Edera è come un serpente. Legata al buio e al freddo, il suo fiore per le api è l’ultimo bottino prima della stagione invernale. Le infiorescenze sferiche somigliano a pianeti profumatissimi e tra di esse le api si aggirano ubriache, producendo un miele cristallino, candido, indescrivibilmente buono.

Il suo apparato radicale è potente. Edera striscia e si arrampica sulle altre piante, ma non è un parassita in quanto non succhia la linfa degli alberi che la ospitano. Alla lunga però, se prospera eccessivamente, questa rampicante vigorosa può causare il deperimento della pianta ospite per privazione di luce.

La tenacia con cui Edera abbraccia le altre piante, così come il fatto che è un sempreverde, sono state tradizionalmente considerate simbolo dell’amore fedele ed eterno, così come dell’innocenza oppure dell’amore divorante, passionale (in India).

In questa pianta misteriosa, accantonata dell’erboristeria per via della sua potenziale tossicità per uso interno, si scorge una sinergia di forze affascinante.

Per gli Antiche Greci Edera era legata ai serpenti, per via della sua freddezza ma anche per il suo gesto, il suo comportamento. Edera ha una marcata astralità: è una pianta che si muove. Tutte le piante si muovono ma alcune lo fanno più in fretta, più visibilmente di altre, come se avessero una volontà, un’anima. Queste piante sono pioniere del confine tra vegetale e animale ed Edera è sicuramente una di esse.

Edera striscia e ricopre delle sue foglie che ricordano stelle tutte le superfici. Necessita di poco sole e ama l’ombra, non teme il freddo, non perde le foglie. Abbracciata ai suoi amati osserva lo svolgersi della natura intorno a lei, preparando ogni anno la sua spettacolare fioritura, così significativa del suo carattere.

La fioritura di Edera è impressionante. Meravigliosa. Sopra ai serpenti verdi spuntano sfere composte da sfere più piccole attaccate a una raggiera di piccioli, prima verdi poi bianche quando si aprono, senza mai perdere la forma sferica. Da questi fiori emana un profumo inebriante, uno dei migliori del mondo e tra di essi si aggirano incessantemente le api, indaffaratissime ed eccitate, ronzano avanti e indietro come navicelle spaziali da un pianeta all’altro di quella galassia odorosa.

E’ uno spettacolo imperdibile che porta alla “distillazione” di un miele prezioso. Eppure può capitare benissimo di passare accanto a un muro di Edera in fiore e non accorgersi di nulla. E’ un’esplosione discreta, che non disturba, una presenza ronzante che avvolge in una nube di profumo ma non catalizza l’attenzione, a meno che non ci si soffermi un attimo su di lei. Solo allora, quando ce ne si accorge, travolge con la sua bellezza e con l’armonia delle sue forme. I fiori bianchi, dopo una lunga fioritura si trasformano gradualmente nei frutti prima violacei e poi neri, sempre sferici, velenosi per molti animali.

E’ la compagna della Vite. Edera e Vite sono complementari, entrambe simbolo di Dioniso, il dio dell’istinto e della passione, legato al bosco e alla presenza divina dentro all’uomo. L’Edera cinge la testa di Dioniso e abbraccia il suo tirso. Sia perché la sua natura fredda bilancia l’ebbrezza legata alla Vite (come il buio bilancia la luce), sia perché Edera conferisce virtù profetiche.

“L’edera, che in greco si chiama Kissos, era uno dei simboli primitivi di Dionisio. Essa cingeva la fronte del dio ed anche il suo tirso, e poiché questo era già identificato con la folgore, l’arma vittoriosa di Giove, mentre il tuono divino proclamava la sua volontà, l’edera passò come simbolo di forza e di vittoria. In questa pianta vi è tutto il simbolismo della Funzione Gioviniana. Questa funzione accanto alla Potenzialità Acquariana (Vene – Sistema linfatico) fa della pianta una protettrice del sistema venoso, oltre che una pianta decongestionante e antinevralgica.” (A.Angelini, 2001)

Se la Vite è specifica per la circolazione arteriosa, Edera agisce sulle vene. Per uso esterno, sotto forma di decotti è utile contro edemi circolatori, ristagno idrico (contro la cellulite fare frequenti bagni aggiungendo 3-4 litri di decotto di foglie fresche all’acqua della vasca); è utile come sostegno nei postumi delle flebiti e le foglie tritate e bollite sono un ottimo cataplasma per la cicatrizzazione di piaghe varicose. E’ inoltre legata ai reni e cura le infiammazioni originate da nefriti, lenisce i dolori reumatici (ottima sia fresca, applicando una manciata di foglie fresche triturate direttamente sulla parte dolorante, sia sotto forma di decotto, una manciata di foglie fresche per litro d’acqua, lasciando sobbollire per una decina di minuti e applicando con impacchi mentre ancora caldo).

