Il concetto di visualizzazione creativa viene spesso applicato nel coaching per aiutare le persone a raggiungere gli obiettivi prefissati visualizzando in mente cose e situazioni desiderate. Purché l’immaginazione sia accompagnata da un coinvolgimento emotivo, come se il futuro fosse già a portata di mano. La visualizzazione creativa si distingue dal sogno ad occhi aperti perché è pilotata in modo volontario dal soggetto, non è un prodotto spontaneo della sua mente. Diverse sono le immagini spontanee o fantasie diurne, che sopraggiungono in mente senza preavviso. Non si tratta di sogni ad occhi aperti, sono piuttosto visioni simili ai sogni notturni ma più brevi.

A volte le immagini spontanee, o flash visivi, possono essere risvegliate da una situazione o una domanda che ci viene formulata. Tempo fa mi chiesero cosa mi aspettassi per il futuro e dopo una mezz’ora visualizzai una vecchia immagine che tutt’a un tratto si trasformò. Cercai di decifrarne il messaggio senza riuscirci finché, dopo mesi, ne compresi la simbologia. Ricordo un altro periodo della mia vita in cui visualizzavo strane immagini ricorrenti. Chiesi a un amico di interpretarle ma la sua spiegazione non mi piacque. Col senno di poi gli eventi confermarono che ne aveva intuito il reale significato. In quest’ultimo caso si trattava chiaramente delle cosiddette fantasie diurne, canale di comunicazione con l’inconscio al pari dei sogni che tuttavia, rispetto ad essi, hanno il vantaggio di essere ricordate.

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Secondo Freud e molti altri autori l’io che agisce in queste fantasie diurne è spesso espressione di un sé rinnegato che si esprimere attraverso le immagini. Dice Freud sulle fantasie diurne: “… come i sogni esse sono appagamenti del desiderio, come i sogni si basano in buona parte su impressioni di vicende infantili, come i sogni godono di una certa indulgenza da parte della censura”. In tale ottica esse riflettono aspetti psichici rimossi, rinnegati, che vengono alla luce in modo improvviso. Posso confermarlo per esperienza personale sebbene ritenga che non tutte le fantasie diurne siano riconducibili a sé rinnegati. A volte sono vere e proprie intuizioni sotto forma di immagini. La differenza? Se nel primo caso ci avvertono che parti di noi rimosse hanno bisogno di essere considerate, nel secondo caso fungono da intuizioni offrendoci suggerimenti per muoverci nella realtà. Esattamente come accade nei sogni che si distinguono in varie tipologie e non sono necessariamente finalizzati a colmare desideri, pulsioni, istinti rimossi.

Alle visioni si interessò anche Carl Gustav Jung affermando che quelle risalenti all’infanzia, di cui spesso non serbiamo ricordo se non a livello inconscio, sono dotate di un’energia tale da poterci cambiare la vita se ridestate e rielaborate. Le visioni infantili secondo Jung possono realizzarsi in età matura come suggerisce in “Tipi Psicologici”: “Non sono in alcun sole e non sono da questo illuminate. Ma esse vogliono e devono un giorno uscire dalla notte. L’abilità sarebbe di portarle al sole, allora vivrebbero”.

La tecnica dell’immaginazione attiva di Jung

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L’immaginazione attiva è una tecnica della psicologia analitica che consiste, a grandi linee, nel dare forma tangibile alle immagini inconsce lasciandole svilupparsi a livello cosciente in modo libero, senza interferire ma interagendo con esse. Lo scopo è integrare conscio e inconscio. Questo tipo di immagini spontanee non vanno però confuse con le fantasie diurne.

Si tratta piuttosto di concentrarsi, un po’ come nella meditazione, su una data immagine o un dato umore, evitando interferenze con il mondo esterno e distrazioni varie. Quando si riesce a mantenere abbastanza a lungo l’attenzione sull’immagine, può accadere che essa inizi a subire trasformazioni. Idem se si è partiti da un’emozione.

L’evento immaginato va quindi rappresentato in una forma definita e questo per poter stabilire un confronto reale con esso. Una volta che l’evento immaginale si è configurato, l’Io deve influire sul suo esito in modo attivo. Se non lo fa, significa che l’Io non prende in reale considerazione la realtà psichica, la considera un qualcosa di irreale su cui non vale la pena intervenire. Invece l’Io deve impegnarsi a risolvere un problema interiore esattamente come farebbe se gli si presentasse un problema nella realtà materiale. In questo Jung si avvicina all’alchimia che distingueva chiaramente la fantasia dalla vera immaginazione, affermando che la prima fosse il frutto passivo del fantasticare, la seconda richiedesse invece un impegno etico attivo.

Anche l’allieva di Jung, Marie-Louise von Franz, sviluppo’ la tecnica proponendone una suddivisione in 4 fasi principali:

  • svuotare la mente
  • focalizzare l’attenzione su una fantasia dai connotati emotivi osservandola con curiosità anziché subirla in modo passivo
  • osservare come le immagini si modificano prendendone nota attraverso forme creative come la pittura, la musica, la danza, la scrittura
  • prendere posizione rispetto alle immagini

Ovviamente la tecnica non va improvvisata ma sperimentata con il supporto di professionisti. Come premesso l’immaginazione attiva non va confusa con le fantasie diurne perché prevede un coinvolgimento “attivo” del soggetto che vi ricorre. Le fantasie al contrario sono vissute in modo passivo, arrivano inaspettatamente, a chiunque. Tuttavia non sono inutili o insensate ma anch’esse, a modo loro, parlano di noi evidenziando a seconda dei casi aspetti diversi.

Laura De Rosa
yinyangtherapy.it