La sindrome da crocerossina può colpire sia uomini che donne ma si riscontra prevalentemente negli individui di sesso femminile, a tal punto da essere conosciuta anche col nome di “sindrome di Wendy”, riferendosi a Wendy Darling, la bambina che accompagnò Peter Pan nell’isola che non c’è e che si prese cura dei bambini sperduti.

Se da una parte può sembrare che la crocerossina abbia molto a cuore il benessere degli altri e soprattutto dei più bisognosi, ciò di cui si parla meno è ciò che nasconde questo comportamento così altruista da portare la crocerossina a sacrificarsi gratuitamente per gli altri: il suo lato oscuro che nasconde una grande paura di soffrire.

Fare la differenza tra una crocerossina e un altruista equilibrato

aiuto crocerossina

È difficile fare la differenza tra una persona mossa da una reale volontà di aiutare il prossimo per puro spirito altruistico e una crocerossina perché sembrano comportarsi allo stesso modo:

– Si prendono naturalmente cura degli altri.
– Sono sensibili ed empatiche, comprendono il dolore che gli altri possono provare.
– Sono felici all’idea di poter essere d’aiuto, di poter risolvere i problemi altrui.
– Sono disponibili, premurose, attente.

Ma c’è una linea sottile che separa l’altruista dalla crocerossina, una linea fatta di limiti e paletti che un’altruista si guarderà bene di oltrepassare perché sa bene che andando oltre, farà del male a se stesso )oltre a calpestare il libero arbitrio dell’altro); è la linea che separa l’aiutare gli altri dal sacrificare se stesso per paura di perderli, perché l’unica fonte d’amore che la crocerossina è in grado di ricevere viene dall’esterno.

Questo limite non è un confine netto ma si compone di mille sfumature, così una persona potrà essere una crocerossina in famiglia e una persona equilibrata capace di affermare i suoi “no” con i conoscenti, o viceversa. Solo in casi patologici potremmo vedere un comportamento assolutista ed estremo, per fortuna sono più rari di quello che si pensa.

Quando aiutare gli altri è una tattica per colmare un vuoto interiore

La crocerossina si sacrifica per un motivo che spesso nasconde a se stessa: ha paura di rimanere sola, di essere abbandonata. La sua disponibilità quasi illimitata, la sua premura e preoccupazione nel risolvere problemi che non sono suoi, il sacrificare il suo tempo, le sue risorse e ben spesso la sua salute nascondono spesso una volontà di creare un patto di lealtà con la persona bisognosa che lei assiste: “Se sarò sempre lì per te, tu non potrai abbandonarmi. La tua lealtà, il tuo affetto, la tua riconoscenza saranno la ricompensa a tutti i miei sacrifici.

Rispondere ai bisogni degli altri andando fino a sacrificare sistematicamente i propri non corrisponde ad un altruismo equilibrato per un motivo semplice: chi è altruista agisce per il bene di tutti; la crocerossina invece agisce per far tacere una paura interiore e finisce per creare un legame di dipendenza che può pure nuocere a chi riceve il suo aiuto, perché si sarà resa indispensabile, sarà diventata la droga dell’altro.

Una crocerossina instaura quasi sempre una relazione sbilanciata con l’altro: non è un rapporto tra simili ma tra un bisognoso ed un salvatore; ecco che la crocerossina si nutre di questa asimmetria per placare una paura inconscia molto radicata in lei, la paura che l’ha fatta passare dall’altruismo alla sindrome di Wendy.

La crocerossina non si sente meritevole d’amore: se lo deve guadagnare

aiutare

L’asimmetria che la crocerossina crea nei rapporti è il riflesso di ciò che può provare dentro di sé. Spesso, chi è colpito da questa sindrome sente di non essere meritevole dell’amore degli altri e, per ovviare a questo peso, fa di tutto per “guadagnarselo”.

Ed è proprio osservando da più vicino questa dinamica che crea una silenziosa sofferenza, che possiamo capire meglio cosa impedisce all’altruista sano di oltrepassare certi limiti: è l’amore che riesce a provare anche per se stesso che fa la differenza e che gli permette di agire in modo equilibrato sia per gli altri che per sé, quell’amore che la crocerossina non riesce a fare suo e che tenta di colmare con l’affetto che spera suscitare nel sacrificarsi sempre per gli altri.

Ciò che trasforma un altruista in crocerossina è la paura dell’abbandono

tendere la mano

La differenza fondamentale che separa l’altruismo dalla sindrome da crocerossina è ciò che provoca la pulsione ad aiutare l’altro: la compassione oppure la paura. Come avrai capito, è la paura a spingere alcune persone ad essere disponibili al di là del possibile, a prendersi delle responsabilità che a loro non spettano, a tendere la mano quando avrebbero bisogno loro di qualcuno per aiutarle a rialzarsi e che vivono di gratificazioni riflesse.

La gratificazione riflessa risiede nell’incapacità di provare gioia o contentezza nel fare qualcosa di buono o bello direttamente per sé e al contrario sentirsi felici e vivi nel vedere l’altro gioire per qualcosa di positivo avvenuto nella sua vita e di cui siamo artefice.

Ovviamente, occorre tenere a mente che tra altruismo e sindrome da crocerossina, ci sono molte sfumature che possono variare sia nel tempo che con le persone con le quali ci rapportiamo, tuttavia, diventare consapevoli che i “sì” detti ad altri che diventano in realtà dei “no” a noi stessi sono sintomi di uno dolore, di una paura interiore, potrebbe davvero aiutarci a vivere in maniera più equilibrata le relazioni, uscendo da dinamiche di dipendenza e ricatto affettivo che sono ben diverse da ciò che potremmo chiamare “amore”.

→ Leggi anche: Altruista Compulsivo, 6 consigli per aiutare senza farsi annientare

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it