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Vivisezione animali: la vita in gabbia

Di Gaia Di Giovanni - 15 Settembre 2014

 

Dovremmo essere fieri di noi, gli ottimi risultati in campo medico sono evidenti, la scienza fa passi da gigante e noi, sempre più colti, sempre più evoluti ed intelligenti, continuiamo ad impegnarci per perfezionare le conoscenze già acquisite e per scoprire sempre di più.

Ma tutto questo a che prezzo?

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Sono davvero troppi i compromessi necessari e purtroppo ogni vita umana messa in salvo grazie a farmaci all’avanguardia e a nuovissime cure miracolose è costata tante vite animali e troppa sofferenza perché la nostra salute è il risultato di torture ed esperimenti.

E, senza prenderci in giro, ammettiamo che vince la legge del più forte e vogliamo e dobbiamo preservarci come specie e come persone e se proprio dobbiamo scegliere sarebbe stupido pensare di sacrificare noi stessi per salvare la vita di qualche animale.

La vivisezione è una realtà terribile, è crudele ma considerata necessaria quindi giustificata; non sarebbe però opportuno sapere e vedere in cosa consiste?

Amiamo informarci, leggere e acculturarci e questa realtà, seppur scomoda, fa parte del nostro mondo e soprattutto è stata creata da noi, non siamo quindi nella posizione di rifiutarci di sapere.

In questo momento migliaia di cani sono rinchiusi in gabbie piccole e fredde e, dentro i laboratori, osservano cosa accade attorno a loro.

Persone in camice bianco, un ambiente troppo illuminato e asettico, altri cani dentro altre gabbie o, peggio, sdraiati su banconi, pronti per i test di prova; mentre succede questo, chi è ancora in gabbia non può che essere terrorizzato dai latrati strazianti dei cani che stanno subendo l’esperimento, e soffrono perché costretti ad ingurgitare pesticidi chimici dei quali deve essere misurata la pericolosità e che distruggeranno l’animale dall’interno molto lentamente.

Poi ci sono le scimmie, tanto simili a noi e quindi utilissime per studiarne reazioni e comportamenti.

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All’interno dei laboratori vengono allevate e strappate alle madri per essere studiate singolarmente; sono traumatizzate già alla nascita e vivono nel terrore per anni, fino a quando, finalmente, muoiono sottoposte ad atroci sofferenze.

Sulle scimmie studiamo gli effetti dell’alcool, quelli del fumo, provochiamo depressione e ansia per fare un confronto con gli esseri umani e capire cosa ci succede mentalmente e fisicamente.

È straziante vedere cosa succede e, risparmiandoci immagini cruente, vediamo almeno un po’ di ciò che accade durante la vivisezione degli animali, in questo video:

Ma quello che ci interessa e che dovremmo cercare è un’alternativa a tutto questo perché è vero che è tutto terribile ma forse potremmo farne a meno.

In effetti è stato così per molto tempo ma adesso le alternative esistono davvero, perché non utilizzarle?

Molte procedure moderne e che non richiedono l’uso di nessun animale sono già in atto in molti laboratori dove si effettuano approfonditi e delicati esami epidemiologici e studi non invasivi del cervello umano, chiediamo allora ai laboratori legati ancora alle vecchie e crudeli pratiche di accettare il progresso, lasciare in pace gli animali e studiare gli esseri umani usando altri esseri umani per ottenere risultati certamente più sicuri e attendibili che non necessitano di confronti, paragoni e ulteriori test perché sono il risultato di un lavoro al 100% umano.

A tal proposito leggete l’articolo Ricerca senza animali: consegnato il premio DNA 2013

Questa è la petizione lanciata dalla PETA nella speranza che questi animali non vengano più considerati cavie ma esseri viventi da rispettare, aiutiamoli!

 





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