Marco Polo chiamò questo frutto “La noce del Faraone“, perché il primo cocco che vide in Asia proveniva dall’Africa, vicino all’Egitto e lo colpì incredibilmente.
Frutto delizioso e particolare (tecnicamente è un seme, non un frutto), ultimamente sta venendo alla ribalta per le sue tante proprietà, ma anche per l’eccesso dei suoi grassi.

Avete mai provato il latte di cocco? L’acqua di cocco? Il burro di cocco?
Sono salutari, neutri o malefici?  Si sente dire un po’ di tutto.
Partiamo dal primo e vediamoli uno per uno da vicino…

ACQUA DI COCCO

Da molti descritta come “il Gatorade della natura” per l’alta presenza di vari minerali, quest’acqua è contenuta all’interno di ogni cocco che si rispetti (se non sentite l’acqua muoversi dentro un cocco intero, non compratelo!).


Di cosa sa?

Di acqua leggermente amarognola, dipende però dalla maturità del cocco in questione.
Il cocco inoltre può provenire dalla Tailandia, dal Messico o dal Brasile e ce ne sono di più varietà diverse, come per altri frutti. I gusti dell’acqua quindi possono variare.

Di quali minerali è ricca?

Soprattutto di sodio, magnesio, potassio ma anche calcio.
Contiene inoltre il famoso acido laurico, ma di questo acido e di grassi riparleremo fra un attimo.
Un’altra cosa stupefacente è che la composizione dell’acqua di cocco è molto simile, praticamente identica, a quella del plasma del nostro sangue, come racconta l’esperto in nutrizione Dr. Michael Greger.

Si dice che le donne incinte di molti paesi tropicali bevano in abbondanza il succo di cocco (l’acqua) per dare vitalità al futuro bambino.

Come si estrae l’acqua o dove la si trova?

Il cocco intero venduto nei supermercati in teoria contiene acqua al suo interno.
Fate la prova da voi. Se è maturo e ricco d’acqua, la dovreste sentirsi muovere mentre lo sbattete!
Non è facile però aprire un cocco a martellate senza perderla.
Se ci avete fatto caso, ci sono tre buchini tappati in fondo al cocco. Vengono chiamati “gli occhi del cocco“.
Il più grande, sotto di loro, andrebbe forato con qualcosa di appuntito e pulito, e poi si può estrarre l’acqua con una cannuccia, ma c’è da fidarsi?

A volte la preziosa acqua di cocco viene tolta prima di vendere il frutto e poi il buco viene ricoperto con della cera. Altre volte l’acqua potrebbe non essere troppo fresca,  e quindi gli esperti fruttariani dicono che prima di berla è meglio sempre controllare che il cocco all’interno non sia andato a male.
Dato che non è facile in casa rompere un cocco per estrarne l’acqua,  ormai  viene venduta in bottiglie di plastica, nel tetrapak o in bottigliette di vetro o di alluminio, anche in normali supermercati.
Attenzione però: su alcune confezioni si legge che l’acqua di cocco è ottenuta da “concentrato”.
Altre volte ancora è diluita con acqua.
In teoria, l’unico ingrediente dovrebbe essere l'”acqua di cocco al 100%”.

Acqua di cocco = Bevanda crudista?

L’acqua di cocco non può essere considerata una bevanda “crudista” perché va per legge pastorizzata ormai, per evitare problemi. L’unica non pastorizzata è quella in vendita nel reparto frigo, ma non è facile da trovare e costa molto di più.

LATTE DI COCCO

Latte qui forse è la parola sbagliata, ma rende bene l’idea.
Il latte del cocco non è altro che la polpa e l’acqua del cocco maturo,  frullate insieme.
A volte viene aggiunto un addensante vegetale come la gomma di guar.
Altre volte viene aggiunta dell’acqua per diluirlo, mentre altre volte è molto denso, grasso e cremoso (come quelli che si trovano solitamente in lattina).

Per capire se il latte di cocco confezionato è più o meno diluito vi basta leggere sull’etichetta la percentuale di cocco che è stata usata (per esempio, alcune marche utilizzano ben il 67% di cocco).
Oppure guardate i grammi di grasso o la sua percentuale!
Ovviamente, un latte più diluito avrà meno grassi, mentre uno meno diluito potrà arrivare anche al 20% di grassi (sul totale calorico).

Un po’ come per tutti i latti vegetali, una volta che l’avete aperto, dovrete consumarlo entro circa 3-4 giorni e tenerlo in frigo.
(E se vi piace la famosa Pina Colada, sappiate che oltre al rum e al succo di ananas, contiene tradizionalmente anche il latte di cocco, zuccherato!).

