Cosa significa “fiorire”

La fioritura personale è un concetto diverso dalla crescita personale. Mentre la crescita ci sprona a migliorare, imparare sempre più, la fioritura contempla la dimensione interiore della persona in base alla sua natura, alla sua vocazione, ai suoi ritmi di realizzazione. La fioritura non è una corsa al miglioramento a tutti i costi ma un processo di realizzazione durante il quale il nocciolo interiore che contiene la potenza del proprio essere autentico sboccia lentamente.

È facile capire che in questo processo è alquanto controproducente tentare di affrettare i tempi di sviluppo: ognuno ha i suoi. Inoltre, la fioritura personale non ci parla di un obiettivo, di un ideale da raggiungere, ma bensì di qualcosa di molto più concreto: la manifestazione della propria identità in tutto il suo splendore; ci parla quindi di una realizzazione umana, concreta, contrapposta ad un’idea di felicità spesso confinata all’immaginazione che vorremmo vedere manifestarsi esteriormente.

Quando si fiorisce, si percepisce il cambiamento dentro di sé sentendo di essere allineati al proprio essere: non ci si fa più violenza tentando di essere come gli altri o di  adeguarsi a norme prestabilite, ma si accoglie la propria unicità senza timore.

Fiorire non significa rincorrere un’ideale di perfezione ma bensì accogliere la propria natura e svilupparla dall’interno, momento dopo momento, con attenzione al proprio benessere, senza l’ansia da prestazione tipica della crescita personale.

“A questo punto, diventa straordinariamente facile comprendere la nostra vita: comunque siamo, non potevamo essere altrimenti. Niente rimpianti, niente strade sbagliate, niente veri errori. L’occhio della necessità svela che ciò che facciamo è soltanto ciò che poteva essere.”
(James Hillman)

Fiorire e la via dello star bene con se stessi

“Chi Dedica Tempo A Se Stesso Fiorisce Ogni Giorno.”
(Detto zen)

Fiorire è quindi un processo che mira a stare bene con se stessi e a liberare il seme delle nostre mille potenzialità da tutto ciò che lo blocca nel manifestarsi al mondo, o meglio “sbocciare”. La domanda sorge spontanea: come si fiorisce? La risposta è semplice da dare, meno da attuare: essendo se stessi, pienamente, incondizionatamente, senza rimpianti.

In effetti, per riuscire a fiorire occorre accogliere la propria unicità (ognuno è diverso) e rispettarsi profondamente; ciò implica conoscere le proprie necessità, scegliere di assecondare i propri talenti, rispettarsi e migliorare, non per somigliare a ciò che non si è ma per avvicinarsi sempre più al proprio essere autentico e questo passo non può essere fatto senza accogliere e riconoscere gli aspetti più ruvidi e grezzi di noi: i difetti.

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Fiorire significa quindi trovare la chiave della Bellezza profonda dentro di sé, accoglierla e non temere di prendere il proprio posto nel mondo, di metterci radici e slanciarsi verso l’alto.

Si tratta quindi di un cammino di consapevolezza e di manifest-azione: dello sbocciare del seme contenente il nostro Essere in potenza e, attraverso le diverse tappe dello sviluppo interiore, renderlo manifesto per permettere alla sua vocazione, alla sua azione nel mondo, di propagarsi attorno a sé. Perché l’essere è custode di una vocazione, come spiegava James Hillman nel suo libro Il codice dell’anima e questa vocazione ha una ragione di essere nel fare.

→ Leggi anche: Il codice dell’Anima di James Hillman, ognuno di noi nasce con una vocazione

La fioritura personale e il segreto del profumo

L’allegoria del fiore come significato del processo interiore di realizzazione va ben al di là di un’interpretazione puramente estetica e se si scruta da più vicino questa immagine, scopriremo la grande saggezza, anche simbolica, celata in essa.

Purtroppo, pensando al processo di fioritura, rischiamo di fermarci all’immagine del fiore che costituisce una tappa e non la meta dell’allegoria, pensando che la realizzazione nella Bellezza del proprio essere sia la fine ultima dell’essere autentico racchiuso in noi; in realtà, c’è dell’altro.

È vero che già giungere allo stadio dell’essere in cui si manifesta la propria natura ed unicità rappresenta già di per sé una tappa importante non facile da raggiungere, ma rischiamo di dimenticarci la funzione e il fine della fioritura. Nel fiore esiste una dimensione invisibile ma allo stesso tempo fondamentale senza la quale non riuscirebbe ad essere totalmente se stesso e che racchiude un simbolo estremamente importante: il profumo.

Cosa rappresenta il profumo? Nell’inconscio collettivo, il profumo rimanda alla dimensione sacra. Usato nei riti religiosi e nei templi, era associato alla divinità, perché associato al respiro, al soffio di vita. Il naso, l’organo sensoriale in grado di percepire il profumo è connesso direttamente al cervello, a tal punto da rappresentare un ponte tra dimensione interna e mondo esterno. Per questa sua facoltà di dialogare col cervello e l’inconscio in particolare, l’olfatto (il primo senso sviluppato, e connesso ad una parte antica del cervello) è in grado di risvegliare la nostra memoria, ma forse l’aspetto più interessante e dimenticato del profumo è quello di essere un messaggio, un ponte tra l’ inconscio di due persone o più.

Nell’allegoria della fioritura personale, chi fiorisce manda inconsciamente un messaggio intorno a sé. Ma a quale scopo? Il profumo, come detto in precedenza, è sempre stato collegato alla dimensione sacra dell’essere, al Pneuma, al soffio vitale; il “profumo” metaforico emanato da una persona che ha conseguito la propria fioritura veicola un messaggio di ispirazione per chi lo circonda, manda un messaggio di speranza: “La primavera è vicina, ricordati chi sei”.

E chi sa, forse sono proprio i fiori a fare la primavera…

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it