Dentro a noi stessi.

Quante volte abbiamo avuto il coraggio, la volontà e la voglia di andarci?

E la tenacia di rimanerci? Per tutto il tempo necessario per vedere, per capire, per cambiare?

E’ un viaggio riservato agli eroi, ai coraggiosi, ai valorosi. Un viaggio che fa nascere poeti, scoprire tesori, sconfiggere draghi, abbandonare pesi inutili.

Il mondo ci sta chiedendo in ginocchio di partire per questo viaggio, ci sta chiedendo di essere coraggiosi, di non deluderlo. Non questa volta.

Ora non possiamo più fuggire. E’ l’unico viaggio consentito. 

Non si può viaggiare nel mondo se prima non si è viaggiato a lungo e profondamente dentro di sé. Altrimenti non è un viaggio ma una fuga da noi stessi.

Siamo degli esperti a crearci delle fughe, delle scappatoie per non affrontare il nostro maremoto e poi le chiamiamo con termini diversi, più accettabili, più poetici. Ma rimangono sempre delle fughe.

E ora che tutte queste fughe ci sono state sottratte non possiamo continuare a scappare da noi stessi. O meglio, lo possiamo ancora fare, ma la chiamata del mondo a partire è talmente dolorosa, faticosa, collettiva che non ha più senso continuare a mentire a noi stessi.

E’ giunta l’ora di intraprendere questo viaggio.

Non è più tempo di trovare cause, colpevoli o di distrarsi con la creazione di nuove fughe.

Immergiamoci.

Nelle profondità delle nostre vite. La superficie la conosciamo molto bene e non ci ha dato nulla di arricchente.

E’ la profondità il mare da esplorare ora.

Le nostre paure, le preoccupazioni, i fastidi, i malanni fisici, le relazioni dentro e fuori dalle nostre case, i desideri, i ricordi, le nostre mancanze, i nostri doni, le abitudini, i ritardi, la nostra pigrizia, l’incoerenza, il disimpegno, la noncuranza.

Tutto ci può parlare, raccontare, svelare.

Se ci poniamo in un atteggiamento di apertura. E di attenta vigilanza.

Non del mondo esterno. Ma di noi stessi.

Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si risveglia (C.G.Jung)

Dobbiamo divenire gli osservatori del nostro mondo interno. I vigilanti, i custodi, i cantastorie, i guardiani della nostra interiorità.

E scriverla, cantarla, suonarla. Per non perderla, rifiutarla o, addirittura, negarla.

Siamo fermi, impauriti, arrabbiati, addolorati. E’ il momento giusto per partire.

Già da ora.

Questo tempo è giunto per sperimentare un viaggio nuovo. L’unico possibile per poter cambiare rotta. Per scorgere la via da seguire. Per poter tendere l’orecchio e poterci dedicare completamente all’ascolto.

Un grande esploratore, infatti, parte solo con due bagagli. Uno dedicato all’osservazione e uno dedicato all’ascolto.

Parole, ragionamenti, lamenti e critiche sono pesi che rendono il viaggio faticoso, spossante, non arricchente.

Come fare ad entrare dentro di noi?

Basta divenire cacciatori dell’emozione, della sensazione, dell’accadimento. Di quel vissuto che vive in noi. E osservarlo, ascoltarlo, comprenderne il messaggio. E portarlo nelle nostre vite. Con coraggio, entusiasmo e fiducia. Ogni giorno.

Il mondo intero sta reclutando valorosi esploratori dell’anima. Ognuno di noi ha il dovere di rispondere a questa chiamata. 

Perchè è solo entrando dentro a noi stessi che possiamo entrare nel mondo. E migliorarlo, curarlo, custodirlo, amarlo.

Nella Divina Commedia di Dante alla fine dell’Inferno si legge “e quindi uscimmo a riveder le stelle“.

E conquistiamocele queste meravigliose stelle.

Elena Bernabè