Latte di cocco fatto in casa

Come si fa? Facilissimo. Stesso procedimento del latte di mandorle .
La parte difficile è togliere la buccia (se comprate un cocco intero).
Dovrete prendere quello classico (dalla buccia marrone) e tagliarlo a pezzettoni (o compratelo già a fette).
Togliete poi con un coltellino la parte più scura in modo che vi resti solo quella bianca e mettetelo nel frullatore coprendo le fette di acqua, a filo.
Potete usare l’acqua normale o dell’acqua di cocco.
Frullate qualche secondo (in base alla potenza del vostro frullatore).

Versate in un contenitore questo purè di cocco piuttosto denso, filtratelo ora con un colino ed ecco pronto il latte!
Schiacciate bene la polpa che è rimasta nel colino per spremere fino all’ultimo questa ricchezza di nutrienti.

Ora potete usarlo dovunque vi serva del latte vegetale, ma tenendo a mente che è MOLTO più grasso di altri latti come quello di soia o di mandorle ecc.  Potete anche usarlo al posto della panna o addirittura del burro (se utilizzate la parte più cremosa, che sale in superficie nelle lattine).

BURRO DI COCCO

I bambini hanno un fabbisogno di grassi molto maggiore di noi adulti (in termini di percentuale sul totale calorico) e il cocco quindi sembra essere un eccellente alimento proprio per loro. In alcuni paesi della Tailandia si dice che qualche cucchiaio della polpa morbida del cocco giovane è il primo alimento solido che viene offerto ai neonati per lo svezzamento.
Praticamente del burro di cocco.
A differenza del burro animale, non contiene colesterolo mentre contiene preziose fibre.

Burro di cocco home-made

Fare in casa questo burro è facilissimo.
L’ingrediente è uno solo:  scaglie di cocco essiccato.
Vi serve un tritatutto potente, stile Vitamix, e l’avrete in pochissimi minuti,
oppure in una quindicina di minuti se usate un regolare robot da cucina, ma dovrete fermarvi ogni 5 minuti per  mescolare il tutto e toglierlo dalle pareti.
Piano piano il cocco rilascerà il suo olio naturale finchè vi ritroverete una crema morbida e spalmabile.

GRASSI DEL COCCO: NEUTRI, POSITIVI O MALIGNI?

A differenza di altri frutti grassi come le mandorle, l’avocado o anche certi semi oleosi, la maggior parte del grasso contenuto nel cocco è, purtroppo, SATURO.

E di grassi il cocco ne ha tanti.

100 g  di COCCO FRESCO (buccia marrone) contengono 33 g di grassi
di cui 29,7 g sono saturi.

100 g di COCCO ESSICCATO contengono 64 g di grassi di cui 57 g saturi.

Tra i due quindi sembrerebbe meglio preferire il primo, ma andandoci piano, che i grassi non sono pochi.
Detto questo, non tutti i tipi di cocco sono grassi allo stesso modo.
Come ricorda l’autrice vegana Francesca Più, autrice del libro Acqua Aromatizzate e grande amante di questo frutto,  il cocco più giovane, dalla buccia verde, è molto più povero di grassi.
Solo 3 grammi per un cocco medio!
Anche i grassi saturi scendono notevolmente qui.

Non tutti gli acidi grassi saturi inoltre sono nocivi.

Benefici dell’acido grasso laurico

Quest’acido grasso saturo è presente in pochissimi alimenti ma in particolare lo troviamo in buone quantità nel latte materno e proprio nel cocco.
Quest’ acido  è  un potente antibatterico e antimicotico.
In pratica, una volta entrato nel corpo, distrugge la membrana lipidica di alcuni funghi, batteri e virus, quindi neutralizzandoli (forse per questo i bambini allattati a lungo al seno sono più protetti da varie malattie infantili trasmissibili).

Acido laurico: è un acido grasso essenziale?

No.
Non esiste infatti una dose raccomandata giornaliera di questo acido da ottenere con la dieta, perchè in teoria il nostro corpo riesce a produrlo a partire da altri grassi o dal surplus di calorie.
Gli unici acidi grassi essenziali sono i famosi Omega3 ed Omega6.
Detto questo, secondo alcuni fan del cocco, può essere utile durante un’influenza o malattia trasmissibile, pensare a questo acido come a una sorta di integratore naturale.
Resta però pur sempre un grasso saturo e quindi non bisogna abusarne.
Anche solo 1 cucchiaio da tavola di cocco essiccato ne contiene 2 grammi.
Un cucchiaio di olio molto di più.
Quanto è salutare però l’olio di cocco? Se ne sentono di tutti i colori, sia nel bene che nel male…

Davvero migliora l’Alzheimer, il colesterolo ecc. ecc.?

