E’ curioso pensare che nel nostro mondo globalizzato esistano ancora minoranze etniche “pure”, in grado di vivere secondo regole peculiari, che differiscono dalla maggioranza. Secondo l’Unicef ad oggi sono in totale 300 milioni in tutto il mondo e una parte di esse è costituita da popolazioni indigene, ovvero originarie della terra che abitano.

Queste minoranze, in teoria, dovrebbero godere dei diritti fondamentali, la realtà dei fatti è però diversa. In parte perché questi popoli vivono secondo regole proprie che non sempre riconoscono la validità di determinati percorsi istituzionali. In parte perché le maggioranze anziché andare incontro alla diversità cercando vie di mediazione, impongono le proprie regole, dando per scontata la propria superiorità. Colonialismo docet!

Purtroppo gli indigeni nel corso del tempo, ovunque nel mondo, hanno subito numerose discriminazioni, alcune delle quali tristemente note come il famoso genocidio degli indiani d’America, sterminati dai colonizzatori europei. Un vero e proprio massacro che ha portato all’uccisione di circa 100 milioni di nativi in 500 anni.

L’ostilità nei confronti delle popolazioni indigene e più in generale verso le cosiddette minoranze, di cui fanno parte anche gli immigrati, non è affatto sopita ma ha assunto nuove forme. Le associazioni internazionali che si occupano della protezione degli indigeni forniscono dati raccapriccianti, ci parlano di continue ingiustizie ai loro danni e dell’incapacità delle comunità in maggioranza di accettare la diversità e di viverla nell’ottica dell’arricchimento anziché della privazione.

Tribù indigena sterminata in Amazzonia

indigeni

Il triste caso degli indigeni sterminati da alcuni cercatori d’oro in Amazzonia ha ridestato l’attenzione sulla controversa tematica. Ovviamente la barbarica uccisione va condannata ma non bisogna commettere l’errore di considerarla un’azione isolata, perché è in realtà lo specchio della prevaricazione che nel corso dei secoli, e tutt’oggi, i cosiddetti forti perpetrano ai danni dei deboli.

Il New York Times ha raccontato che la tribù viveva isolata dal mondo nella valle Javari, lungo il confine tra Brasile e Perù. In tutto i membri uccisi sono stati 10, fra cui donne e bambini. I corpi sono stati ridotti in pezzi e gettati nel fiume.

Il FUNAI, dipartimento governativo agli affari indigeni del Brasile, ha denunciato l’accaduto aprendo un’indagine. Stando ad alcune testimonianze, i cercatori d’oro si sarebbero vantati del massacro in un bar al confine con la Colombia. Secondo Survival International questo massacro potrebbe aver eliminato un quinto di un gruppo etnico remoto. Purtroppo in questa zona era stato emanato un decreto che permetteva lo sfruttamento da parte delle imprese minerarie di un’area protetta di 4mila ettari, ricca di oro e minerali, in cui vivono anche popolazioni indigene. Se da un lato infatti esistono associazioni solidali che cercano di proteggere queste minoranze, dall’altro sussistono interessi economici potenti che non guardano in faccia nessuno.

Stando alle parole di Leila Silvia Burger Sotto-Maior, impegnata nell’Agenzia brasiliana per le popolazioni indigene, il massacro si sarebbe svolto il mese scorso nella valle di Javari, un’area abitata da popolazioni native, alcune delle quali mai entrate in contatto con la civiltà. Purtroppo trovare i colpevoli non è semplice perché il luogo in cui sarebbe avvenuta l’uccisione, per essere raggiunto, richiede un viaggio di 12 giorni in barca.

Al momento sono stati arrestati due cercatori d’oro illegali che tuttavia non sarebbero coinvolti nel massacro. Pablo Luz de Beltrand, il procuratore che guida l’indagine, ha affermato: “Stiamo facendo i riscontri, ma i territori sono grandi e l’accesso è ridotto. Queste tribù sono isolate, perfino la Funai (un’agenzia governativa che si occupa di popolazione indigene) ha soltanto informazioni sporadiche su di loro. Perciò è un lavoro difficile, che richiede che tutti i dipartimenti del governo lavorino insieme“.

Le tribù indigene dell’Amazzonia

Nella Foresta Amazzonica esistono numerose tribù indigene incontaminate che purtroppo corrono il costante rischio di essere sterminate dagli invasori. I cercatori d’oro in particolare, molto frequenti a queste latitudini, non hanno alcuna pietà per le genti locali. E purtroppo il governo ha dimezzato i fondi per le agenzie che si occupano di tutelare queste minoranze etniche.

Secondo alcuni attivisti, come Sarah Shenker di Survival International, il governo brasiliano non è in grado di tutelare queste genti nonostante l’obbligo costituzionale. Indigeni così come altre popolazioni in minoranza subiscono continuamente ingiustizie spesso correlate allo sfruttamento delle risorse. Le minacce peggiori oggigiorno sono dovute al petrolio, al gas, al taglio illegale della foresta e all’estendersi di allevamenti e imprese agricole nei territori degli indigeni. Il diritto alla proprietà collettiva delle loro terre non è concesso agli indigeni in Brasile mentre in Colombia e in Perù vige una legge che lo regolamenta sebbene non sia rispettata.

Il problema dello sterminio di genti così distanti da noi, non solo fisicamente, può sembrare secondario rispetto ad altre tematiche d’attualità ma l’indifferenza nei confronti delle minoranze è sintomatica di un’indifferenza verso il diverso, che continua troppo spesso a essere percepito in modo negativo o inferiore. E’ importante prenderne atto per cambiare approccio nella vita di ogni giorno, imparando a rispettare le minoranze e le persone che scelgono di vivere diversamente. Non è detto che le scelte del gruppo più numeroso siano sempre giuste e lecite. Vale la pena rifletterci.

Laura De Rosa

mirabilinto.com