Qualche giorno fa sono passata, come molti di noi, per quella fase di sconforto, di tristezza mista a rabbia per tutto ciò che  stava capitando intorno a me, perché tra le preoccupazioni per i parenti e il continuo ripetersi di cattive notizie, il carico emotivo stava diventando tale da darmi l’impressione di implodere, e non potendo nemmeno uscire per dire di prendere una boccata d’aria, mi sono ritrovata pure io a mettermi le mani trai capelli chiedendomi cosa avrei potuto fare per fermare questa giostra infernale. Questo succedeva tre giorni fa.

La stessa sera, mentre stavo vagando in casa cercando di recuperare un minimo di centratura, mi è caduto l’occhio su un DVD che era finito sulla mensola dei film dimenticati: era un film del 2000 che aveva lasciato una traccia indelebile nella ragazza sognatrice che ero in adolescenza. Oggi voglio pensare che il titolo evocativo di quel film sia stata la risposta alla domanda che mi stavo ponendo. Sta di fatto che quella sera mi sono riguardata quel film e mi ha fatto bene al cuore e all’anima, ma soprattutto mi ha aiutata a capire come avrei potuto contribuire, nel mio piccolo, a rendere questa situazione meno pesante per le persone che si ritrovano in una situazione peggiore della mia.

Il film si chiama Un sogno per domani (regia di Mimi Leder, ispirato al romanzo La formula del cuore di Catherine Ryan Hyde).

Parla di Trevor, un ragazzo di undici anni che su richiesta del suo insegnante di scienze umane, deve trovare un modo per cambiare il mondo. La sua idea è quella di scegliere tre persone da aiutare, alle quali non chiedere nulla in cambio, ma di restituire il favore aiutando a loro volta altre tre persone.

Prof. Simonet: […] Forse Trevor ha assolutamente ragione. Perché dovremmo pensare al mondo? Insomma, dopotutto cos’è che il mondo si aspetta da noi, da te? Cos’è che il mondo si aspetta da te?
Trevor: Niente.
Prof. Simonet: Niente… Mio dio, ragazzi e ragazze ha assolutamente ragione: niente. Sì, eccovi qui:[…] siete incastrati […] Ma che succede se il giorno in cui sarete liberi non siete preparati, non siete pronti, eppure vi guardate intorno e a voi non piace il mondo com’è… E se il mondo è un’enorme delusione?
Paco: Siamo fregati!
Prof. Simonet: A meno che non prendete le cose che non vi piacciono di questo mondo e le sbattete via facendole finire a terra sulle chiappe. E potete cominciare a farlo oggi…

Provvidenziale.

In questi tempi vedo molte persone attivarsi per aiutare gli altri, persone anonime che nello spazio di alcune settimane si sono trasformate in veri angeli custodi. Grazie ad una parola, ad un gesto sincero, ad un’azione disinteressata portano sostegno, aiuto e conforto intorno a loro. C’è chi va a fare la spesa per il signore anziano dell’ultimo piano, chi cuce delle mascherine, chi decide di sostenere con una donazione la croce rossa o le tante altre realtà che vedono persone in difficoltà e lo fa col cuore in mano, spesso col poco che ha ma che significa molto, moltissimo.

E spesso questi angeli terreni sono delle persone che avrebbero anche loro bisogno di una mano, ma malgrado questo riescono a dedicare un po’ del loro tempo agli altri, senza chiedere nulla in cambio; tuttavia credo che l’aiuto che queste persone danno al mondo sia troppo prezioso per non essere ricambiato. E come possiamo ricambiarle del loro aiuto? Semplicemente passando il favore, così da innescare un movimento “virale”.

Abbiamo visto quante persone possono essere toccate da un virus, e se invece di una malattia ci scambiassimo qualcosa di buono ed utile, qualcosa che invece di buttarci giù ci aiutasse a rialzarci, a diventare più forti?

Basterebbe seguire l’idea di Trevor: aiutare tre persone che poi, secondo le loro possibilità, passerebbero il favore ad altre tre.

È utopistico? Sì.
È Visionario? Certo che lo è!
Ma allora perché dovremmo provarci? … Perché ne abbiamo bisogno.

Esistono molte realtà che hanno bisogno di aiuto: persone anziane e sole che avrebbero bisogno di una chiacchierata per risollevarsi il morale o di un aiuto per capire come farsi arrivare la spesa a casa (qui puoi trovare i numeri utili nella tua regione), ci sono dei volontari che necessitano di fondi per continuare ad operare sul territorio, ci sono delle famiglie che non sanno più cosa mettere sulla tavola.

Ma se c’è il caffè sospeso, perché non pensare anche a “la spesa sospesa” in questo momento di grande difficoltà?

Potremmo creare dei punti di raccolta per i viveri nei supermercati per le persone in difficoltà, oppure creare delle collette lasciando un contributo alla cassa, anche di pochi euro, per aiutare le persone a fare la spesa. Possiamo provare ad attivarci in questo senso per aiutarci l’uno l’altro, magari cercando di coinvolgere i nostri supermercati di fiducia…  In alcuni comuni è già una realtà ma possiamo spargere questa iniziativa su tutta la penisola. Proviamoci!

Se la solidarietà gira, nessuno rimane solo. Forse questo periodo ci aiuta a prendere coscienza di quel filo invisibile che ci collega tutti e che rischia di rompersi se non facciamo qualcosa oggi.

È vero, ci sono molte realtà che hanno bisogno di aiuto e nessuno può fare tutto, ma  è anche vero che nessuno ci chiede di farlo; basterebbe che ognuno di noi facesse qualcosa, secondo le sue possibilità, né più, né meno. E se ogni persona che riceve un aiuto passa il favore, potremmo innescare un movimento di solidarietà “virale” e cambiare le cose.

Chi riceve un aiuto può dare a sua volta, secondo le sue possibilità

Se riusciamo a rinforzare quel filo che ci collega tutti, sono sicura che ce la faremo.

Una catena è forte quanto il suo anello più debole” diceva Christiaan Barnard, credo che se ci sosteniamo l’un l’altro, se rinforziamo questi fili invisibili che ci connettono gli uni agli altri potremmo creare una catena che non si spezzerà.

Altrimenti, temo che sarà il Mondo stesso a bocciarci per il nostro comportamento.

Ognuno di noi può fare la sua parte…

#Passailfavore

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline bio-naturali
www.risorsedellanima.it