L’uso interno, un tempo in voga (nel Medioevo erano moltissimi gli utilizzi di Edera come medicina popolare, anche per uso interno, sotto forma di tintura, contro gotta, litiasi urinarie, infezioni intestinali, problemi circolatori…), è generalmente sconsigliato in quanto la pianta presenta livelli di tossicità non indifferenti (sia le foglie che i frutti) e l’ingestione di una sufficiente quantità di pianta (la dose varia da individuo a individuo) può causare vomito, diarrea, in alte dosi interferendo con il sistema nervoso e causando coma e morte.

Meglio perciò limitarsi agli usi esterni, che sono numerosi e utilissimi. Edera è specifica per i capelli e frizionare il cuoio capelluto con un decotto di Edera al termine del lavaggio rende i capelli brillanti, intensificando i bruni e i castani. Non dimentichiamo l’uso dei tralci di Edera in passato: le ghirlande di Edera erano indossate da dei e da oracoli perché considerate donatrici di virtù profetiche. Edera inoltre influenza l’apparato genitale, essendo il profumo delle sue foglie un leggero afrodisiaco. Il decotto si può utilizzare per lavare la biancheria scura, intensificando il colore. E’ molto utile aggiunta a bagni o semicupi in caso di scarso flusso mestruale o infezioni.

L’azione di Edera ha un che di magico. E’ una pianta “invisibile” che però caratterizza moltissimo il paesaggio, rendendolo incantato. E così, nello stesso modo, Edera cura. Stimola, armonizza, raffredda o scalda, a seconda della necessità. Favorisce la circolazione dell’energia e serpeggia tra il buio e la luce, compagna silenziosa della Vite, con cui condivide il gesto. E’ una pianta armonizzante, gioviale – e nel nostro corpo Giove è l’ipofisi, la ghiandola che comanda tutte le altre ghiandole. Edera regolarizza, disinfetta, cicatrizza, scioglie, sfiamma.
Come molte delle piante dotate di forte astralità è potenzialmente tossica perché influisce sull’attività del sistema nervoso animale.

Walter Friedrich Otto, storico delle religioni e grande studioso dei miti e del culto di Dioniso, così scrive: “La vite e l’edera sono sorelle, che pur essendo sviluppate in direzioni opposte, non possono celare la loro parentela. Entrambe portano a termine una meravigliosa metamorfosi. (…). Il suo fiorire (dell’edera, ndr) e il suo ricoprirsi di frutti stanno peraltro in un singolare rapporto di corrispondenza e di opposizione rispetto alla vite. L’edera fiorisce infatti in autunno, quando per la vite è tempo di vendemmia, e produce frutti in primavera. Tra i suoi fiori e i suoi frutti sta il tempo dell’epifania dionisiaca nei mesi invernali. Così in un certo qual modo l’edera rende omaggio al dio delle inebrianti feste invernali dopo che i suoi germogli si sono spinti in alto nell’aria, quasi fosse trasformata da una nuova primavera. Ma anche senza tale trasformazione essa è un ornamento dell’inverno. Mentre la vite dionisiaca necessita il più possibile della luce e del calore solare, l’edera dionisiaca ha un bisogno sorprendentemente limitato di luce e di calore, e fa germogliare la sua freschissima verzura anche all’ombra e al freddo. Nel bel mezzo dell’inverno, quando si celebrano trepidanti feste, essa si allarga baldanzosa con le foglie frastagliate sul terreno dei boschi, o si arrampica sui tronchi quasi volesse, al pari delle Menadi, salutare il dio e circondarlo nella danza. La si è paragonata al serpente, e nella natura fredda attribuita a entrambi si è trovato il motivo per cui essi appartengono a Dioniso.” (W.F. Otto, 1990)

Nome botanico: Hedera helix
Famiglia: Araliaceae

Giorgia Rossi

Bibliografia:

-A. Angelini, Il Serto di Iside vol. I e II, Edizioni Kemi, Milano 2001

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Naturopata e tecnico ambientale specializzata in biodinamica, con una laurea in Sanscrito e Filosofie dell’India, si occupa di progettazione e realizzazione di orti sinergici, giardini officinali e boschi commestibili. La sua ricerca è volta a indagare l’essere pianta nelle sue varie manifestazioni e relazioni con l’uomo e con il resto del cosmo, attraverso l’osservazione e lo studio delle forme, dei gesti, delle geometrie, dei principi attivi, delle farmacodinamiche e delle sinergie terapeutiche così come dei colori e degli odori, degli archetipi che si muovono nella lenta danza delle piante, considerate, sulle orme di Paracelso e di Treben, la Farmacia del Signore, ma anche un ritratto vivente delle profondità del Cosmo che si muovono lungo una spirale ascendente, sia fuori che dentro di noi. Sta attualmente occupandosi della realizzazione di un orto planetario in Toscana, un forest garden con aiuole-mandala dedicate a ciascuno dei pianeti, più la Terra. Il progetto di Giorgia: www.ortisensibili.it