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Gianfranco vende i suoi libri per sfamarsi, i vigili lo multano

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La storia è quella di Gianfranco, 69enne di Roncadelle, un paesino alle porte di Brescia, la storia è quella di un uomo che non arriva a fine mese, la storia è quella di un’Italia che non si occupa del suo popolo, la storia è quella di un paese che non è più quello di una volta…

Gianfranco raccoglie una dozzina di libri dagli scaffali di casa sua, dalla bibbia ai romanzi, pedala per otto chilometri ogni mattina per raggiungere Brescia e cercare qualche soldo in cambio dei suoi amati libri.

Vende i suoi libri per aver qualche soldo in più: la Polizia Locale lo multa

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Gianfranco, anziano di 68 anni, vive in provincia di Brescia.

La pensione non gli permette di arrivare a fine mese. Queste le parole del pensionato: “Con quello che prendo, al netto dell’affitto e delle bollette, posso permettermi solo un pasto al giorno, che il mio Comune mi offre a 6 euro e mezzo. Ma negli ultimi mesi ho perso 15 chili e avrei bisogno di riempire lo stomaco un po’ più spesso”.

Di conseguenza ha deciso di recarsi in città ogni giorno e vendere i suoi cari libri, i suoi “compagni di vita” come li definisce lui. Così inserisce i volumi nel suo zainetto ed una volta arrivato a destinazione li appoggia vicino a delle fioriere o alle vetrine.

Brescia avvelenata: i bambini non possono giocare nel verde

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Brescia città avvelenata a causa di una fabbrica, la Caffaro, che ha prodotto migliaia di tonnellate di Pcb (policlorobifenili), sostanze pericolose e cancerogene, gettandone centinaia di tonnellate allo stato puro nell’ambiente vicino alla stessa fabbrica.

La fabbrica è stata chiusa già da anni ma il danno che ha provocato e che provoca quotidianamente è colossale. Eppure non se ne parla…

Il Pcb è entrato nella catena alimentare dei bresciani mediante le verdure, la carne, il latte e addirittura attraverso l’allattamento materno. Il numero di tumori è poi notevolmente aumentato in questa zona.

Green Hill dissequestrata

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Un attimo di puro panico quando ho letto la notizia che il Tribunale del Riesame di Brescia ha accolto il ricorso di Green Hill contro il provvedimento di sequestro preventivo disposto dalla Procura di Brescia. L’allevamento di cani beagle per la sperimentazione di Montichiari, nel Bresciano, viene così DISSEQUESTRATO.  

Per fortuna rimane il sequestro probatorio degli oltre 2639 beagle salvati e quindi gli animali rimangono nelle famiglie che li hanno accolti, garantendo loro una vita serena.

Green Hill: I cani staranno con le loro famiglie!

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E’ veramente con le lacrime agli occhi che vi copio pari pari un comunicato stampa della LAV, sono lacrime di gioia per i 2639 beagle di green hill che continueranno la loro nuova vita presso le famiglie che li hanno accolti!!!!

 

“Un altro fondamentale passaggio per far emergere tutta la verità su Green Hill, la conferma che i 2639 beagle usciti dall’allevamento continueranno a vivere con le loro nuove famiglie; continua l’impossibilità materiale di riprendere la produzione di cani per la vivisezione”. Così la LAV commenta la decisione del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Brescia, su richiesta della Procura di Brescia di disporre il sequestro preventivo dei cani, già sotto sequestro probatorio, inserendo nel provvedimento anche la struttura.

La posizione di Green Hill peggiora

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La procura di Brescia sembra proprio che non lasci passare nulla a Green Hill, infatti ora vorrebbe contestare agli indagati il reato di animalicidio (articolo 544 bis del codice penale) cioè uccisione di animali senza necessità

GLi indagati in questione sono Ghislaine Rondot, Roberto Bravi e Renzo Graziosi, rispettivamente legale rappresentante di Green Hill 2001, direttore dell’allevamento e veterinario responsabile del canile, già indagati per il reato di maltrattamento di animali.

Come già sapete tutti i cani dell’allevamento sono sotto sequestro probatorio e sono stati affidati a LAV e Legambiente che stanno provvedendo agli affidi.

Strage di gatti a Brescia, l’Oipa denuncia le autorità

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Si torna  a parlare di Brescia, questa volta però si parla di gatti.

Era una colonia felina accudita dall’Oipa e tutelata dalla legge, era in un verde prato con alberi e cespugli a fare ombra sulle casette in legno dei gattini, era il 3 Agosto quando la colonia venne rasa al suolo.

La mattina del 3 Agosto i volontari si sono trovati davanti una scena agghiacciante, una spianata di terra con cumuli di macerie, tra cui le casette distrutte coi corpicini di piccoli mici di 20 giorni all’interno.