I gemelli vivono e crescono in una dimensione esistenziale unica che li accompagnerà e li segnerà per tutta la vita. Si tratta di qualcosa di diverso dal semplice rapporto tra fratelli: il legame tra gemelli nasce con la vita stessa e, se non si chiude in un’eccessiva fusionalità, consente di sviluppare capacità di relazionali uniche e speciali.

Fratelli gemelli, un legame “precocissimo”

Fattori ereditari, età materna avanzata, ricorso a tecniche di PMA… Vari possono essere i fattori predisponenti ad una gravidanza gemellare, sia nel caso di gemelli eterozigoti che di gemelli omozigoti. Soprattutto in quest’ultimo caso, alcuni studi hanno evidenziato come, in maniera del tutto sorprendente, i gemelli incomincino, fin dal periodo gestazionale, a interagire fra loro mediante movimenti intenzionali direzionati al corpo dell’altro gemello (Castiello et al., 2010). Ogni bambino, dunque, inizierebbe a sviluppare capacità di interazione con un “altro da sé” fin dalle fasi dello sviluppo intrauterino.

E quando da due si rimane uno? Diverse teorie sulla sindrome del gemello superstite ipotizzano che proprio l’aver sperimentato questa precocissima forma di legame interattivo e poi averla perduta potrebbe influenzare alcuni tratti emotivi e comportamentali della persona che in vario modo sperimenterebbe, durante la vita, un senso di perdita, incompletezza, colpa, difficoltà nell’affrontare gli abbandoni.

Affacciarsi in due alla vita, dunque, lascerebbe in ogni caso un’impronta indelebile nell’anima di ogni gemello e ne influenzerebbe profondamente il percorso a venire.

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Essere fratelli gemelli in psicologia

gemelle che si guardano
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La psicologia dello sviluppo ha studiato a lungo le coppie gemellari e ha evidenziato quanto spiccate e insolitamente sofisticate appaiano le competenze relazionali dei gemelli fin dalla primissima infanzia. Essere stati gemelli in questa fase della vita significa aver imparato a relazionarsi contemporaneamente sia con un genitore che con la presenza di un fratello con i propri stessi bisogni, dividendo con esso le attenzioni materne. Questo ha significato anche apprendere le competenze di vita in un contesto di relazione dove non si era mai soli ma in due, scambiando con il proprio gemello stimoli, conforto e sicurezza. Questo avviene sia per gemelli maschi, femmine o gemelli maschio e femmina; sebbene le differenze sessuali introducano, soprattutto dalla seconda infanzia, un elemento di differenziazione inedito nei gemelli dello stesso sesso.

È qualcosa che i figli unici, o coloro che hanno fratelli e sorelle molto distanti per età, non sperimenteranno mai. Ma chiunque abbia un gemello o una gemella lo sa bene, la sfida che pone questo tipo di legame è proprio quella di sostare nello spazio tra fusionalità e separazione: l’altro gemello può essere in tutto e per tutto un “doppio” con cui fondersi e con-fondersi oppure uno stimolo a sviluppare la propria autonoma individualità.

“Noi due insieme

come doppie ciliegie siam cresciute,

divise in apparenza, però unite

nella separazione: belle bacche

nate entrambe su un ramo, in apparenza

corpi distinti, però un solo cuore,

come i colori su uno stesso stemma.”

(William Shakespeare)

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 Differenziarsi e accompagnarsi per tutta la vita

L’adolescenza e la prima età adulta rappresentano un banco di prova importante per la relazione tra gemelli che avrà tanta più probabilità di essere superato quanto più i genitori saranno stati attenti a promuovere fra loro un’iniziale differenziazione fin dall’infanzia (spesso, ad esempio, i gemelli vengono iscritti in due classi separate proprio perché possano imparare a relazionarsi agli altri indipendentemente dalla presenza del proprio “doppio”).

Con l’acquisizione di un’identità autonoma emergono più chiaramente differenze temperamentali, caratteriali e comportamentali tra i due che potranno indirizzarsi verso studi e progetti di vita assolutamente differenziati. In realtà non si tratta affatto di uno “strappo” al legame di un tempo ma, anzi, una fase della vita in cui questo legame inizia a farsi più stabile e profondo: d’ora in poi non sarà più necessario “toccarsi con mano”, essere concretamente vicini e percorrere la stessa strada. Il legame tra i due diventerà essenzialmente “mentale”, basato sulla consapevolezza del sentimento, dell’affinità e dell’affetto che lega un gemello all’altro. “Esserci” nella mente dell’altro prenderà gradualmente il posto del doverci essere tangibilmente e ci si potrà sapere e sentire vicini anche percorrendo strade assolutamente diverse.

“Tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finché non li si scopre.”

(Paolo Giordano)

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Cristina Rubano

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Psicologa, specialista in Psicologia della Salute e Psicoterapeuta. La sua attività di psicologa si unisce all'interesse per ambiti e settori variegati tra loro. Trova che la saggezza e lo spirito delle culture orientali possano insegnare molto alla frenesia della mente occidentale, ha fatto esperienza di tecniche di meditazione e collabora con associazioni che si occupano di diffondere questa pratica. Da diversi anni conosce e pratica il Training Autogeno – il così detto “yoga occidentale” – e svolge corsi di addestramento a questo e ad altri metodi di rilassamento. Si occupa inoltre di psicologia dell'alimentazione, sia in ambito clinico che di prevenzione e promozione del benessere psicologico. Le piace pensare alla sua non solo come una professione d’aiuto, ma una competenza messa al servizio della realizzazione delle persone affinché possano ampliare le proprie capacità di scelta, raggiungere i propri obiettivi e intravederne sempre di nuovi. “La felicità è una cosa nella quale ci si deve esercitare, come col violino”. (John Lubbock) Il suo sito web è www.cristinarubano.it