale ottica gli esseri umani ed il resto della natura possono dirsi fratelli carnali, entità consanguinee tra di loro, tutte partecipi di un’orchestra cosmica, le cui musiche sono tanto le stagioni e gli eventi della volta celeste, quanto le cronache e le vicissitudini del villaggio, del regno, della storia.

Sufismo: l’origine e gli insegnamenti della via mistica dell’Islam

L’Amore è il legame che unisce i cuori, la base su cui costruire. Se l’amore è il fondamento, il tuo edificio sopporterà tutti i terremoti e tutte le tempeste. Potrai costruirlo alto e ampio quanto vorrai, senza essere in pericolo. Quindi, la nostra Via è la Via dell’Amore. Abbandona ciò che ti impedisce di seguire il Sentiero e volgiti per seguirlo con perseveranza; segui la Via fino in fondo, fino alla tua destinazione…” Shaikh Nazim al Haqqani an-Naqshbandi

Multe fino a 300 euro per chi butta per terra mozziconi di sigarette e gomme da masticare

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L’aspettavamo da tanto e finalmente è arrivata. Stiamo parlando della decisione della camera che ha appena approvato il Collegato Ambientale per promuovere misure di green economy per la salvaguardia del territorio.

Un disegno di legge approvato dalla Camera e modificato dal Senato che prevede multe (da 30 a 300 auro) per chi getta a terra mozziconi di sigaretta e gomme da masticare ma anche cartacce e scontrini.

Una vera svolta educativa che mira a punire chi inquina e ad insegnare il valore del territorio.

Seguire il Ritmo della Natura come i Masai di Oloimugi

Che bello sarebbe se si potesse vivere seguendo i propri ritmi e non quelli imposti da un orologio, c’è un villaggio in Africa e precisamente in Kenya che vive seguendo i ritmi della natura.

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Il popolo Masai di Oloimugi, situato a nord del Monte Kenya nella contea di Laikipia, trascorre la vita pascolando il bestiame e raccogliendo quello che offre la natura, senza produrre rifiuti, senza danneggiare l’ecosistema, come se fosse parte stessa dell’ambiente in cui vive.

Questo villaggio è anche la casa per più di 250 elefanti, leoni, leopardi, iene, Kudus, impala, zebre, dikdiks, gazzelle e molti altri animali.

Ritmo della Natura

Il Natale vissuto in una scuola materna steineriana

I miei bambini frequentano una scuola materna steineriana. E questo periodo dell’anno merita di essere raccontato…

Il Natale, come tutti i momenti di passaggio dell’anno, viene vissuto e fatto vivere ai bambini in modo sacro.

Il periodo dell’avvento inizia il sabato che precede la prima domenica d’avvento. Quel pomeriggio ci si ritrova tutti a scuola e si partecipa ad un avvenimento molto toccante: la spirale d’avvento. In un clima di silenzio e raccoglimento accompagnato da canti di Natale ogni bambino a turno accende la propria candela e la posiziona lungo la spirale. Le parole sono di troppo, si vive intensamente ciò che accade e poi si va a casa custodendo questo sentire speciale.

Le 13 Notti Sante: tempo di bilancio, risonanze, prospezioni

Siamo giunti all’inverno, momento dell’anno in cui tutto attorno a noi appare freddo, buio e senza vita. Ma non è affatto così, anzi: è proprio il periodo in cui sotto terra, nel suo timido tepore raccolto, Madre Natura custodisce e protegge i suoi semi, i suoi piccoli abitanti, gli animali in letargo che riposano in silenzio nell’attesa delle rinnovate energie che sbocceranno in primavera!

La Terra è come sospesa, trattiene il respiro; e proprio mentre quell’energia di respiro rientrerà nella terra e dentro di noi, noi la nutriremo con i nostri progetti ed intenti per l’anno a venire, che verranno nutriti dalla Luce che pian piano sta tornando per poi germogliare al momento giusto.

