Ormai è assodato che gli organismi viventi appartenenti al regno animale abbiano una propria intelligenza che permette loro la sopravvivenza, ma si può dire lo stesso degli organismi viventi appartenenti al regno vegetale?

Secondo Stefano Mancuso, scienziato di fama internazionale che dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV) dell’Università degli Studi di Firenze, la risposta è sì.

Piante intelligenti

Se pensiamo che 470milioni di anni fa la Zygnematophyceae fu la prima piantina (in realtà un’alga) che ebbe il coraggio di emergere dalle acque per compiere i suoi primi passi all’aria… è facile immaginare quanta strada questi organismi abbiano fatto per diventare le enormi foreste che popolano la Terra oggi.

Queste alghe hanno dovuto affrontare mille problemi: dal pericolo delle radiazioni ultraviolette alla creazione di un sistema “vascolare” che permettesse lo scambio di gas tra le parti della pianta e quindi la fotosintesi, alla formazione di radici per l’estrazione di acqua dal terreno, fino alla simbiosi con i funghi per estrarre nutrimenti dal terreno attraverso le radici. Un intricato “sistema ingegneristico” ha permesso alle piante di svilupparsi e di intraprendere il cammino sulla terraferma.

Ma non poteva bastare per sopravvivere. 

Piante intelligenti

E’ qui che Stefano Mancuso afferma la “mobilità” delle piante. Lo scienziato infatti afferma che le piante siano uno degli organismi pionieri per eccellenza. In realtà la pianta fine a se stessa non si sposta, ma se si osserva il fenomeno dal punto di vista di una comunità allora è facile comprendere come le piante possano in realtà migrare e lo fanno soprattutto per sopravvivere. Nel corso dei millenni si sono alzate, modificate, irrobustire, hanno evoluto il loro sistema di riproduzione, hanno creato semi volanti, fiori, frutti… il tutto per potersi muovere dal loro punto di origine e trasferirsi in posti più adatti alla crescita, per scappare ai cambiamenti climatici.

Le piante per muoversi sfruttano il vento, l’acqua, gli animali, hanno creato diversi modi per poter viaggiare e raggiungere anche continenti lontani e lo fanno attraverso i semi, quelli che rappresentano la comunità di cui parlavo prima.

«Gli alberi nutrono i semi come i genitori farebbero con un bimbo. E sono organismi pionieri: viaggiano e reagiscono al cambiamento del clima innalzandosi per cercare il fresco» ~ S. Mancuso

La neurobiologia vegetale è una disciplina che studia come le piante possano riuscire a ricevere dei segnali dall’ambiente, rielaborando le informazioni e calcolando le soluzioni adatte alla propria sopravvivenza.

Piante intelligenti

Nel 1880 Darwin elaborò questa teoria per vedere le piante da un nuovo punto di vista: “[la pianta è] un animale capovolto,  con i propri organi sensoriali ed il cervello in basso, sottoterra e gli organi sessuali in cima”.

Mancuso rincara la dose affermando che le piante hanno una loro memoria e una loro “vista” e lo fa con due esempi: la Mimosa pudica chiude le sue foglie se stimolata, ma la ripetizione dello stesso stimolo la porta a non chiudere più le foglie in mancanza di un vero pericolo, e questo stesso stimolo è in grado di riconoscerlo anche dopo mesi; invece la Boquilla trifoliata si mimetizza assumendo il colore, la forma e le dimensioni della pianta che gli sta affianco, proprio come se potesse “vederla”.

Leggendo «L’incredibile viaggio delle piante» dello scienziato Mancuso, è possibile scoprire come le piante navighino intorno al mondo, portino la vita su isole sterili, siano state in grado di crescere in luoghi inaccessibili e inospitali, riescano a viaggiare attraverso il tempo e convincere gli animali a farsi trasportare ovunque. Questa si può definire una reazione umana, infatti l’uomo migra quando le zone in cui vive non offrono più le condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo, nello stesso modo le piante cercano posti più favorevoli alla crescita e alla sopravvivenza.

Piante intelligenti

Questo è un meccanismo di base di ogni essere vivente, proprio come sosteneva Darwin: nella sfida per la sopravvivenza, a prevalere è il più adatto, non il più forte o il più aggressivo.

Mancuso si spinge anche oltre alla motilità delle piante affermando la “genitorialità“. Le piante infatti creano fra loro una sorta di comune dove sono connesse tra loro attraverso l’apparato radicale, che sfruttano per scambiarsi informazioni sullo stato dell’ambiente, nutrienti e acqua e in oltre accudiscono i semi caduti aiutandoli a crescere fino a quando non saranno in grado di fare la fotosintesi, queste sono le cure parentali che le piante offrono ai loro figli, i semi.

Quindi le piante sono intelligenti, migrano, si spostano, accudiscono i figli, cercano di sopravvivere a dispetto di tutti i cambiamenti che l’uomo o l’ambiente stesso porta sulla Terra.

Piante intelligenti

Dovremmo imparare a vivere di più come le piante, una comunità di mutuo appoggio, dove ogni organismo è legato ad un altro senza prevaricazioni ma al solo scopo di aiutarsi a vicenda per sopravvivere. Le piante non hanno frontiere, non hanno limiti, possono essere trasportate a chilometri di distanza, anche grazie all’uomo, treni e aerei favoriscono lo scambio di semi e la proliferazione della specie. Così ogni uomo, anche a sua insaputa, è un mezzo di trasporto per la vita, bisogna solo imparare a rispettarla.

Ispirazioni tratte da 
www.corriere.it
Focus n°325 Ottobre 2019 “La Sapienza delle piante”

Articolo scritto da Valeria Bonora – valeria2174.wix.com