Il 23 aprile si celebra San Giorgio (nella data della sua morte avvenuta nel 303 nell’attuale Turchia). Accompagnato al martire cristiano c’è una leggenda famosa in tutto il mondo che viene tramandata di generazione in generazione, una storia che ha per protagonisti Giorgio e un drago.

Ogni drago genera un San Giorgio che lo uccide.
(Khalil Gibran)

La leggenda di San Giorgio e il drago

Esistono tante versioni della leggenda di San Giorgio, tutte però accomunate dagli eventi salienti che contraddistinguono la storia.

Nella città di Silena, in Libia, un drago feroce che abitava uno stagno terrorizzava la popolazione recandosi in città e uccidendo bambini, giovani e donne. Per placare la sua fame si decise di portare allo stagno ogni giorno due pecore per tenerlo lontano dalla città. Quando però gli animali finirono si passò al sacrificio umano e ogni giorno veniva estratto a sorte un giovane che diventava il pasto del drago. Avvenne il giorno che fu estratta la giovane figlia del re di Silena. Il re provò in tutti i modi a salvare la figlia ma alla fine dovette piegarsi al volere del popolo che aveva già sacrificato i suoi figli. Quando la giovane fu vicino allo stagno passò di lì il cavaliere Giorgio con il suo cavallo bianco e vedendo la giovane in lacrime decise di sacrificarsi e di affrontare il drago per salvare la vita della ragazza in nome di Cristo. Giorgio dopo un lungo e feroce combattimento, riuscì, grazie alla sua spada e al suo coraggio, ad immobilizzare il drago. La principessa salvata dal drago ascolta gli ordini di Giorgio e con una cinta lega il drago e lo porta al collare in città dove poi verrà ucciso. Verrà conservata la sua pelle in ricordo della battaglia.

Significato simbolico della leggenda di San Giorgio

Non è un caso che San Giorgio sia celebrato lo stesso giorno della Giornata Mondiale del Libro (il libro simboleggia la saggezza e la conoscenza) e della festa della rosa (a Catalogna, regione della Spagna, si è soliti nella giornata del 2 aprile regalare una rosa alle donne. La rosa è il simbolo dell’amore che trionfa e fiorisce).

Grazie alla saggezza, alla conoscenza di sé e del mondo e al suo coraggio scaturito da questa conoscenza Giorgio può uccidere il drago e far trionfare l’amore (secondo la leggenda catalana la rosa è il fiore che nasce dal sangue del drago ucciso).

Il drago poi è uno dei simboli più ricchi di significato. In alchimia simboleggia il caos degli elementi che è essenziale vivere per trovare l’equilibrio. Nella psicologia  junghiana rappresenta l’ombra che tutti noi abbiamo, quella parte nascosta da riconoscere e integrare. Nella simbologia cinese il drago è il custode dei laghi e dei fiumi, è collegato alla saggezza, alla protezione, alla forza vitale. Per il tao è l’illuminazione.

Avere a che fare con un drago, quindi, è un modo di affrontare se stessi, è la via necessaria per aprire gli occhi, è riuscire ad impossessarsi del tesoro che ogni drago sorveglia.

I bambini e i giovani che vengono mangiati dal drago simboleggiano i non maturi spiritualmente che non possono competere con la forza interiore risvegliata dall’animale, la principessa è invece l’anima dell’uomo che rischia di morire.

San Giorgio e il drago combattono per salvare il mondo

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Il nome Giorgio deriva da Georgeos che significa agricoltore, colui che ama e coltiva la terra e nella leggenda è proprio lui a sfidare il drago terribile per riportare pace e serenità nel mondo. La sua amata terra così viene salvata dalla sua battaglia.

San Giorgio e il drago sono entrambi responsabili di questo ordine nuovo, si sacrificano per portare cambiamento, il loro incontro è fondamentale per far emergere coraggio, forza vitale, determinazione.

Alla fine della battaglia il drago viene portato al collare, diviene docile, non più pericoloso e può morire perché ha compiuto la sua missione di risvegliare l’umanità.

San Giorgio è patrono dei cavalieri, degli arcieri, degli scout e viene invocato per la protezione della peste, della lebbra, delle malattie della pelle (proprio perché uccide il drago e tiene la sua pelle) e di quelle veneree.

Si è soliti raffigurare il martire con il suo cavallo, una spada in mano e il drago trafitto dalla sua lancia. Simile a questa leggenda è la storia di San Michele, angelo che ha sconfitto un drago.

Cosa ci insegna San Giorgio

A non avere paura, ad avere il coraggio di affrontare i propri draghi interiori poiché si trovano proprio in questo incontro la nostra forza più grande, le più importanti verità, i più immensi tesori.

Le nostre paure giungono non per annientarci, ma per risvegliarci e se riusciamo a coglierne il valore simbolico ne usciremo più forti di prima. Al contrario diventeremo loro vittime.

“I tesori più preziosi vengono custoditi dal drago più terribile. Per raggiungere i tesori, bisogna andare dal drago…e baciarlo.”

(Bert Hellinger)

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