Questo mondo fa male. Fa male per le guerre, le ingiustizie, la miseria, la fame, la povertà, le disuguaglianze, le discriminazioni. Fa male per tutta una serie di motivi che fa sì che un essere umano si creda superiore ad un altro. La prima divisione sulla quale si è basato questa illusione di superiorità è quella tra uomini e donne, tra maschile e femminile. Come i grandi psicologi ci hanno spiegato, ognuno di noi ha dentro di sé queste due polarità, maschile e femminile, quindi la lotta contro il femminile ci riguarda tutti quanti. La ferita inflitta al femminile ha delle ripercussioni non soltanto sulle donne, ma sull’umanità intera.

Il femminile e la ferita dell’umanità

La ferita dell’umanità siamo tutti noi: uomini e donne che viviamo una vita a metà perché il nostro lato femminile non viene riconosciuto, ascoltato. Viene negato l’importanza delle caratteristiche femminili nella società: non solo la cura e l’amore ma anche la protezione, la prevenzione, la capacità di saper prendere delle decisioni difficili pensando alla comunità e non soltanto al proprio orticello, la capacità di sacrificarsi per permettere alla vita di continuare, la capacità di creare.

L’immagine della donna relegata al focolare ha oscurato un dato importante: in passato la donna non era solo la guardiana della casa, ma anche la guardiana del fuoco. Il fuoco custodito nelle case era il fuoco che Prometeo aveva rubato agli dei per liberare gli uomini dalla tirannia del potere assolutista. Il fuoco custodito dalle donne era un fuoco di vita che scaldava, nutriva, permetteva lo sviluppo delle Arti, illuminava il cammino, permetteva di comunicare a distanza anche nei momenti più bui della storia. Il lato femminile dell’essere umano allora non era oppresso, né nelle donne, né negli uomini. L’umanità intera camminava sulle sue due gambe, in equilibrio nel mondo. Poi qualcosa andò storto, una gamba divenne gelosa dall’altra e l’umanità intera inciampò.

Il fuoco passò al lato maschile che lo usò secondo i suoi principi di rigore e giustizia, dimenticandosi dei doni del lato femminile che lo aiutava ad espandersi senza violenza, ad agire in maniera equilibrata, e fu l’inizio del calvario, di un periodo molto lungo in cui il fuoco, protetto per millenni dal lato femminile dell’umanità, fu usato contro l’altra parte del mondo, contro le donne e chiunque manifestasse tratti femminili, fisici oppure caratteriali. Il femminile fu marchiato come un animale, bruciato come strega, torturato, seviziato, soggiogato, mentre il fuoco diventava sempre più uno strumento oppressivo e distruttivo. È questo fuoco che ha forgiato la nostra società e le nostre menti, è da allora che l’umanità zoppica; e ognuno di noi, con lei.

Siamo arrivati al punto in cui pure le donne cominciano a rinnegare il loro lato femminile manifesto e gli uomini soffocano il loro lato femminile latente ma sappiamo che di questo passo non andremo lontano. I risultati di questa società separatista sono sotto gli occhi di tutti.

“Il problema della guerra e della pace sarà radicalmente diverso il giorno in cui le donne contribuiranno con lo stesso peso dell’uomo alle sorti del genere umano. Le madri e le mogli hanno una sola risposta a questo problema: la pace.”
(Sophia Loren)

Il mondo coniugato al maschile deve farsi un esame di coscienza

In questo mondo coniugato al maschile, il lato femminile del nostro essere rappresenta l’antidoto agli estremismi che ci portano verso la rovina, perciò diamogli voce, che siamo uomini o donne: se vogliamo vivere in un mondo più equilibrato e sano, dobbiamo esserlo anche noi nel nostro piccolo e questo avverrà soltanto quando smetteremo di credere che uomini e donne fanno parte di mondi diversi e che dobbiamo rispondere a degli stereotipi senza ascoltarci a vicenda. Dobbiamo imparare a comunicare.

Siamo parti dello stesso cielo, dello stesso mondo; allo stesso tempo, questo mondo va a rotoli perché ostenta una separazione ideologica tra le polarità maschili e femminili: così la giustizia senza bontà diventa tirannia, la conoscenza senza comprensione diventa dogma. Abbiamo bisogno di entrambe le polarità per vivere bene, lontani dagli estremismi che ci spingono a vivere a metà, a rinunciare ad una parte importante dello spettro cromatico delle esperienze umane.

Ognuno di noi ha dentro di sé un’energia sia maschile che femminile e ciò che forse siamo chiamati a raggiungere in questa vita è un equilibrio tra loro, in modo da poter percorrere questa pazza vita su due gambe invece che strisciando a terra. Se vorremmo davvero rialzarci dal fango, dalla melma dove siamo caduti, dovremmo contare su tutte le nostre forze: maschili e femminili assieme; ma prima di questo dovremo farci un esame di Coscienza.

L’ideologia patriarcale dallo sguardo autoritario e maschilista e che spinge al potere e all’individualismo è un fallimento totale, ha bisogno del femminile e del suo sguardo inclusivo per trovare un equilibrio. Ciò che succede dall’altro lato del globo ci riguarda, ciò che accade al mio vicino di casa, mi riguarda; ciò che accade dentro di me ha, o avrà, delle ripercussioni anche fuori di me. L’individualismo è la morte dell’individualità: il badare al proprio orticello, non curante delle ripercussioni che le nostre azioni potrebbero avere anche per gli altri, è controproducente perché se avveleno la “mia” terra, avveleno anche la tua, la nostra, e quella di tutti quelli che verranno dopo di noi; e se non c’è un “noi” non può nemmeno esserci un “io”.

Incontriamoci a metà strada

Maschile e femminile sono chiamati a sostenersi a vicenda, a camminare l’uno al fianco dell’altra, accogliendo le loro differenze, a riconoscere la grande ricchezza che ne può derivare. Se ognuno di noi farà la sua parte, né più, né meno, e con coscienza, l’umanità intera si rialzerà. Ne sono sicura.

“Essere dalla parte delle donne non significa sognare un mondo in cui i rapporti di dominio possano finalmente capovolgersi per far subire all’uomo ciò che la donna ha subito per secoli. Essere dalla parte delle donne vuol dire lottare per costruire una società egualitaria, in cui essere uomo o donna sia ‘indifferente’, non abbia alcuna rilevanza. Non perché essere uomo o donna sia la stessa cosa, ma perché sia gli uomini sia le donne sono esseri umani che condividono il meglio e il peggio della condizione umana.”
(Michela Marzano)

Sandra”Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it