L’ultimo giorno della scuola superiore, il mio professore di storia dedicò una poesia a tutta la classe. Lo faceva ogni anno come augurio a questi ragazzi che da lì a poco sarebbero stati chiamati a diventare degli adulti responsabili, a dover prendere in mano la loro vita, ad avere un posto nel mondo e a dover agire nella società. Quella poesia mi è rimasta impressa nella memoria per il suo profondo significato, per la sua bellezza, per le lezioni di umiltà e di umanità che veicolava, e per un aneddoto in grado di dare coraggio e speranza.

Il professore ci raccontò che l’autore di quella poesia non ebbe una vita facile a scuola: i suoi insegnanti del college pensarono che a lui mancassero le capacità intellettuali per poter entrare all’università. Non credettero in lui. Anni dopo, lui dimostrò quanto si erano sbagliati sul suo conto: vinse un premio Nobel per la letteratura ad appena 41 anni, fu il più giovane premiato della storia.

L’autore di quella poesia era Rudyard Kipling, lo stesso che scrisse una delle storie più amate di sempre: Il libro della giungla.

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Rudyard Kipling, una storia all’insegna della resilienza

Rudyard Kipling nacque a Bombay nel 1865. Dopo la scuola a Londra, passò da un’occupazione all’altra: da curatore di museo a caporedattore di un piccolo giornale. Viaggiò molto e dopo essere ritornato per un po’ in India ripartì per la Birmania, la Cina, il Giappone, Gli Stati Uniti d’America dove continuò a scrivere articoli e poesie.

Nel 1892 sposò Caroline Baliester ma la gioia dei giovani sposi passò purtroppo in fretta: durante la loro luna di miele, la banca dove Kipling teneva i suoi risparmi fece bancarotta e la giovane coppia si ritrovò senza soldi. Furono accolti dalla famiglia Baliester, il tempo necessario a riprendersi da quel tremendo momento di crisi finanziaria.

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Fu in questo periodo difficile che Kipling iniziò a scrivere delle storie per bambini, tra cui Il libro della giungla, che pubblicò nel 1894, e che gli sarebbe valso anni dopo il Premio Nobel per la letteratura con questa menzione: “In considerazione del potere dell’osservazione, dell’originalità dell’immaginazione, la forza delle idee ed il notevole talento per la narrazione che caratterizzano le creazioni di questo autore famoso nel mondo.”

Nel 1910 pubblicò una raccolta di poesie intitolata Rewards and Fairies che conteneva una delle sue poesie più significative: Se (If in lingua originale): era talmente profonda che lo scrittore indiano Khushwant Singh affermò che in essa era racchiusa l’essenza del messaggio della Bhagavad Gita.

“Se”, la poesia di Rudyard Kipling: una lezione per la vita

“Se riesci a tenere la testa a posto quando tutti intorno a te
l’hanno persa e danno la colpa a te,
se puoi avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te,
ma prendi in considerazione anche i loro dubbi.
Se sai aspettare senza stancarti dell’attesa,
o essendo calunniato, non ricambiare con calunnie,
o essendo odiato, non dare spazio all’odio,
senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo da saggio;

Se puoi sognare, senza fare dei sogni i tuoi padroni;
se puoi pensare, senza fare dei pensieri il tuo scopo,
se sai incontrarti con il Successo e la Sconfitta
e trattare questi due impostori allo stesso modo.
Se riesci a sopportare di sentire la verità che hai detto
Distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli ingenui,
o guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
e piegarti a ricostruirle con strumenti usurati.

Se puoi fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
e rischiarlo in un unico lancio di una monetina,
e perdere, e ricominciare daccapo
senza mai fiatare una parola sulla tua perdita.
Se sai costringere il tuo cuore, nervi, e polsi
a sorreggerti anche quando sono esausti,
e così resistere quando in te non c’è più nulla
tranne la Volontà che dice loro: “Resistete!”

Se riesci a parlare alle folle e conservare la tua virtù,
o passeggiare con i Re, senza perdere il contatto con la gente comune,
se non possono ferirti né i nemici né gli amici affettuosi,
se per te ogni persona conta, ma nessuno troppo.
Se riesci a riempire ogni inesorabile minuto
dando valore a ognuno dei sessanta secondi,
tua è la Terra e tutto ciò che contiene,
e – cosa più importante – sarai un Uomo, figlio mio!”

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La nostra umanità ha fame di autenticità, non di perfezione

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La vita di Kipling fu una storia profondamente umana, fatta di cadute e momenti di gloria, di errori, ideali e disillusioni che testimoniano quanto l’autore abbia fatto esperienza della complessa trama della vita. Non ebbe mai la fama di essere un uomo esemplare: fu per molto tempo il portavoce del colonialismo britannico e considerava i popoli non occidentali da civilizzare, come buona parte della classe privilegiata dell’epoca; tuttavia ciò che ci colpisce del suo vissuto non è l’impeccabilità, che non ebbe mai l’arroganza di rivendicare, ma la capacità di rialzarsi, non fermarsi e credere ancora.

Proprio in virtù dei suoi lati d’ombra, la poesia che Kipling scrisse si riveste di un’umanità vera, vissuta, compresa anche se non sempre raggiunta. Essere “umano” non è facile come sembra. Ogni persona è osteggiata da tentazioni che possono portarla verso la sua perdizione ed è forse questa la lezione più importante che il suo “Se” cerca di trasmettere.

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La poesia di Kipling ci racconta di una vita difficile dove spesso gli eventi della vita possono portare l’uomo a smarrirsi, a perdere quella scintilla di umanità di cui è il guardiano ma allo stesso tempo lo guida nel non barattare la sua autenticità con la disperazione. L’autenticità dell’essere tuttavia non è esclusiva: vive, fa esperienza del mondo, include le difficoltà e le gioie senza per questo rimanervi ancorata. È imperfetta, approssimativa, cerca l’equilibrio in un mare di pensieri discordanti e tuttavia cerca di rimanere fedele a se stessa.

Vivere senza perdere la nostra essenza rimanendo fedele a ciò che c’è di più sacro in noi, ai nostri valori e alle nostre virtù, è la lezione di questa meravigliosa poesia scritta da un uomo dal vissuto a volte tormentato che cercò, se non di raggiungere l’equilibrio della via di mezzo, almeno di portare sulle sue spalle le generazioni future.

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Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in Discipline Bio-Naturali
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