Alice nel Paese delle Meraviglie: un’analisi psicologica

“Alice in Wonderland” titolo originale di una delle favole più conosciute al mondo, questa ipnotica storia che ha raggiunto il pubblico più vasto grazie al cartoon della Disney, è il frutto della mente creativa e complessa di Charles Lutwige Dodgson, religioso  e studioso di logica, in arte: Lewis Carroll.

Carroll scrisse Alice nel 1863, dopo averla narrata a tre bambine in un caldo pomeriggio vittoriano, sulle rive di un fiume, quando l’autore raccontò alla Alice in carne ed ossa, le avventure di una bambina che sarebbe divenuta famosa nel mondo, circondata da un alone innocente ed ambiguo al tempo stesso, l’eroina impavida che coraggiosamente sconfigge la regina di cuori, la Alice perplessa  e stupita nel Paese delle Meraviglie in cui mille di noi si sono almeno una volta identificate.

Ma dove è iniziata questa storia?  Il quattro luglio 1862, il reverendo Dodgson, alias Lewis Carroll, parte insieme al suo amico Duckworth per una gita in barca durante la quale portano con loro le tre figlie del decano Liddell: Edith, Lorina e Alice; in quel pomeriggio sono narrate per la prima volta da Carroll le avventure di Alice, ma solo un anno dopo, incitato dagli amici, Dodgson decide di pubblicare la versione manoscritta di Alice, sotto pseudonimo. Nel 1865,tre anni dopo la gita in barca, con illustrazioni di John Tenniell, tra le più belle dell’epoca vittoriana e Macmillan come editore, esce la prima edizione delle avventure: Alice’s Adventures in Wonderland che vedrà poi il suo seguito e la conclusione in “Attraverso Lo Specchio” dove un’Alice ormai più grande sconfigge le sue paure e diventa regina del mondo al di là dello specchio per poi tornare consapevolmente “al di qua”.

Il successo di Alice, di cui la recente  versione cinematografica di Tim Burton ci da conferma, è dovuto principalmente a quattro fattori determinanti: la valenza eroica di Alice, il contorno fantasy-ipnotico che caratterizza tutto lo scenario, i profondi giochi di parole che descrivono così bene l’umano e i suoi difetti(basti pensare al gatto dello Cheshire) e l’incantevole scena del Cappellaio Matto, che con uno stile ed un senso del paradosso che forse solo un logico-matematico come Carroll poteva avere, descrive l’ambivalente rapporto con il tempo.

Alice è un’eroina, lo è perché lascia la stasi del noioso pomeriggio al parco per inseguire il Bianconiglio, la novità.  Senza fermarsi lo segue fin giù nelle viscere della terra, nelle profondità del suo essere, ma la sua caduta, però, non è un precipitare, ma una  discesa  lunga, interminabile, un lento passaggio dal mondo del reale al mondo delle Meraviglie. E’ un eroina che affronta la Regina di Cuori (chi di noi non l’ha affrontata almeno una volta?) e la sconfigge con la forza della consapevolezza e della fiducia in se stessa.

Il contorno ipnotico del paesaggio ha incantato e incanta bambini e adulti da generazioni, con brucaliffi, fiori parlanti e tutto quell’onirico che riconduce all’inconscio di ognuno di noi. I giochi di parole, seri quanto divertenti e attuali: Tu mangi tutto quello che vedi o vedi tutto quello che mangi? Tanto per citarne uno che dovrebbe far parte dell’arredo di cucine  e odierni supermercati.

Ma più di tutti, l’episodio, a dir poco famoso, del Cappellaio Matto e della Lepre Marzolina. Il complicato rapporto tra Uomo e Tempo, l’irraggiungibilità descritta come non mai, il desiderio di vivere nell’Aion, nell’infinito, nel Tempo del puro divenire, dell’evento in quanto tale; il suo rapporto con gli eventi è al di fuori di ogni causalità fattuale. Durante il tè del Cappellaio l’eterno desiderio dell’uomo di gestire il Tempo sembra realizzarsi; l’ora del tè si prolunga all’infinito, è sempre tutto pronto ed apparecchiato, ma il tè è sempre appena stato versato e non verrà mai bevuto. L’attimo che si cristallizza rappresenta anche l’incapacità di compiere l’azione, di vivere appieno, chi si ferma, chi si ferma nel percorso evolutivo, nella ricerca di se, il tè non lo prenderà mai.

 

 

 

Jordana Pagliarani

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avatar Articolo scritto da Jordana Pagliarani il 27/10/2013
Categoria/e: Primo piano.



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