“Disamore” è una parola strana. È quasi la negazione di ciò che è stato: il rifiuto delle farfalle nello stomaco, il diniego dei baci e delle parole d’amore come se tutti quei “per sempre” detti col fuoco nell’anima fossero stati solo un’illusione. L’illusione è credere che non era amore, perché ora che tutto è finito, il disamore che resta è ben reale; ed è proprio questo, e non l’amore passato, che fa male.

Il disamore può condizionare le nostre relazioni negativamente, spingendoci a reagire d’impulso, anticipando delle reazioni o attribuendo dei pensieri all’altro sulla base del passato: viviamo questa nuova relazione come una copia deformata di quella passata senza accorgerci che potremmo viverla meglio se invece di lasciarci guidare dalla paura di soffrire vivessimo la coppia con maggiore consapevolezza ed interesse reciproco.

Il disamore del passato può rovinare l’amore di oggi

Il disamore è ciò che resta quando l’amore è finito, è quel dolore sordo che ti pugnala il cuore e che fa male, tremendamente male, a tal punto da lasciare una traccia profonda dentro di te; una traccia talmente dolorosa che ti spingerà a vivere le relazioni future con la paura di soffrire ancora. L’ombra del passato si estenderà sull’amore presente, non riuscirai ad avere completamente fiducia nell’altro, perché come dice il detto: “Gatto scottato dall’acqua calda teme quella fredda”.

Il problema è che nel vivere con quel dolore in sottofondo ti impedirai di aprirti realmente all’altro, di investire in quella relazione, di dare fiducia all’altro. E forse mi dirai: “Ma perché mai dovrei fidarmi se ho già avuto la prova in passato che l’amore fa male?”; ma in realtà l’amore non fa male, è il disamore che fa soffrire, il tradimento, i fraintendimenti, le parole dette senza pensarle veramente, il giudizio, la rabbia repressa, che fanno male.

Sono tutte le cose che hai vissuto con un’altra persona che ti fanno male. A meno che tu tenda a metterti in coppia sempre con persone palesemente disfunzionali e tossiche (in questo caso sarebbe meglio lavorare su questo aspetto per evitare ulteriori esperienze negative), ogni relazione è diversa e merita di essere vissuta per ciò che è: unica.

Il dolore provocato dal disamore può essere guarito grazie alla Mindfulness

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Neurophysiology, il nostro cervello reagisce al disamore nello stesso modo che al dolore fisico, ma è come reagiamo a queste ferite che condiziona i nostri rapporti di coppia; ecco perché secondo la teoria della neurobiologia interpersonale del dott. Daniel J. Siegel, autore e professore di psichiatria presso la University of California oltre che fondatore del Mindful Awareness Research Center, la Mindfulness aiuta a “riparare” quei circuiti neuronali danneggiati dal dolore, provocato dal disamore, grazie alla plasticità neuronale e promuovere relazioni interpersonali più armoniose, equilibrate ed appaganti.

Ecco cosa dice in proposito nel suo libro Mindfulness e cervello, pubblicato da Raffaello Cortina Editore:

Alcuni studi scientifici hanno dimostrato che applicazioni specifiche della consapevolezza mindful migliorano la nostra capacità di regolare le emozioni, di contrastare la disfunzione emotiva, di migliorare i pattern di pensiero e di ridurre gli assetti mentali negativi.
Le ricerche di alcune dimensioni delle pratiche di consapevolezza mindful rivelano che esse rafforzano il funzionamento del corpo: la sua capacità di guarigione, le risposte immunitarie, la reattività allo stress e il senso generale di benessere fisico sono rafforzati dalla mindfullness (Davidson, Kabat-Zinn, Schumacher et al., 2003). Anche le nostre relazioni con gli altri migliorano, forse perché la capacità di percepire i segnali emotivi non verbali degli altri può esserne rafforzata e la capacità di sentire i mondi interni degli altri accresciuta.

→ Qui trovi un interessantissimo intervento (in inglese) del dott. Daniel J. Siegel, intervistato da Jack Kornfield, al Live Talk di Los Angeles dal titolo “The neuroscience of well-being, Mindfulness&Love”.

La Mindfulness è stata, ed è ancora, materia di studio nel campo delle neuroscienze in quanto è stato scientificamente dimostrato che una pratica costante è in grado di promuovere la plasticità neuronale: Il cervello è in grado di cambiare nella sua struttura e creare delle connessioni ex novo grazie all’attivazione di alcune funzioni, promossa dall’esperienza dell’attenzione consapevole. Ecco che grazie ai cambiamenti provocati da questo tipo di meditazione, possiamo essere più presenti e consapevoli nelle relazioni, viverle nel presente senza temere che l’ombra del passato, i fraintendimenti, le aspettative, e le proiezioni, rovinino la coppia, grazie ad un funzionamento cerebrale più efficiente e focalizzato sull’attimo presente.

Amare senza soffrire non è un’utopia

Amare senza soffrire è possibile? Sì, è possibile viversi in coppia con consapevolezza e maturità, a patto di rinunciare a quel sogno fatto di “e vissero tutti felici e contenti” pensando che la magia dei primi tempi continui per inerzia. Una relazione matura si basa sulla reciprocità, l’attenzione, la voglia di scoprirsi giorno dopo giorno, si basa sul scegliersi ogni mattina quando ci si sveglia al fianco dell’altro.

L’amore si basa sulla libertà, quella di poter esprimere nella coppia il proprio mondo senza la paura di essere ferito per questo; ma più di tutto, esiste nel presente ed è lì che va vissuto a pieno, è lì che si trova il corpo dell’amore: né ombra del passato, né sogno del futuro. L’unico posto dove esiste l’amore è qui e ora.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in Discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it