Questo tempo sospeso, surreale, strano e disperato è giunto per farci innamorare nuovamente della vita. Perché da tempo ormai non la corteggiavamo più, la davamo per scontata, la ignoravamo, non riuscivamo più a vedere e a percepire il suo fascino e la sua meraviglia.

E allora lei ha deciso di attirare la nostra attenzione. E ci è riuscita perfettamente.

Ci voleva l’isolamento per farci riscoprire il valore inimitabile delle lettere scritte a mano e spedite. Buste intrise di parole, di sentimenti, di disegni, di piccoli doni e di grandi intenzioni sono in viaggio oggi più che mai. Le nostre cassette della posta si sono trasformate in scrigni che attendono grandi tesori, i postini sono diventati messaggeri preziosi, custodi di emozioni, messi tra i più attesi. Abbiamo compreso grazie a quest’esperienza che le lettere scritte a mano non possono essere sostituite da nessun altro mezzo di comunicazione. Perché sono vive, calde, sagge e riescono a toccare la nostra anima.

Ci voleva l’isolamento per farci vivere ogni incontro con una persona un evento degno di festa. Mai come ora assaporiamo ogni parola, ogni gesto, ogni sorriso che ci viene donato come un grande atto di fratellanza. Riusciamo a percepire vicinanza, solidarietà, comprensione. La distanza ci fa sentire più vicini. Poiché nel non vederci coltiviamo il nostro affetto, il legame si tinge di immaginazione, di ricordo, di pensiero rivolto a qualcuno. Tutto assume un valore nuovo. Più vero, più grande, più riconosciuto.

Ci voleva l’isolamento per obbligarci a fermarci e gustarci così lo spettacolo della natura che fiorisce. Solo stando fermi, senza distrazioni e fretta, riusciamo a cogliere i più piccoli dettagli della primavera che sta sbocciando. Un seme che germoglia e cresce ogni giorno di più, un’ape al lavoro, il tragitto di una farfalla, le foglie che spuntano a sorpresa. Abbiamo il tempo di fermarci e, semplicemente, osservare. E questo miracoloso spettacolo parla alla nostra anima di saggezza. E questa saggezza ci nutre come null’altro.

Ci voleva l’isolamento per costringerci a cucinare con le nostre mani ogni giorno, riuscendo così a prenderci cura del nostro cibo in prima persona, mettendo in atto creatività, divertimento e diversità. Siamo noi i responsabili di ciò che mangiamo. Abbiamo la libertà di decidere come, cosa e quanto mangiare. Senza nessuna scusa. Di tempo, di impegni, di fretta. Non ce le possiamo proprio più raccontare ora.

Ci voleva l’isolamento per farci vivere senza maschere. E’ un’occasione unica infatti per spogliarci da tutte le parti che solitamente recitiamo e per scoprire chi siamo senza il confronto con l’altro e la sua approvazione. Siamo soli con noi stessi, possiamo conoscerci meglio, rilassarci nella nostra spontaneità. E questo far cadere le maschere sociali ci permette di conservare tanta energia vitale, spesa di solito per indossarle quotidianamente.

Ci voleva l’isolamento per farci divenire educatori principi dei nostri figli. Stando tutto il giorno con noi li possiamo conoscere meglio, li sperimentiamo in un tempo dilatato, in una lentezza che non fa parte della quotidianità abituale. Oltre ad essere genitori siamo diventati maestri, allenatori, figure di sostegno e artisti per sostituire o sostenere scuole, sport, attività ludiche e ricreative. Siamo stati chiamati a far emergere la nostra creatività, l’ascolto, la pazienza. Nella grande fatica di questo impegno quotidiano ci siamo riappropriati del nostro potente ruolo educativo e, una volta cessato l’isolamento, questa grande esperienza ci ritornerà utile per essere più presenti di prima.

Ci voleva l’isolamento per sperimentare la mancanza. Di cose, persone, luoghi, sensazioni. Eravamo giunti a dare tutto per scontato, a non celebrare, a desiderare sempre altro. Questo tempo sospeso ci porta naturalmente ad abbandonare ciò che è superfluo ed a focalizzarci sull’essenziale. Che è ciò che in questo momento ci manca di più. La mancanza ci rende nitide le nostre priorità.

Ci voleva l’isolamento per farci comprendere che alcune persone o situazioni di prima non ci mancano per nulla. L’allontanamento ci ha chiarito le idee su una miriade di risvolti della nostra vita. E siamo ben consapevoli di non voler ritornare a vivere certi aspetti che facevano parte della nostra quotidianità. E’ come se avessimo finalmente aperto gli occhi, come se ci fossimo svegliati da un incantesimo che non ci permetteva di fare chiarezza.

Ci voleva l’isolamento per far scattare la molla della nostra creatività. Per far sentire la nostra vicinanza ad amici o a parenti abbiamo creato bellissime sorprese e inaspettati doni. E’ come se la nostra fantasia si fosse risvegliata e messa in moto per far fronte a tutte le privazioni che caratterizzano questo periodo. Ci siamo divertiti a trovare soluzioni creative, a considerare i problemi un’opportunità per la nostra inventiva. Abbiamo ripreso in mano vecchie passioni dimenticate, ci stiamo dedicando a nuove attività, ci stiamo finalmente ascoltando. E ascoltandoci capiamo cosa ci nutre davvero.

Ci voleva l’isolamento per renderci evidenti le distrazioni, i rumori, le scuse che costruivamo noi stessi e che non riuscivamo a vedere.

Ci voleva l’isolamento per farci vedere la nostra vita da un altro punto di vista. Come quando si sale su una collina per vederne il panorama. E si ha una visione più ampia. Fermandoci abbiamo la possibilità di percepire le mancanze, i pesi, le insoddisfazioni, le gratificazioni, i fastidi, i desideri.

Ci voleva l’isolamento per farci nuovamente innamorare della vita.

E quando saremo pronti a corteggiarla come si deve sarà lei stessa ad accoglierci a braccia aperte. Con la promessa solenne, però, di impegnarci a conquistarla ogni giorno della nostra vita.

Elena Bernabè