Consolare vuol dire essere presenti e non giudicare

“Non c’è migliore medicina, per chi è nel dolore, della parola di conforto di un amico sincero.”
— Euripide

Molti di noi si trovano in difficoltà quando qualcuno che ci è caro necessita della nostra presenza e di essere confortato. Consolare è difficile: può capitare di non saper cosa dire, cosa fare, a volte può capitare di sentirsi impacciati nell’abbracciare una persona che si trova nel bisogno.

Se come diceva Alexandre Dumas, padre :”Parlare dei propri mali è già una consolazione.“, dall’altra parte ci vuole qualcuno che sia in grado di aprirsi e ascoltare, perché la comunicazione si basa sullo scambio; e se invece di trovare un orecchio attento ci ritroviamo di fronte un muro chiuso nei propri pensieri, rischieremo di sentirci ancora più soli e incompresi di prima.

Per consolare non basta essere empatici e sentire lo stesso dolore dell’altro: bisogna essere presenti, di reale supporto e per prima cosa bisogna saper ascoltare.

Per confortare, bisogna saper ascoltare

Siamo talmente abituati a parlare che abbiamo dimenticato come ascoltare: non semplicemente sentire, ma ascoltare davvero. L’ascolto empatico è un’arte che pochi praticano e non significa solo prestare l’orecchio a ciò che dice l’altro ma significa mettere il proprio ego da parte per liberare un angolino nella nostra vita dove accogliere l’altro, senza nessun giudizio.

confortare

“Una delle più gran consolazioni di questa vita è l’amicizia; e una delle consolazioni dell’amicizia è quell’avere a cui confidare un segreto.”
— Alessandro Manzoni

Ascoltare, accogliere, accettare significa permettere all’altro di essere, di esprimersi liberamente; significa dargli spazio e essere allo stesso tempo presente con e per l’altro, significa fargli sentire il nostro sostegno. Si potrebbe pensare che basta avere la volontà di aiutare qualcuno per farlo ma l’ascolto empatico è ben più complicato di quello che sembra: necessita di consapevolezza, presenza, apertura, empatia e pazienza; doti che non siamo più abituati a sviluppare.

Per praticare l’ascolto empatico bisogna essere presenti in se stessi

Non c’è peggiore sensazione che aprire il proprio cuore a qualcuno per poi rendersi conto che, mentre parliamo, l’altro è perso nei suoi pensieri. Essere presenti, qui e ora con l’altro è la prima regola fondamentale per riuscire ad ascoltare attivamente l’altro e aiutarlo.

essere presenti

Ma come facciamo a praticare l’ascolto empatico se stiamo pensando alla lista della spesa, alla destinazione delle vacanze oppure ai propri problemi? Non si riesce. L’ascolto empatico presume che l’attenzione sia rivolta all’altro e non a noi ma nello stesso tempo bisogna essere presenti in noi stessi.

Io sono qui per te” significa che sono concentrata nel presente nell’intento di accogliere tutto ciò che sei e permetterti di esprimerti in tutta libertà e senza giudizio.

Imparare ad ascoltare senza giudicare

Non giudicare è forse il punto dolente dell’ascolto perché spesso lo facciamo senza rendercene conto sopratutto se al concetto di dolore affianchiamo quello di errore; ed è così che scatta in noi il piccolo giudice so-tutto-io mentre di fronte a noi c’è una persona che ci mostra la sua sofferenza.

Il rischio di congedare l’altro con un “chi è causa del suo male pianga se stesso” è purtroppo alto ma anche se fare capire all’altro che ognuno di noi è l’artefice del proprio destino – ha per natura il potere di cambiare le cose–, e quindi aiutarlo a riprendere in mano i redini della propria vita gli sarà certo d’aiuto in futuro, bisogna capire come e quando dirlo. E questo non è il momento.

“Prima di giudicare una persona cammina nei suoi mocassini per tre lune”
— Proverbio Nativo

Per evitare di cadere nella trappola del giudizio, bisogna capire che l’esperienza che sta vivendo l’altro fa parte della sua storia personale, e non della nostra, quindi è inutile pensare a come avremo potuto reagire noi al posto suo perché al posto suo, non ci siamo; non possiamo capire ciò che è giusto o sbagliato nella sua vita, quello che possiamo fare è essere presente e aiutarlo – qualora lo richiedesse – ad allargare lo sguardo sulla situazione.

Una comunicazione alla pari

Oltre a queste piccole accortezze, dovremmo avere cura di evitare i famosi consigli non richiesti: quelli  farciti di “secondo me…”.

Anche se alla base possono partire da un sentimento sincero, possono minare la comunicazione facendo percepire all’altro il nostro giudizio con l’effetto che quest’ultimo, invece di aprirsi, si chiudi come un’ostrica.

consolare

Si cade spesso in questo genere di trappola, magari con le migliori intenzioni del mondo, ma dobbiamo ricordare come questi consigli possano essere deleteri: impongono in qualche modo un comportamento e un sistemo di pensiero che non appartengono all’altro e gli tolgono la libertà di pensare ed agire liberamente, come se fosse uno bambino. Certamente la nostra intenzione non sarà questa ma è ciò che comunica il nostro comportamento, quindi è meglio evitare di farlo.

Quando si prova di confortare l’altro, è importante ricordare che si tratta di un rapporto alla pari quindi occorre evitare di infantilizzare la persona che soffre ponendoci in una posizione superiore all’altro, perché non siamo superiori a nessuno: ognuno percorre un cammino che gli è proprio.

Quali sono i benefici dell’ascolto empatico

ascolto empatico

Prima di tutto, praticare l’ascolto empatico ti sarà molto di aiuto per il tuo percorso interiore perché dovrai sforzarti di essere presente, qui ed ora, inoltre ti porterà ad andare oltre l’empatia sviluppando una genuina compassione: dote che il Dalai Lama ci esorta a sviluppare da anni.

Imparerai a capire le dinamiche della comunicazione ma ad un livello profondo capirai, grazie alla tua esperienza con l’altro, a sondare le profondità dell’animo umano e a capirne la bellezza. Poi, ascoltando l’altro vedrai quando è sottile il gioco degli specchi: potrà capitarti di riconoscere alcuni aspetti di te in quello che vive l’altro e sarà per te una profonda occasione di crescita interiore.

Dal canto suo, l’altro si sentirà accolto, rispettato nella sua integrità e gli mostrerai con l’esempio quanto aiutare gli altri ad aiutare se stessi può essere una tecnica potente: incentiva l’altro, con pazienza e delicatezza, ad avere più fiducia in sé e nelle sue capacità per uscire dalla condizione dolorosa dove si trova.

 

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice & shamanic storyteller
www.risorsedellanima.it

Sandra Saporito

Vuoi ricevere i nuovi articoli di EticaMente comodamente nella tua casella email?

Iscriviti alla Newsletter di EticaMente
avatar Articolo scritto da Sandra Saporito il 15/04/2018
Categoria/e: Anteprima, Rassegna Etica.

Autrice di numerose fiabe di guarigione e shamanic storyteller, Sandra "Eshewa" Saporito scrive per passione e per lavoro. Ha pubblicato gli ebooks "Nonna Luna", "Il canto dei grandi alberi" e "Al tocco delle stelle", fiabe per aiutare i piccoli a crescere e i grandi a sognare.

Newsletter di EticaMente

Ricevi le nostre Notizie nella tua E-Mail

SpotLight

Favole e Fantasia
Accedi | Copyright 2010-2018 Eticamente.net è un progetto CiancioLab sas WebAgency - Partita IVA 04201560655