Forse non tutti sanno che la famosissima Pippi Calzelunghe nasce dalla mente geniale di Astrid Lindgren. O meglio da sua figlia Karin. Fu proprio lei a inventare quel buffo nome dalla pronuncia strana, Pippi Calzelunghe, dando ad Astrid l’idea per il suo straordinario personaggio. La storia di Pippi ebbe inizio così, per caso, finché Astrid non decise di metterla nero su bianco. Poco tempo dopo Pippi conquistò il mondo.

Chi era Astrid Lindgren

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Una “tipaccia” come Pippi Calzelunghe non poteva che nascere da una mente geniale e anticonformista come quella di Astrid. Originaria di una piccola cittadina della Svezia meridionale, Vimmerby, Astrid subì fin da giovanissima il peso del moralismo conformista. Rimasta incinta a 18 anni senza essere sposata suscitò scandalo a Vimmerby e decise così di trasferirsi a Stoccolma. A causa di problemi economici, si trovò costretta ad affidare il figlio Lars a una famiglia locale riprendendolo con sè solo in seguito al matrimonio.

Nel frattempo partorì Karin, che purtroppo si ammalò di polmonite. Per tenerle compagnia le raccontava storielle inventate finché la figlia non le nominò Pippi Calzelunghe. Astrid inventò un personaggio degno di quel nome tanto bizzarro, scomodo e birichino, che le valse, pochi anni dopo, la fama mondiale e premi come il Right Livelihood Award.

Aforismi, citazioni, frasi di Astrid Lindgren

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Le frasi, gli aforismi, le citazioni raccolte di seguito sono utili per farci un’idea del “caratterino” di Astrid, non a caso autrice di una ribelle come Pippi.

Io non voglio scrivere per gli adulti. Voglio scrivere per quei lettori che possono attuare miracoli. E solo i bambini fanno miracoli quando leggono.

Non capisco come possiate nominarmi personaggio dell’anno, io che sono cieca, sorda e mezza pazza. Faremo meglio a non dirlo troppo in giro, se no penseranno che tutti in Svezia siano come me. (commento di Astrid per il Premio Right Livelihood Award).

Non ho mai sperimentato l’innamoramento folle di cui la maggioranza delle persone parla e ammetto di non averne sentito la mancanza. In compenso ho avuto un’enorme capacità di amare i miei figli e i miei nipoti.

Aveva nove anni e se ne stava lì completamente sola; non aveva né mamma né papà, e in fin dei conti questa non era una cosa atroce se si pensa che così nessuno poteva dirle di andare a dormire proprio quando si divertiva di più o propinarle l’olio di fegato di merluzzo quando invece lei desiderava delle caramelle. (da Pippi Calzelunghe)

Gli insegnamenti di Astrid Lindgren

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Astrid Lindgren non è stata solo una talentuosa autrice di libri per bambini ma una donna coraggiosa, ribelle, anticonformista, che ha osato scandalizzare il suo mondo di origine facendo scelte insolite. Oggi avere un figlio senza essere sposate è ritenuto tutto sommato normale, averlo a 18 anni un po’ precoce ma fattibile, ma non illudiamoci che i pregiudizi siano venuti totalmente meno. In qualunque società, per quanto aperta, esistono delle “norme” non scritte di buona condotta che se da un lato aiutano a vivere meglio, dall’altro tendono a escludere chi fa scelte controcorrente, quindi diverse dalla maggioranza. E’ facile convincersi che cose simili ormai non accadano più, difficile accorgersi che accadono ovunque. 

Basti pensare che ancora oggi una donna libertina tende ad essere etichettata con nomignoli poco carini, una donna forte viene giudicata tendenzialmente aggressiva, e tanto per fare un esempio calato nella realtà, una donna che denuncia una violenza, come è successo poco tempo orsono ad Asia Argento, viene pubblicamente linciata dalla maggioranza con risposte del genere, “poteva dire di no“, “l’ha fatto per interesse”, “è colpa sua“. Insomma, i tempi sono cambiati ma i pregiudizi verso le donne sono duri a morire.

Detto questo, cosa dovremmo imparare da Astrid Lindgren? 

1. Ad avere coraggio di essere come desideriamo indipendentemente dalle scelte della maggioranza. Non è indispensabile conformarsi agli altri, se vogliamo sperimentare strade alternative perché non provarci?

2. A non giudicare frettolosamente chi fa scelte diverse dalle nostre, magari insolite, originali, strane, bizzarre.

3. A chiederci se stiamo davvero percorrendo la strada che vogliamo percorrere o se, piuttosto, le nostre scelte sono condizionate dall’opinione pubblica, dai nostri familiari, dall’ambiente in cui siamo cresciute. Potremmo chiederci, per esempio, se ci identifichiano molto o in parte in alcuni modelli femminili standard: la mamma iper-protettiva, la donna fissata con le pulizie domestiche, la ragazza da copertina e così via. Fino a che punto abbiamo scelto in modo consapevole e libero di essere così? Fino a che punto siamo condizionate da modelli esterni?

4. A metterci in gioco anche se non è facile, anche quando sembra troppo dura, anche se gli altri ci incoraggiano a mollare. 

5. A non temere la diversità perché non è una cosa sbagliata e nemmeno una cosa di cui vantarsi per sentirsi migliori degli altri. A volte, come reazione inversa, capita anche questo.

6. A sperimentare cose nuove, vie alternative, comportamenti insoliti rispetto alla “nostra” norma, se abbiamo voglia di farlo. E magari provarci anche se non ne abbiamo voglia, tanto per vedere cosa accade dentro e fuori di noi.

7. Ad avere il coraggio delle nostre scelte anche se comportano prove difficili. 

Laura De Rosa

mirabilinto.com

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