Lo Shintoismo, l’affascinante religione giapponese

Lo Shintō 神道, la via degli dei.
Lo Shintō o la religione scintoista come la chiamiamo noi in Italia è un fenomeno tipicamente giapponese che caratterizza e vivifica tutta la cultura del paese del sol levante. L’incontro intimo con la natura, affascinante e maestosa anche nelle più semplici espressioni, è l’elemento più caratteristico di questa tradizione.
Ogni luogo ed ogni cosa è considerato come abitato da kami 道, le divinità vivono un rapporto complementare e molto vicino all’uomo. Il popolo giapponese li venera e li ricorda in certi luoghi considerati sacri, a loro dedicati per la bellezza estetica e naturale che esprimono. Ricordiamo il Monte Fuji venerato come montagna sacra e divina sin dai tempi antichi, ma anche le rocce, i sassi o le stesse tazze da tè hanno un legame con il divino in Giappone.
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I due ideogrammi che formano la parola Shintō (神道) significano letteralmente ” via degli dei”, intesi come divinità spirituali presenti anche nelle forze della natura. Basandoci sui racconti mitologici del Giappone, il Kojiki (712) e il Nihonshoki (720) gli dei sono somiglianti agli uomini, con la differenza che gli uni agiscono invisibilmente, mentre i secondi appaiono in forme chiaramente umane, con virtù e difetti, poteri e debolezze. Secondo queste mitologie, il Giappone si è formato dalla discesa sulla terra di due divinità, Izanagi (il dio maschio che invita) e Izanami (il dio femmina che invita). Questa coppia divina è scesa sulla terra per ordine delle divinità celesti ed ha creato le isole e l’arcipelago giapponese insieme a tutti gli esseri viventi nella natura. Ma la loro opera creativa non finisce qui, esse hanno generato anche una miriade di altre divinità fra cui Amaterasu-Ōmikami, la dea del sole, che gode di un posto di rilievo nel pantheon scintoista. Secondo la tradizione infatti, la famiglia imperiale giapponese discende direttamente da questa divinità. L’imperatore Hirohito (1901-1989) fu l’ultimo imperatore del Giappone ad essere ufficialmente considerato di origine divina. Se diamo un’occhiata alle date non sono passati poi moltissimi decenni e sono convinta che nel loro cuore i giapponesi sono ancora molto ancorati a queste credenze popolari.
Le divinità nel loro concetto più puro sono spiriti superiori all’uomo, esseri provenienti dal cielo o esseri nati qui sulla terra, entrambi possessori di poteri speciali che si traducono in sentimenti di venerazione e di rispetto. Si tratta quindi di una fede sensibilissima al mistero dell’energia latente in tutti gli esseri della natura.
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È un mondo multiforme e straordinariamente complesso che, non a caso, non è mai stato codificato in una teologia, perché è rimasto a livello di una fede etnica e puramente nazionale.  Cito le stupende parole dello scrittore Fosco Maraini per cercare di addentrarci meglio in questo mondo meraviglioso: “lo Shintō può dirsi simile ad uno di quegli affascinanti paesaggi giapponesi, come se ne osservano durante la stagione delle piogge, quando intravedi appena tra misteriosi vapori e piume silenziose di nubi le cime di alcuni monti, una cascata, un profilo di boschi, il tetto curvo di un tempio lontano, ma devi poi completare con l’immaginazione queste sparse e vaghe pennellate per ricostruire una topografia precisa. Lo Shintō non vive di credi e di dogmi, ma di simboli ed intuizioni, di suggerimenti e di sussurri, d’allusioni e di poesia, di riti, di una liturgia accattivante, di architettura e giardini, di musiche, di silenzi – ma anche poi all’improvviso di orgiastiche e tumultuose espressioni popolari di gioia“.
Se qualcuno di voi si domanderà se questa antichissima religione, originaria sin dai tempi delle due più antiche mitologie giapponesi sopra citate ( Kojiki 712 e Nihonshoki 720) sia ancora viva nel Giappone di oggi, ebbene sì, sono convinta che è ancora onnipresente in tutti gli strati di questa affascinante società.
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La troviamo nell’atteggiamento tipico giapponese di non essere troppo diretti, di non mettere a fuoco tutto subito, sia nel linguaggio che nel comportamento. Si preferisce suggerire, vagare e porgere inviti ad intuizioni senza mai essere troppo schietti e precisi. Lo notiamo negli sguardi degli occhi spesso non diretti ma volti leggermente verso il basso, nelle presentazioni, è come se non tutto ma tanto venisse lasciato al caso. Lo Shintō è ben visibile nei riti di purificazione: i giapponesi non amano fare il bagno nella vasca ( Ofuro お風呂 ) senza aver prima purificato il corpo con una breve ma intensa doccia. Lo ritroviamo nell’assidua frequentazione delle terme, considerate luoghi sacri di purificazione del corpo ma anche dell’anima. La pulizia è una componente essenziale dello shintoismo e la purificazione per eccellenza consiste nel rimanere sotto una cascata o di eseguire delle abluzioni rituali alla foce di un fiume o nel mare. Ecco di nuovo presenti gli elementi naturali: conservare il contatto con la natura comporta il raggiungimento della completezza e della felicità e permette di essere vicino ai kami. Come tale la natura va rispettata, venerata e soprattutto tutelata perché da essa deriva l’equilibrio della vita.
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Presenti ancora oggi nella società giapponese sono i matsuri ( 祭 ), le festività dedicate ai kami. Nei giorni di festa si prega nei templi o nelle proprie case per festeggiare le divinità. Ancora oggi con i riti dello Shintō si presentano i neonati al sacrario di famiglia, si celebrano in grande maggioranza i matrimoni, nelle campagne si semina e si trapianta il riso, mentre nelle città si benedicono fondamenta di case e condomini. Il sacerdote Shintō (kannushi 神主) con le sue vesti bianche, celesti, viola a seconda delle circostanze, è presente ovunque si dia l’avvio ad attività produttive. Siamo dunque in un clima estremamente favorevole non solo all’accettazione della scienza, ma anche ad una esplosione smodata e frenetica della tecnologia, in tutte le sue manifestazioni. A questo pragmatismo Shintō va collegato infine un atteggiamento positivo nei riguardi del profitto. In questo aspetto la tradizione scintoista è vicina a quella giudaica e protestante, secondo le quali il successo terreno e i soldi stessi sono i testimoni di un compiacimento celeste per l’opera dell’uomo giusto, ponendosi in netto contrasto con il nostro mondo cattolico che annusa il profitto con sospetto.
Concludo collegandomi alle suggestive parole di Fosco Maraini, avendo personalmente constatato che il Giappone ama ciò che non è formulato, si accontenta di suggestioni sottili; si scopre che il bianco ( in particolare nelle opere di Shodō “arte della scrittura”) è certe volte più eloquente del nero. Come nello Shintō la cosa essenziale è quella che non è detta né scritta, le massime esperienze restano volutamente indefinite, velate dalla maestà dell’ignoto con un profondo senso di rispetto e riverenza verso gli dei e la natura.
Barbara Baccini

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