Immagina di passeggiare in montagna. Stai camminando in mezzo alla foresta su un sentiero sterrato mentre il canto di un uccello attira la tua attenzione. Col naso rivolto verso il cielo, inciampi su un sasso che rotola sotto il tuo piede. Cadi a terra. Ti ritrovi ora a quattro zampe con quel sasso proprio davanti agli occhi…

Spesso consideriamo i nostri difetti come degli aspetti di noi da eliminare o soffocare. Rappresentano quei lati ombrosi del nostro carattere che spesso ci cacciano nei guai: l’impazienza, l’iper-sensibilità, il perfezionismo, l’indecisione, ecc. Ma se tutti questi difetti avessero una ragione di essere ben precisa (pure positiva) e non dovessero essere repressi?

“Fino ai trent’anni, passiamo la maggior parte del tempo a decidere quali aspetti di noi stessi dobbiamo buttare nel sacco dell’immondizia, poi passiamo il resto della vita a tentare di tirarli fuori.”
(Robert Bly)

I difetti e la metafora del seme

Secondo la psicologia, i nostri difetti caratteriali nascondono in realtà delle qualità. Oltre al fatto che sono proprio i nostri difetti a renderci umani e squisitamente imperfetti, questi rappresentano anche una materia psichica ricca anche se ancora grezza; è ciò che sono i nostri difetti: sono dei semi preziosi custoditi dentro a dei gusci ruvidi, ma se si riesce a guardare oltre il guscio, che ricordiamolo serve comunque a proteggere il seme, ci troveremo una qualità pronta a fiorire.

Se buttiamo via il guscio con tutto ciò che contiene, non riusciremo mai a fare germogliare quel seme prezioso custodito al suo interno. I nostri difetti sono simili: sono dei talenti in potenza che necessitano di tempo e di buone condizioni per germogliare e fiorire. Rifiutare questi aspetti grezzi di noi equivalerebbe a privarci di alcuni talenti e quindi bloccare la maturazione della nostra personalità.

Da dove vengono i nostri difetti

I nostri difetti sono principalmente creati in risposta a paure legate a ferite emotive nate durante l’infanzia oppure a comportamenti che sono diventati abitudinari nell’adolescenza o nell’infanzia. Si tratta spesso di abitudini che abbiamo integrato in passato, pensando che fossero appropriate nel reagire ad una situazione, ma che sono rimaste ad un livello di sviluppo talmente basilare da risultare totalmente inopportune una volta diventati adulti.

Perché combattere i nostri difetti è controproducente

Tendiamo a nascondere i nostri difetti agli occhi degli altri, anche a combatterli per eliminarli dalle nostre vite, eppure, questo è controproducente e nocivo per il nostro sviluppo in quanto questa repressione è il risultato non di una scelta interiore ma di un obbligo verso gli altri: per soddisfare le esigenze sociali.

Reprimendo questi tratti di personalità, rischiamo di mutilarci interiormente: privandoci per convenzione sociale di ciò che ci rende umano ed unico anche se imperfetto, non solo menomiamo la nostra personalità, ma rischiamo di rinunciare sempre più a ciò che siamo per entrare negli stampi di una società che ci vuole tutti uguali. Come se non bastasse, pensare di riuscire ad amputarci dai nostri difetti è illusorio: non possiamo eliminarli, possiamo tutt’al più nasconderli nelle nostre catacombe interiori, lì dove basterà una scintilla per farci implodere, con gravi conseguenze per il nostro equilibrio mentale.

Accettare i propri difetti rende più maturi

Accettare i propri difetti significa accoglierli e riconoscerli per ciò che sono: energia grezza con un enorme potenziale. Se ci pensiamo bene, la differenza tra qualità e difetto è assai labile e ciò che li differenzia è l’intensità, la quantità di energia con la quale si esprimono.

Ogni tratto caratteriale squilibrato, portato all’estremo (sia in eccesso che in carenza), lo porta ad essere espresso in maniera disfunzionale ed è quindi percepito come difetto.
Ogni tratto caratteriale equilibrato, espresso nella giusta misura e quindi flessibile ed adattabile, è percepito come qualità.

Tutto questo ci aiuta a capire che non c’è nulla di sbagliato in noi, nulla di cui dobbiamo vergognarci o che dobbiamo nascondere. L’unica cosa che dobbiamo fare è accettare tutte quelle sfumature che compongono la nostra personalità, riconoscerle ed individuare quelle che necessitano di essere affinate.

I nostri difetti sono semplicemente delle qualità tardive che necessitano di più tempo per sbocciare. È lapalissiano che questi “semi tardivi” necessiteranno di cure e di attenzione per crescere al meglio, ma è proprio attraverso questo processo di maturazione che scopriremo il tesoro custodito all’interno di questi tratti caratteriali così scomodi.

Torniamo alla storia iniziale: sei faccia a faccia con il sasso che ti ha fatto cadere. È un sasso normale, almeno a prima vista, ma guardandolo più attentamente, ti rendi conto che qualcosa luccica attraverso la fessura che si è creata durante la tua caduta: non era un banale sasso, era un cristallo ben nascosto.

Ora ti invito a fare la stessa cosa coi tuoi difetti: tenta di scoprire la bellezza che quei gusci ruvidi nascondono al loro interno e affinali fino a fare di loro dei veri tesori.

“L’essenza di un uomo si trova nei suoi difetti.”
(Francis Picabia)

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it