I bambini non vanno informati.

Vanno protetti.

Dalle paure degli adulti.

I bambini vanno solo nutriti.

Di buon cibo, di attenzione, di ascolto, di fiabe, di ritmo, di meraviglia, di tempo, di racconti, di gioco.

Non di paure. Non di informazioni.

Che servono solo all’adulto per comprendere, per scegliere e per agire. E per proteggere il bambino che, soprattutto il più piccolo, vive di immagini, di fiabe, di simboli.

Il resto non lo può masticare e perciò nemmeno digerire.

E’ l’adulto che dovrebbe impegnarsi a trasformare l’informazione in un codice adatto al bambino. A proteggerlo da tecnologie non adatte a lui, da fotografie del mondo che non può comprendere, da parole che ancora non può capire.

L’informazione è una conquista dell’età adulta. Il bambino va solo nutrito e preparato con questo sano nutrimento ad accogliere, quando sarà il momento, l’informazione.

Noi adulti abbiamo il compito di esercitarci a leggere e a farci guidare dalle fiabe classiche, di esercitarci a raccontarle ai bambini e a noi stessi, di estrapolarne il significato più profondo, di far emergere con i nostri racconti immagini meravigliose nelle nostre menti e in quelle dei bambini, di dare la caccia ai simboli in ogni accadimento della nostra vita, di disegnare, dipingere, colorare, scrivere, cantare, suonare e danzare la vita.

Se non ci esercitiamo in queste attività ogni giorno finiamo per annoiarci con il bambino e anche con noi stessi.

Che sia stato lui, il bambino, a catapultarci in questo tempo? Per costringerci finalmente ad entrare in contatto con lui? Per darci un’altra possibilità di essere visto e compreso?

Il bambino, quello dentro e fuori di noi.

Che sia questo momento una vera e propria ribellione infantile nei confronti di una vita troppo adulta che lascia poco spazio al tempo del bambino? Che è un tempo semplice, essenziale, silenzioso, creativo e naturale.

E così, essendo da sempre dei grandi rivoluzionari, hanno ben pensato di fermare il mondo, di cancellare impegni, di stravolgere gli orari, di avere mamma e papà tutti per loro, di dettare le leggi di una vita più adatta al mondo infantile.

Guardo negli occhi di mia figlia, la più piccola. Ha gli occhi grandi, di tutti i colori. Occhi profondi che parlano più delle parole.

Oggi mi hanno svelato questo segreto di ribellione.

Chissà se ho letto bene nei suoi occhi.

Nel dubbio, le ho fatto una promessa con i miei.

Di impegnarmi per un tempo più suo.

Che poi, a pensarci bene, è anche un tempo più mio.

Elena Bernabè