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Brescia avvelenata: i bambini non possono giocare nel verde

Di Elena Bernabè - 15 Aprile 2013

Brescia città avvelenata a causa di una fabbrica, la Caffaro, che ha prodotto migliaia di tonnellate di Pcb (policlorobifenili), sostanze pericolose e cancerogene, gettandone centinaia di tonnellate allo stato puro nell’ambiente vicino alla stessa fabbrica.
La fabbrica è stata chiusa già da anni ma il danno che ha provocato e che provoca quotidianamente è colossale. Eppure non se ne parla…
Il Pcb è entrato nella catena alimentare dei bresciani mediante le verdure, la carne, il latte e addirittura attraverso l’allattamento materno. Il numero di tumori è poi notevolmente aumentato in questa zona.
Il Fatto Quotidiano ha intervistato a riguardo Paolo Ricci, epidemiologo della Asl di Mantova cha ha effettuato una ricerca promossa dall’Istituto superiore di sanità in collaborazione con il Registro nazionale dei tumori. Sul quotidiano si legge : ” il tumore maligno alla tiroide segna un più 49 per cento di incidenza a Brescia rispetto al Nord Italia, il linfoma non hodgkin più 20 per cento, il tumore al fegato il più 58 per cento, mentre infine il tumore al seno schizza al 26 per cento in più. Secondo Ricci la correlazione tra questa maggiore incidenza e il Pcb è più che probabile”.
Dati davvero drammatici.
Oltre a sviluppare tumori il Pcb è collegato anche all’insorgere del diabete, a fatiche nello sviluppo del cervello infantile e a difficoltà nel sistema immunitario. Insomma un vero e proprio veleno per l’uomo!
Secondo Philippe Grandjean, il più grande studioso a livello mondiale delle conseguenze nell’uomo della contaminazione da diossine e Pcb, “questo tipo di inquinamento va trattato come un serio problema di salute pubblica che richiederebbe una immediata bonifica perché espone la popolazione a malattie mortali”.
La bonifica non è mai stata fatta, il comune si è solo limitato a vietare alle persone che vivono nelle zone contaminate di passare su zone non coperte da asfalto o da cemento. Un’ordinanza che dura ormai da 10 anni.
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
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