In un mondo che si dichiara sempre più etico la gentilezza è diventata un valore importante… perlomeno a parole. Ma cos’è la gentilezza? Parto sempre dal dizionario perché fornisce la definizione linguistica standard, una base più o meno sicura da cui partire per approfondimenti di varia natura. E cosa ci dice il dizionario? Parla in primis di cortesia, garbo nei confronti degli altri. In seconda postazione troviamo la nobiltà interiore, la finezza di sentimenti, seguita dall’atto gentile. Insomma, la gentilezza è un atteggiamento garbato, cortese, nei confronti altrui.

Secondo me la gentilezza, quella autentica, si nasconde spesso nelle persone più inaspettate. Perché fare i gentili è una cosa, esserlo un’altra. La gentilezza può diventare una maschera di conformismo, un modo per apparire buoni e cortesi, forse persino uno strumento per nascondersi, perché in fondo chi mai potrebbe prendersela con un essere gentile. Non voglio dire che sia inutile o negativa, tutt’altro, la considero importantissima e cerco di praticarla quanto più possibile, ma non posso fare a meno di osservare le cose da punti di vista diversi, ribaltandole più e più volte per scovarne le innumerevoli sfaccettature.

Quando la gentilezza nasconde altro

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Il primo aspetto negativo che mi viene in mente, in relazione alla gentilezza, è l’incapacità di dire no. E’ quel tipo di gentilezza, come la definisce certa psicologia, autodistruttiva, frutto di insicurezze piuttosto che di reale cortesia interiore, che ci induce a essere perennemente sorridenti e disponibili nei confronti degli altri, a tal punto da rinunciare a noi stessi.

E che dire della gentilezza come strumento di potere? Attraverso la gentilezza, il diplomatico, tanto per fare un esempio, può ottenere più facilmente i propri obiettivi, esercitando una forma di controllo sugli altri perché ne gestisce indirettamente l’aggressività. Quando infatti siamo gentili otteniamo più facilmente gentilezza, salvo eccezioni. Cosa positiva all’apparenza ma in realtà duplice perché dipende dagli scopi che ci guidano, a volte ambigui in modo inconscio.

Stefano Caracciolo durante l’intervento “Il potere della gentilezza” ha dichiarato:

…la gentilezza è un distacco, a volte anche in senso buono. Sono gentile con una persona che non conosco, la tratto bene, nel modo migliore, ma stando un pochino in guardia nei suoi confronti. Appunto: homo homini lupus, il potere, l’appropriazione, la sopraffazione dell’altro. È Machiavelli che ne parla: il principe deve essere la volpe e il leone. La volpe per l’astuzia e il leone per la forza. A volte, machiavellicamente, il fine giustifica i mezzi. Se qualcuno vuole farti del male, il modo migliore per riuscire a farlo è essere gentile all’inizio. Quanti pensionati vengono gentilmente avvicinati in casa loro da persone che vogliono verificare il gas o quant’altro e con astuzia emerge poi la violenza. Esiste una gentilezza autentica e una gentilezza falsa: se dobbiamo mettere un limite fra le due, la gentilezza vera è disinteressata mentre quella falsa ha un suo interesse, che può anche essere lecito e desiderabile.”

Non è detto quindi che la gentilezza sia deliberatamente falsa, come nel caso dei ladri imbroglioni, è anzi più insidiosa quando chi la esercita lo fa per uno scopo, ma senza esserne totalmente consapevole. Forse anche noi, alcune volte, siamo gentili per esercitare inconsciamente un potere sugli altri, piuttosto che per reale, autentico, spirito solidale. E quante volte ci sarà capitato di essere gentili per pura cortesia, per mantenere la facciata, per sembrare buoni e generosi perché così vogliamo essere ricordati, rispettabili e gentili.

L’importanza della gentilezza

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Ma passiamo finalmente ai pro della gentilezza che nonostante tutto, rimane pur sempre importante. Prima di tutto perché essere gentili con una persona qualunque è un modo per creare confidenza, entrare in qualche modo in empatia con l’altro. Etimologicamente gentilezza si riferirebbe infatti al modo di comportarsi da gentili nell’ambito della gens, ovvero appartenere a una famiglia, trattare una persona in modo famigliare, considerandola degna di rispetto ed ascolto, indipendentemente dalla sua origine, dalla sua estraneità.

La gentilezza ha poi a che vedere con il dono, il fatto di offrire qualcosa all’altro, che sia materiale o meno, ma di valore simbolico. Il fatto stesso di offrire se stessi all’altro, seppure in modo transitorio, è un atto di gentilezza perché nel momento in cui diamo per esempio un’indicazione a un estraneo, doniamo una parte del nostro tempo in nome della gentilezza. La questione tempo è molto importante perché la fretta sembra essere nemica della gentilezza visto che ci fa essere impazienti, poco disposti all’ascolto, ruvidi, per l’appunto frettolosi.

E concludo con questa citazione tratta dal libro “Il potere della gentilezza” di Franck Martin:

Il mondo è dei furbi? No, il mondo è dei gentili! La gentilezza custodisce il segreto per instaurare relazioni solide, autentiche, di fiducia, che ci aiutano a conseguire i risultati desiderati in tutti gli ambiti della nostra esistenza privata e sociale. Non ha niente a che vedere con la manipolazione né con l’essere ben educati o manierosi. La gentilezza è un bene complesso e potentissimo, che appartiene a ciascuno di noi, ma che va riscoperto e praticato quotidianamente, perché porti i suoi frutti migliori.

E voi “di che gentilezza siete?”

Laura De Rosa
yinyangtherapy.it