Per noi occidentali, così abituati al continuo chiacchiericcio mentale, a ritmi frenetici che non sembrano lasciaci tregua, praticare il silenzio interiore e riuscire di tanto in tanto a liberare la mente può rappresentare una priorità ma al tempo stesso una pratica apparentemente difficile da attuare.

Le tradizioni orientali hanno sviluppato tecniche di silenzio interiore ormai millenarie che fanno parte della loro cultura contrassegnata da ritmi decisamente più rallentati dei nostri. Anche noi, con alcune accortezze, possiamo attingere molto sia da queste tecniche, sia da metodi più occidentali per trovare la pace interiore.

Perché è importante praticare il silenzio interiore

L’importanza del silenzio interiore risiede nel modo in cui siamo soliti concepire la nostra mente. Ci lasciamo facilmente rapire da mille pensieri e preoccupazioni come se fossero loro a comandare noi e non viceversa. Questo meccanismo è alla base di molti disturbi ansiosi ed emozionali. Quando pensiamo a qualcosa che ci suscita un’emozione di paura o preoccupazione o quando facciamo pensieri che alimentano sentimenti di tristezza o depressione siamo soliti seguirli, andar loro dietro come se il semplice fatto di provare queste emozioni corrispondesse ad un evento o situazione fiori da noi. Nei fenomeni ansiosi è il cosiddetto ragionamento emotivo: il fatto stesso di provare ansia ci mette in allerta alla ricerca di un’evidenza oggettiva di un pericolo.

Molto spesso però non c’è alcun pericolo fuori da noi, ma sono i nostri pensieri che ci intrappolano in sensazioni e stati d’animo da cui veniamo sopraffatti. Ma noi non siamo i nostri pensieri e nemmeno le nostre emozioni: il nostro sé, il centro della nostra essenza risiede al di là dei singoli contenuti della mente. Possiamo dunque in una certa misura scegliere su quali pensieri e sentimenti indugiare e quali invece mettere da parte o modificare. Per fare questo occorre mettere la giusta distanza e accedere ad una consapevolezza rilassata e non giudicante di quanto ci accade nella nostra mente. Praticare il silenzio della mente, mettere in “pausa” pensieri emozioni preoccupazioni ci consente armonicamente di lasciare andare quello che non ci serve e di riprendere con maggior distacco ciò che ancora sarà presente dopo alla nostra mente.

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La pratica della meditazione per fare silenzio interiore

donna seduta in riva al lago
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Una delle vie più praticate per liberare la mente è quella della meditazione. Si trovano diverse tecniche divulgate come meditazione del silenzio interiore, in realtà qualunque metodo di meditazione si prefigge questo scopo, non ne esiste uno in assoluto migliore di altri, sta a ciascuno individuare la strada migliore per sé.

In generale, tutte le tecniche di meditazione invitano a concentrarsi su un’unica ed esclusiva fonte di attenzione: questo consente gradualmente di distaccarsi dai contenuti della mente, prima osservandoli passivamente, poi lasciandoli via via andare dalla propria consapevolezza mentre gradualmente si accede ad un diverso stato di coscienza completamente centrato sull’esperienza del qui e ora.

  • Alcune tecniche di meditazione, prevedono semplicemente che la persona si sieda in silenzio, ferma a occhi chiusi e si concentri sulla propria interiorità. Un esempio è la meditazione Vipassana nella quale si osserva semplicemente il proprio respiro.
  • Altre tecniche di meditazione possono utilizzare stimoli più concreti – come ad esempio una candela accesa in una stanza buia – corporei – come la meditazione camminata e le meditazioni attive di Osho – o sonori come il gong o i tamburi tibetani.
  • Alcuni potranno trovare giovamento dalla pratica individuale a casa mediante libri o ausili audio, altri scopriranno invece che la meditazione di gruppo fa più al caso loro perché l’energia di altre persone li aiuterà ad accedere al silenzio della mente. Non è necessario diventare dei maestri spirituali o meditare per ore, più una tecnica è semplice e più facilmente potrà essere integrata della propria vita quotidiana.
  • Alcuni rimarranno stupiti nell’apprendere che si può meditare anche facendo le cose più ordinarie, integrando questa pratica nella vita quotidiana. Se vi sembra impossibile provate a leggere questo libro di Maneesha James: vi ricrederete e scoprirete tecniche semplici e anche divertenti. Sedersi a gambe incrociate sotto un albero non è l’unica via per meditare!

“… tutti coloro che meditano sarebbero forse d’accordo sul fatto che durante la meditazione si ha la sensazione di possedere un’ “ancora” interiore; un’ “ancora” fatta di silenzio e tranquillità che resta imperturbata dal “tempo” mentale o emozionale, tanto nostro quanto degli altri (…) quando si è sul punto di farsi travolgere dagli eventi esterni, esiste un luogo, uno spazio interiore, che resta sereno.”

(Maneesha James)

Altri metodi per fare buon silenzio interiore

In realtà possono esserci una varietà di pratiche che possono aiutarvi a raggiungere una certa pace interiore anche senza l’impegno consapevole di praticare una meditazione. Sono ad esempio tutte quelle attività che ci trasportano in uno stato di flow: dove la massima concentrazione si unisce all’assoluta passione per ciò che si sta facendo collocando la persona in uno stato mentale dove non solo non c’è spazio per altri pensieri, ma viene abbandonato in gran parte il controllo, il calcolo, la volontà frenetica per affidarsi al “flusso” di ciò che deve accadere. Ne sanno qualcosa coloro che diventano tiratori con l’arco: il tipo di concentrazione che devono imparare a mantenere per scoccare con efficienza le frecce ha molto poco a che fare con il calcolo matematico e molto più con uno stato meditativo. Eugen Herrigel ci ha scritto un libro Lo zen e il tiro con l’arco che può darvi un’idea di che cosa si intende.

“Il momento più bello non è quando hai vinto e tutti ti abbracciano. Il Momento più bello è la mattina della gara, quando ti svegli e te la fai sotto. Quella sensazione di aver fatto tutto il possibile e di essere pronto è una sensazione che chi gioca sporco non potrà mai provare”

(Lewis Hamilton)

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 Cristina Rubano