“Buongiorno Principessa!”

E’ questa una delle frasi che subito ci fa tornare in mente il capolavoro diretto e interpretato da Roberto Benigni “La vita è bella“.

In realtà è un film molto triste che racconta come con la comicità e l’umorismo si può sopravvivere anche alla più terribile delle atrocità, l’olocausto

Ma questo è molto di più di un semplice film.

n.d.r.: comicità -> suscita riso, umorismo -> suscita sorriso e riflessione

La trama è semplice, Guido Orefice ha un sogno, aprire una libreria, nel frattempo lavora come cameriere al Grand Hotel e si innamora di Dora, la maestra del paese. Il sogno diventa realtà, Guido si sposa e insieme alla sua amata hanno un figlio Giosuè. Sembra tutto perfetto fino a quando la Seconda Guerra Mondiale non fa il suo ingresso prepotente in questa storia; Guido e la sua famiglia finiscono in un campo di concentramento dove i due maschi di famiglia vengono separati dalla madre. Guido però trova il modo di sopravvivere alle atrocità dei campi facendo credere al figlio che sia in realtà tutto un gioco, è qui che entra in gioco la “sdrammatizzazione dell’olocausto” che Benigni crea ad opera d’arte. Non svelo il finale (che tanto ormai credo tutti conoscano visto che è un film del 1997) per non rovinare il film a chi per caso non lo avesse ancora visto.

Ma nonostante la semplicità della trama questo film, come dicevo prima, nasconde molto di più.

 

Tutti pensano che questo sia un film incentrato su uno dei peggiori periodi storici iniziato nel 1933, quando circa 15-17 milioni di ebrei e persone ritenute dai nazisti “indesiderabili” o “inferiori” per motivi politici o razziali furono rinchiuse nei campi di concentramento e non fecero più ritorno a casa. In realtà questo film è incentrato sull’amore di un padre per il figlio, Guido infatti riesce a coinvolgere Giosuè in un gioco a punti dove il premio finale è un carro armato, per far si che il piccolo non abbia paura.

Lo dimostra lo storico discorso del soldato tedesco tradotto da Guido appositamente per suo figlio:

Soldato [in tedesco]: Attenzione! Attenzione! Silenzio! C’è un italiano che sa il tedesco qui?
Guido [a Bartolomeo]: Che ha detto?
Bartolomeo: Cercano uno che parla tedesco, spiega tutte le regole del campo. [Guido alza la mano] Che sai il tedesco?
Guido: No.
Soldato [in tedesco]: Ascoltatemi tutti; lo dico soltanto una volta.
Guido: Comincia il gioco, chi c’è c’è, chi non c’è non c’è.
Soldato [in tedesco]: Siete stati portati in questo campo per un motivo…
Guido: Si vince a 1000 punti. Il primo classificato vince un carro armato vero.
Soldato [in tedesco]: …per lavorare!
Guido: Beato lui.
Soldato [in tedesco]: Ogni sabotaggio è punito con la morte. Le esecuzioni avvengono sul quadrangolare con degli spari alle spalle. [si indica la schiena]
Guido: Ogni giorno vi daremo la classifica generale da quell’altoparlante là. All’ultimo classificato verrà attaccato un cartello con su scritto “asino”, qui sulla schiena.
Soldato [in tedesco]: Avete l’onore di lavorare per la nostra grande madrepatria e di partecipare alla costruzione del grande Impero Tedesco.
Guido: Noi facciamo la parte di quelli cattivi cattivi che urlano, chi ha paura perde punti.
Soldato [in tedesco]: Non dovete scordare mai tre regole generali: 1) Non provate a scappare; 2) Seguite ogni comando senza fare domande; 3) Ognuno che protesta vien impiccato. È chiaro?
Guido: In tre casi si perdono tutti i punti, li perdono: 1) Quelli che si mettono a piangere; 2) Quelli che vogliono vedere la mamma; 3) Quelli che hanno fame e vogliono la merendina, scordatevela!
Soldato [in tedesco]: Dovreste essere contenti di lavorare qui. Non succederà niente a quelli che rispettano le regole.
Guido: È molto facile perdere punti per la fame. Io stesso ieri ho perso 40 punti perché volevo a tutti i costi un panino con la marmellata.
Soldato [in tedesco]: La compiacenza è tutto!
Guido: D’albicocche.
Soldato [in tedesco]: [un altro soldato gli dice qualcosa all’orecchio] Altra cosa:
Guido: Lui di fragole.
Soldato [in tedesco]: Quando sentite questo fischio dovete venire rapidamente sul quadrangolare…
Guido: Ah, non chiedete i lecca-lecca perché non ve li danno: ce li mangiamo tutti noi.
Soldato [in tedesco]: …ogni mattina…
Guido: Io ieri ne ho mangiati 20.
Soldato [in tedesco]: …farete una fila, due persone di fianco…
Guido: …Un mal di pancia…
Soldato [in tedesco]: …ogni mattina…
Guido: …però erano boni…
Soldato [in tedesco]: …per l’appello.
Guido: …lascia fare…
Soldato [in tedesco]: Altra cosa: lì dietro lavorerete. Capirete facilmente le dimensioni del campo.
Guido: Scusate se vado di fretta, ma oggi sto giocando a nascondino, ora vado, sennò mi fanno tana.

