E’ sempre più frequente ormai che già alla scuola dell’infanzia (e giuro, ho sentito anche in alcuni asili nido) i bambini vengano istruiti alla compilazione di schede e materiale didattico e privati di esperienze vive. Milioni di domande si aprono già a questo punto, perchè ci si domanda che bisogno c’è di pre-scolarizzare ulteriormente i bambini, di “insegnare” chissà quale cosa straordinaria che non possano imparare in altro modo. Non si discute il fatto che siano i bambini stessi a voler imparare, ma c’è modo e modo per acquisire varie competenze e non solamente le famose “schede”, che tra l’altro, se utilizzate con cognizione di causa sono anche utili, ma prima c’è tutto un mondo da esplorare.

Nello specifico, dare una scheda ad un bambino di 4 anni e dirgli di colorare solo il fungo e non il cesto, di rimanere dentro i margini e magari solo il fungo grande e non il piccolo o di diversi colori ma solo alcuni e non altri, porta soltanto una tremenda confusione. E’ come se ci dessero 10 mansioni diverse tutte insieme! Per svolgere quel compito il bambino dovrebbe aver acquisito prima concetti topologici (grande/piccolo; dentro/fuori) abilità di coordinazione oculo-manuale, concentrazione, discriminazione dei colori…. Invece si pretende che le acquisisca ora tutte insieme. Che bisogno c’è?  E’ più “bravo” degli altri se lo fa?Il giudizio e il pre-giudizio sono ciò che regge il timone di questa barca verso la deriva.

La paura che il bambino non arrivi “preparato” alle elementari è una questione che andrebbe risolta tra adulti, perchè sembra che questa scuola primaria sia un banco degli imputati in cui se non hai acquisito certe competenze prima di entrarci, sarai condannato. Parlando con tantissime insegnanti di scuola primaria invece mi accorgo che la loro esigenza sarebbe  totalmente opposta… Ovvero bambini che non hanno “imparato” a leggere e a scrivere, che arrivano curiosi e desiderosi di scoprire questo nuovo mondo. Il famoso programma a cui si devono attenere le insegnanti di prima è proprio quello di insegnare a leggere, scrivere e far di conto, potenziare l’orientamento spazio/temporale, la comprensione di un testo. Questo a livello prettamente didattico, poi chiaramente tutta la parte più pedagogica sul “chi sono io?”, il gruppo ecc ecc…

Perciò, tutto questo verrà fatto alla scuola primaria (a livello di schede e materiale didattico) perchè farlo già nella scuola dell’infanzia?

Il bambino può liberamente acquisire concetti spazio/temporali per esempio attraverso un’esperienza pratica.

Penso alla cucina. Se cuciniamo i biscotti con i bambini possiamo iniziare dal fotografare gli ingredienti, poi la prima mescola, la seconda, fino a fotografare tutti i passaggi che ci porteranno all’assaggio. Sviluppare le foto o stampare le immagini e chiedere ai bambini di andare a ricomporre il nostro viaggio sarà un’attività divertente, pratica, dinamica, perchè parte da un’esperienza vissuta e acquisiranno così concetti di orientamento spazio-temporale senza nemmeno accorgersene.

Questo è solo uno dei tantissimi esempi di attività che si possono svolgere con i bambini.
Capisco che la richiesta delle schede, di materiale tangibile, arrivi anche dal genitore, perchè spesso preso dall’ansia che il bambino “resti indietro” (sarebbe interessante comprendere in base a quale paragone) necessita di prove sul fatto che il bambino acquisisca competenze nel tempo che trascorre a scuola.

Cari genitori, preoccupiamoci che il bambino a scuola sia sereno, amato, compreso, rispettato. Che sappia stare in gruppo, essere se stesso. Che sviluppi l’empatia, la curiosità, il desiderio di fare, la condivisione, la fantasia. Questo i bambini devono poter esprimere durante il percorso alla scuola dell’infanzia. Certo, se interessati alle lettere, alla matematica, alla lettura va lasciato loro materiale a disposizione per poter dissetare questa sete di conoscenza, ma non va imposta. Giocare con la matematica e con le parole stimola i bambini nella loro intelligenza, nella logica, nella conoscenza del mondo e questo sì che va fatto! Ma la scheda, senza tutto un lavoro corporeo, di incarnazione, non serve a nulla. Può servire dopo, a fissare quel concetto, a stabilizzarlo, ma prima crea solo un danno d’autostima.

Il bambino si sente incapace, poco intelligente nel momento in cui non comprende quello che gli viene richiesto o non lo svolge in maniera appropriata. Mentre invece gli si sta chiedendo di camminare quando ancora le gambe non lo reggono in piedi.

Concentriamoci sull’aiutare il bambino a reggersi in piedi dandogli strumenti adatti nell’ambiente per poter ancorare la sua personalità e la sua intelligenza, per poter esprimere il suo potenziale, per sentirsi parte del mondo e in armonia con esso, chi verrà dopo partirà da quella base e farà con il bambino un altro pezzetto di strada. La vita è composta da una serie di tappe, se ne saltiamo una, se siamo fortunati la riprendiamo dopo, altrimenti la rimpiangeremo per il resto dei nostri giorni e sentiremo un vuoto dentro di noi che non verrà colmato mai.

Lasciamo ai bambini la spensieratezza del gioco, del lavoro, della scoperta. Questi sono gli anni della fantasia, dell’esperienzialità, del toccare con mano la vita. La scuola primaria li accoglierà e li prenderà per mano nel cammino della conoscenza, delle lettere, dei numeri, della storia, della geografia….. ma accoglierà bambini ricchi di essenza e di vita.

Vivere Montessori vi invita a riempire le giornate di scuola dell’infanzia con giochi, lavori, esperienze di vita… Buon percorso!

Educatrice Manuela Griso