Psicologia

Avere figli a 40 anni: i vantaggi di una genitorialità adulta

Di Cristina Rubano - 11 Luglio 2022

Avere figli a 40 anni un tempo era un’eccezionalità, quasi un miracolo. Oggi, rispetto a 40 o 100 anni fa, sono molte cose ad essere cambiate. Le aspettative di vita, i progressi tenico-scientifici, le aspirazioni di uomini e donne e la composizione delle famiglie stesse. Diventare genitori nel pieno dell’adultità è ormai molto frequente e non dovrebbe destare più molto stupore…

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Lo scontro con stereotipi e pregiudizi

Avere figli a 40 anni rappresenta anzitutto una delle innumerevoli occasioni della vita in cui ci si ritroverà probabilmente a confronto con stereotipi e pregiudizi che pensavamo di aver lasciato sulle spalle dei nostri nonni o bisnonni. Stereotipi che, si badi bene, possono riguardare sia uomini che donne.

Di lui, neopadre oltre i 40, si dirà probabilmente che ha finalmente messo “la testa sulle spalle”, come se l’atto riproduttivo, e solo quello, fosse garanzia di accesso al mondo delle persone finalmente adulte. Svalutando indirettamente qualunque scelta di vita il suddetto neo-padre avrà compiuto in precedenza.

Come sempre accade, i complementari stereotipi declinati al femminile sono ancor meno lusinghieri. Si inizia dall’ambito medico dove i ginecologi si ostinano a definire le gestazioni oltre i 40 “gravidanze geriatriche”. Nulla può essere più estraniante per una donna sentir accostare il pieno della propria capacità fertile e riproduttiva con la vecchiaia. Quali che siano i motivi “scientifici” per utilizzare tale terminologia, alla paziente in questione suonerà comunque come “ti sei decisa a fare un figlio solo ora che sei già vecchia!”. Medici all’ascolto, lancio un appello a nome di tutte le future mamme che dovessero rientrare in questa categoria: se potete, smettete di utilizzare questa terminologia!

I vantaggi di avere figli a 40 anni

Ma, in fin dei conti, sbaragliato l’ennesimo esilarante incontro con stereotipi sessisti su maschi e femmine (che anche parenti e amici potrebbero non risparmiarvi), avere figli a 40 anni può avere i suoi vantaggi.

Sicuramente può comportare, a livello di massima, delle differenze rispetto ai modi in cui può venir vissuta una gravidanza e una genitorialità in età giovanile.

I genitori più adulti hanno spesso raggiunto una migliore stabilità economica e abitativa e potrebbero essere gravati da minori incognite in tal senso.

Si tratta anche di persone che hanno avuto molti anni alle spalle per vivere a pieno la propria socialità, per dedicarsi a hobby o realizzarsi sul lavoro. Per alcuni la rinuncia ad uno stile di vita ormai così consolidato potrebbe essere forse difficile. Ma molto più spesso potrebbe accadere il contrario. Che cioè le rinunce e i cambiamenti che l’arrivo di un figlio richiede (almeno per una manciata di anni) pesino meno, proprio perché si è consapevoli di aver goduto di una relativa libertà negli anni passati. E anche perché per fattori fisiologici legati proprio all’età anagrafica, alcune fonti di divertimento e svago di un tempo iniziano ad essere meno apprezzate…

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Avere figli dopo i 40 anni significa essere più consapevoli

famiglia sul letto
Credit foto © Pixabay

C’è un altro fattore che in molti casi può fare una significativa differenza fra i genitori più giovani e quelli più adulti. Ed è la consapevolezza di ciò che li aspetta, dei rischi a cui si potrebbe andare incontro, dei controlli o degli stili di vita che è più opportuno seguire…

Avere i primi figli dopo i 40 anni significa spesso essere molto più consapevoli anzitutto del proprio desiderio di paternità o di maternità, spesso anche riflettuto e dibattuto all’interno della coppia. Ma anche delle difficoltà a cui si dovrà far fronte. Si tratta di genitori spesso già ben informati sull’utilità dei corsi preparto, sulle moderne linee guida per l’allattamento, sulle migliori teorie educative e sulle difficoltà a conciliare casa e lavoro.

Una quota di questi neogenitori, inoltre, arriva a concepire dopo molte difficoltà economiche o mediche che li hanno costretti ad aspettare lunghi anni. Sono genitori che investono molto nel loro progetto genitoriale e nel futuro bambino.

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Immaginare, fantasticare, pensare il bambino come persona

Affinché questi elementi possano risultare dei vantaggi e non delle armi a doppio taglio è bene ricordare che non tutto si può decidere, prevedere e controllare.

Essere informati e consapevoli va bene, per esercitare al meglio il proprio diritto di autodeterminazione e di scelta. Ma attenzione che non diventi implicitamente una pretesa, un’insana aspettativa che le cose debbano essere esattamente come le si era immaginate o pianificate.

Questo non significa che non ci si debba abbandonare a fantasticherie o progetti “ante litteram” sull’ipotetico futuro del proprio bambino. Ma che bisogna tener presente a che cosa serve tutto questo. A conoscere quel che avverrà? A decidere cosa sarà meglio che quel bambino o quella bambina diventi? O che cosa è più auspicabile che accada o che non accada? Nient’affatto…

Immaginare il figlio come persona, immaginarne la crescita e lo sviluppo e fin anche le possibili caratteristiche di personalità è fondamentale, ma non per i motivi che credete.

A prescindere che le cose vadano come le avevate immaginate o in tutt’altro modo. Questo lavoro di attesa e rappresentazione rende mentalmente i genitori in grado di pensare quel figlio, da poco nato o ancora non nato, come persona, come adulto di domani.

Non è il contenuto ad essere importante, ma il processo. Per il resto auguratevi senz’altro che vostro figlio o vostra figlia vi riservi delle sorprese e “deluda” le vostre iniziali fantasie

“…il dono massimo che ogni genitore può offrire ai figli – è il dono della libertà. E per ogni figlio il movimento più complesso della propria crescita è quello che avviene tra due differenti bisogni, entrambi potenti: quello dell’appartenenza che poggia sul discendere e quello della differenziazione che poggia sull’esigenza del distacco.”

(Massimo Recalcati, Il segreto del figlio. Feltrinelli)





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