Ma perché il titolo “La vita è bella”?

A rispondere è lo stesso Benigni:

“Avevamo finito la sceneggiatura. Con Vincenzo Cerami ci mettemmo a cercare un titolo ottimistico, a contrasto con una storia di lager e nazismo. Lui disse: Ci vorrebbe una cosa tipo… la vita è bella!”. Era uno di quei titoli provvisori che ti vengono in mente all’inizio. Così ci segnammo: cercare titolo definitivo per La vita è bella…”.

L’illuminazione arrivò dopo la lettura di “Se questo è un uomo”di Primo Levi:

“…ma a un certo punto lui dice di essersi messo a pensare, nel lager, che ‘là fuori la vita era bella e avrebbe continuato a esserlo’. Mi colpì e chiamai Cerami. Il quale mi disse che aveva appena finito di leggere I diari di Trotsky, altra tragedia, che si concludono con le parole ‘la vita è bella’”

Eh già… perché la vita E’ bella nonostante tutto, nonostante le difficoltà, l’odio, la guerra. La prima parte del film è quasi idilliaca, l’amore per la sua Principessa, il loro incontro nella serra, la nascita di Giosuè, la realizzazione del sogno del protagonista… e nonostante la guerra e i nazisti la vita è ancora bella, basta saperla prendere, è forse questo che voleva insegnarci?

Forse sì. 

Ma insegna anche che siamo tutti uguali e lo fa grazie alla reinterpretazione di Guido del Manifesto della Razza (uscito nel 1938 che declamava la teoria dell’esistenza delle razze umane suddivise in superiori e inferiori).

Per conquistare la maestra Dora, infatti, Guido si reinventa ispettore del Ministero e si intrufola nella classe dove lei insegna, mostra il suo “ombelico” per mostrare che è uguale a tutti gli altri ombelichi e sfata le differenze a cui fa appello il Manifesto e sbeffeggia i principi fascisti e l’ideologia razzista.

 

Quindi questo è un film non solo sull’amore paterno, anche sull’amore fraterno inteso come amore verso tutti indistintamente… un film che torna ad essere prepotentemente attuale se ci pensiamo bene…

La vita è bella ci insegna la felicità, quella semplice, pura, libera ci insegna l’uguaglianza, l’amore, ci insegna che la voglia di vivere è più forte di qualsiasi incertezza, di qualsiasi ingiustizia. Ci insegna che il vero orrore della società è nell’indifferenza di chi osserva e non fa nulla.

Articolo scritto da Valeria Bonora – valeria2174.wix.com