OLIO DI COCCO, cocco integro e colesterolo

Anche l’olio, come il latte, proviene dai cocco più maturo, con la classica scorza marrone per intenderci.
E’ un grasso solido a temperatura ambiente, tanto che assomiglia molto al burro.
Quando si usa per le ricette, basta lasciarlo fuori dal frigo e far sciogliere un po’ a bagno maria.
Per le quantità, ve ne serve la stessa che usereste per un qualsiasi altro olio da cucina, o burro animale, indicato dalla ricetta.

Anche l’olio di cocco ovviamente è ricco di grassi saturi.
Non serve dire quanto ormai i grassi saturi siano associati a ogni sorta di problematica di salute, soprattutto per il cuore, ma i grassi saturi vegetali sono diversi da quelli animali.
Mentre carne, pesce & Company contengono soprattutto i grassi saturi che aumentano il colesterolo cattivo (LDL),   quello contenuto nel cocco contiene in particolar modo un acido grasso molto particolare: l’acido  stearico.

Vi capiterà di leggere che l’olio di cocco aiuta ad ABBASSARE il colesterolo cattivo.
Vero, ma come spiega l’esperto mondiale in nutrizione, Dr. Michael Greger,  anche se possiamo leggere che le diete con olio di cocco abbassano i livelli di colesterolo, dobbiamo guardare la dieta a cui sono state paragonate.
Per esempio, il colesterolo si era abbassato durante un esperimento con olio di cocco “ma solo quando questo olio era stato paragonato al BURRO“!  (Cox 1998)
Insomma, conclude questo medico:  “L’evidenza scientifica migliore ci dice che l’OLIO di cocco PEGGIORA in maniera significativa i nostri livelli di colesterolo cattivo“.

Fa bene o male mangiare del cocco integro però, che oltre all’olio contiene anche tante altre sostanze?
Quello che si è visto fare bene al colesterolo era del cocco a cui era stata in laboratorio tolta la parte grassa.
A quanto pare, qualcosa nel cocco integro è positivo (probabilmente le fibre e il fatto che non contenga colesterolo), e qualcosa è negativo.
Risultato finale sul colesterolo, testato su gruppi di malesiani?

“NEUTRO”, conclude Mr. Greger.

E l’Alzheimer ?  Davvero l’olio di cocco è positivo contro questa malattia?
Nessun studio scientifico è mai stato fatto sull’Alzheimer e l’olio di cocco“, dice ancora questo medico, e come ricorda per ora anche l’ Alzheimer’s Association.

Riassumendo…
Secondo questo esperto,  “l’olio di cocco e il latte di cocco andrebbero evitati o consumati raramente, mentre il cocco essiccato in scaglie sembra essere accettabile da mangiare, così com’è, come alimento integro“.
Insomma, come sempre, se dobbiamo mangiare tanta frutta, meglio preferirla INTEGRA, come natura l’ha fatta!

COCCO MARRONE O VERDE?

Il classico cocco che  siamo abituati a vedere sulle spiagge (quello con la buccia marroncina e filamentosa per intenderci) è il cocco più maturo, dalla polpa più dura.
Stanno arrivando però anche da noi, nei negozi di biologico,  dei cocco bello freschi, già tagliati e impacchettati.
Tendono ad essere dei cocco più “giovani” e la polpa quindi è piuttosto morbida.
(Attenzione però.  Spesso contengono solfiti o altri fungicidi, come molti altri frutti tropicali non biologici. Meglio controllare).

PS  Cosa vuole dire Cocco?
La sua etimologia semplicemente deriva dallo slang della parola “testa” (ancora oggi in molti dialetti italiani, testa si dice CO’).

DEL COCCO NON SI BUTTA VIA NIENTE!

Il cocco è stato usato come strumento musicale per secoli.
Ancora oggi molti paesi africani lo utilizzano per creare strumenti da usare e vendere come prodotti tipici locali, come quello chiamato Kalimba.


In India la noce di cocco è chiamato “l’albero che dà tutto il necessario per la vita” .
Le fibre del cocco venivano anche usate per farne corde resistenti o tappetini.
Il cocco poteva anche servire come galleggiante per le zattere, come dimostrato da vari esploratori, per viaggi anche lunghi sull’oceano.

Che frutto incredibile, vero?
La prossima volta che ne vedrete uno, ringraziate il Creato, ricordatevi tutto questo e “Accattatevi illo!”.

Aida Vittoria Eltanin –  Autrice del libro IN FRUTTA VERITAS