Infinite volte continua a capitarci, da che eravamo bambini ad oggi, di sprecare un sacco di energie cercando di convincere un’altra persona del nostro pensiero. Del nostro sistema di valori, delle nostre convinzioni, delle nostre esperienze.

È tempo perso. Si tratta di una delle attività non solo più inutili, ma anche più nocive, dal momento che non fa che fomentare separazione e tentativi di prevaricazione.

È una pratica che ci toglie tantissime energie, distoglie la nostra attenzione come una sirena e, come se non bastasse, non ci porta ad alcun risultato. Mai. Senza eccezioni. E lo facciamo tutti.

È incredibile com’è fatta la mente: sembra davvero che possiamo sprecare decenni (o millenni) nello stesso errore ricorrente senza riuscire a trovare il bandolo della matassa. Se solo ce lo insegnassero a scuola, quante tonnellate di energie avremmo risparmiato, per dirigerle verso obiettivi per noi più importanti!

Salvarsi Dal Richiamo Della Sirena

Infatti, per uscire dal “richiamo della sirena”, il trucco c’è. O ce ne sono diversi.

Prima di tutto, dovremmo divenire consapevoli della nostra stessa dipendenza dalla sfida.

Sì, l’idea dell’altro che ci contraddica e noi che interveniamo a spada tratta cercando con il massimo della velocità di coprire le sue parole con le nostre e di confutare ogni suo punto – spesso senza nessuna gentilezza. È una dipendenza. A tutti gli effetti. E anche tossica.

È una tossicodipendenza emozionale. Che ci distoglie 1) dal presente, 2) da chi abbiamo attorno, 3) da quello che stavamo facendo o volevamo fare, 4) da focus e progetti, 5) dalla nostra pace interiore e dalle nostre energie quotidiane.

Non permetterti di cadere in questa trappola. Inizia ad amarti di più e a risparmiare tempo ed energie preziose. La vita vale molto.

Una volta consapevoli di questo, diventeremo anche consapevoli del fatto che smettere di reagire non è difficile perché manchino i metodi: è difficile perché noi stessi siamo ghiotti di quell’adrenalina, di quelle vibrazioni basse, di quel tipo di rabbia e di foga. Come un gallo da combattimento. In effetti, non c’è molta differenza. E parlo per tutti noi.

Una volta consapevoli anche di questo, vediamo qual è il trucco per uscire finalmente dall’eterno circolo vizioso.

Beh, prima di tutto: non andiamo a cercarci lo scontro di nostra iniziativa.

Se riusciamo a fare questo, restano solo altre due possibilità:

che esso ci capiti sotto gli occhi (o le orecchie) per caso, oppure che qualcun altro ci attacchi verbalmente in maniera diretta.

Ricorda bene, ricordatelo tutti i giorni, che intervenire e reagire è, in tutti i casi, inutile.
Non si può vincere questa battaglia sul suo stesso campo. Bisogna cambiare campo. E non ha niente a che fare con la fuga. Si tratta di fare un salto di livello: di rompere un incantesimo. Di uscirne, di propria volontà.

Se riuscirai a fare questo, le reazioni degli altri e il cambiamento degli eventi attorno a te ti stupiranno parecchio. Ma non pretendere troppo. È un atto molto difficile, si può conquistare solo per gradi. Per piccoli passi alla volta. E imparando anche a non curarsi delle volte in cui ci ricadremo.

Giudicare noi stessi potrà di nuovo solo nuocerci e farci disperdere altre energie. Un passo alla volta va bene, consapevoli che oramai abbiamo capito, che siamo sul percorso giusto e che non torneremo più indietro.

Si tratta di un tipo di situazione che corrisponde a un mulinello o a un vortice, per sua natura intrinseca. Può solo portare in basso. E, se ci fai caso, più gridi o scrivi e più cerchi di convincere l’altro, più ottieni rabbia, resistenze, dispendio di energie e la tua pressione sanguigna aumenta.
Non serve e non si vince, mai, in nessun caso. È un cappio.

È come voler abbracciare una fata morgana. Devi capire pienamente la vacuità di questa brutta abitudine. E il fatto che il primo a cui nuoce sei sempre tu.

I segreti per invertire la rotta, per spezzare l’incantesimo?

  • Rendersi conto prima possibile di essere ricaduti in quella tentazione-trappola. Appena te ne sarai reso conto, o meglio “ricordato”:
  • sostituisci, con un atto di volontà implacabile, la forte spinta a ribattere con il pensiero di qualcosa che ti suscita grande gratitudine. Quello che hai, i tuoi cari, il cibo che ti piace, il tuo animale domestico, la tua casa, la tua camera, il tuo corpo, la natura, un amore, un’attività che ami…

La gratitudine ha una forza immensa e, se riuscirai a concentrarti a dovere, riuscirai davvero a dirigere altrove la tua mente e a spezzare il sortilegio.

Mi piace chiamarlo così per rendere l’idea di quanto sia potente e allettante. Un magnete pericoloso.

  • Ricorda che non devi dimostrare niente a nessuno. Mai. Che è tuo diritto restare nel tuo spazio sacro e in tutto ciò che credi senza fiatare, che nessuno mai potrà venire a interferire.

Renditi queste verità molto chiare. Se vuoi, ripetitele a voce alta.

  • Ora fermati e pensa a qualcuno che ami follemente (umano o no, vivo o no) e immagina di riempire tutte le tue cellule di quell’amore. Vedrai come le tue priorità cambieranno.
    Respira profondamente. Ascolta il tuo respiro. Torna presente a te stesso: non abbandonarti di nuovo!
  • Infine, sforzati di ricordare cosa volevi fare, oppure pensa a qualcosa che ti piace davvero fare e cerca di organizzare il modo per farla al più presto. Proteggiti, non a parole o gesti: proteggiti a monte, dalle situazioni senza via d’uscita. Non entrare neanche in quella stanza.

Sii la tua prima priorità.
Ferma tutto. Ricerca il silenzio interiore, ricrealo. Esci dal campo della diatriba e torna nel campo della tua sacrosanta serenità. Non permettere ai conflitti di turbarla.

  • Renditi grazie e sii orgoglioso di te per ogni passo in più in questa direzione. Più praticherai il non-coinvolgimento nelle situazioni trappola, più facile ti riuscirà ogni volta.
    È un allenamento, serve costanza. Ma i risultati si vedono molto presto. Non ti resta che provare…

Buone pratiche a tutti!

Sonia Serravalli

www.ilboscofemmina.com

www.soniaserravalli.com