Sul mio comodino e nel mio cuore c’è un libro magico, complesso, intriso di tutti i significati del mondo: è un libro che talvolta mi accoglie, altre volte mi respinge… ondeggia con i miei stati d’animo, con le mie sensazioni, con i miei percorsi di vita. E’ l’unico libro che non riesco a leggere in sequenza: i diversi capitoli mi catturano strada facendo e mi fanno sbandare, scegliere, riflettere, emozionare e fermare.

Sto parlando del libro “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estès. L’ho aperto e chiuso più volte senza riuscire a leggerne più di qualche facciata: il mio sentire non era pronto ma il suo richiamo è sempre molto vivo.

Il primo capitolo che sono riuscita ad accogliere è il quinto e di questo vorrei parlarvi perchè è entrato in me e penso non ne uscirà più. Parla della storia della Donna Scheletro. Vi invito a leggerla con calma, possibilmente a voce alta, riconoscendone i valori simbolici e le emozioni che vi suscita.

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“Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse cosa. Il padre l’aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti.

Un giorno arrivò in quella baia, dove un tempo andavano in tanti, un pescatore. Ma quel pescatore veniva da lontano e non sapeva che i pescatori locali si tenevano ormai alla larga da quella piccola baia che dicevano frequentata da fantasmi.

L’amo del pescatore scese nell’acqua e si impigliò nelle costole della Donna Scheletro. Pensò il pescatore: “Ne ho preso uno proprio grosso!” Intanto pensava a quanta gente quel grosso pesce avrebbe potuto nutrire, a quanto sarebbe durato, per quanto tempo avrebbe potuto restarsene a casa tranquillo. E mentre stava cercando di tirare su quel gran peso attaccato all’amo, il mare prese a ribollire, perché colei che stava sotto stava cercando di liberarsi. Ma più lottava e più restava impigliata. Inesorabilmente veniva trascinata verso la superficie, con le costole agganciate all’amo.

Il pescatore si era girato per raccogliere la rete e non vide la testa calva affiorare dalle onde, non vide le piccole creature di corallo che guardavano dalle orbite del teschio, non vide i crostacei sui vecchi denti d’avorio.
Quando si volse, l’intero corpo era salito in superficie e pendeva dalla punta del kayak, tenendosi con i lunghi denti anteriori.

“Ah!”, urlò l’uomo, e il cuore gli cadde fino alle ginocchia, gli occhi per il terrore si nascosero in fondo alla testa, e le orecchie diventarono rosso fuoco. “Ah!” gridò, e la gettò giù dalla prua con il remo, e prese a remare come un demonio verso la riva. Non rendendosi conto che era aggrovigliata nella lenza, era sempre più terrorizzato perché essa pareva stare in piedi e seguirlo a riva. Per quanto andasse a zig zag restava lì dietro ritta in piedi e il suo respiro rovesciava sulle acque nuvole di vapore, e le braccia si lanciavano in acqua come per afferrarlo e trascinarlo nelle profondità del mare.

“Ahhhhhhh!”, gemeva cercando di raggiungere la terra. Saltò giù dal kajak, prese a correre tenendo stretta la lenza, e il cadavere bianco corallo della Donna Scheletro, sempre impigliata alla lenza, lo seguiva a balzelloni. Corse sugli scogli, e lei lo seguiva. Corse sulla tundra ghiacciata, e lei lo seguiva. Corse sulla carne messa a seccare, riducendola in pezzi poichè vi affondava con i suoi mukluk.

Lei gli era sempre dietro, e intanto afferrò un pesce congelato e prese a mangiarlo, perchè da gran tempo non si rimpinzava. Alla fine l’uomo raggiunse il suo igloo, si lanciò nella galleria, e a quattro zampe penetrò all’interno. Ansimando e singhiozzando giacque nell’oscurità, con il cuore che batteva come un tamburo. Finalmente al sicuro, sì, al sicuro, grazie agli dei, al sicuro…finalmente.

Ma quando accese la lampada all’olio di balena, eccola, lei era lì, ed egli cadde sul pavimento di neve con un tallone sulla sua spalla, un ginocchio dentro alla gabbia toracica, un piede sul suo gomito. Non seppe poi dire come fu: forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo, fatto sta che sentì nascere come un sentimento di tenerezza, e lentamente allungò le mani sudicie e, con le parole dolci che una madre avrebbe rivolto al figlio, prese a liberarla dalla lenza.

“Ecco, ecco”, prima liberò le dita dei piedi, poi le caviglie. “Ecco, ecco”. E continuò nella notte, e la rivestì di pellicce per tenerla al caldo. Le ossa della Donna Scheletro erano esattamente nell’ordine che dovevano avere in un essere umano.

Cercò la pietra focaia, usò i suoi capelli per avere un po’ più di fuoco. Di tanto in tanto la guardava mentre ungeva il legno prezioso della sua canna da pesca e riavvolgeva la lenza. E lei non diceva una parola – non osava – perché altrimenti quel cacciatore l’avrebbe presa e gettata dagli scogli, e le sue ossa sarebbero andate in pezzi.

All’uomo venne sonno, scivolò sotto le pelli e cominciò ben presto a sognare. Talvolta, durante il sonno, una lacrima scivola giù dall’occhio di chi sogna, non sappiamo mai quale sorta di sogno la provoca, ma sappiamo che è un sogno di tristezza o di struggimento. E questo accadde all’uomo. La Donna Scheletro vide la lacrima brillare nella luce del fuoco, e d’improvviso sentì un’immensa sete. A fatica si trascinò accanto all’uomo addormentato e posò la bocca su quella lacrima.
Quell’unica lacrima era come un fiume, e lei bevve e bevve finchè la sua sete di anni non fu placata.

Mentre giaceva accanto a lui, frugò nell’uomo addormentato e gli prese il cuore, il tamburo possente. Si mise a sedere e si mise a picchiare sui due lati del cuore: “Bum! Bum!”.

Mentre suonava si mise a cantare: “Carne, carne, carne! Carne, carne, carne!”. E più cantava più si riempiva e ricopriva di carne. Cantò per i capelli e per buoni occhi, e per mani piene. Cantò la linea tra le gambe, e il seno, abbastanza grande da trovarvi calore, e tutte le cose di cui una donna ha bisogno. E quando ebbe tutto fatto, cantò i vestiti, che si togliessero dal dormiente, e scivolò nel letto con lui, pelle a pelle. Rimise il grande tamburo, il suo cuore, nel suo corpo, e così si risvegliarono stretti uno nelle braccia dell’altra, aggrovigliati dalla loro notte, in un altro mondo, bello e duraturo.

Quelli che non rammentano il perchè della sua cattiva sorte di un tempo, dicono che lei e il pescatore andarono via e furono ben nutriti dalle creature che lei aveva conosciuto nella sua esistenza sott’acqua. Dicono che è vero, e che è tutto quanto loro sanno.”

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Una storia che ad ognuno può far emergere le più diverse emozioni a seconda del proprio sentire. Una storia dai mille e più significati: tra questi ne emerge uno, tanto complesso quanto immenso… il vero senso della relazione d’amore!

Come si legge nel libro, “L’incapacità di affrontare e sbrogliare la Donna Scheletro fa sì che molte relazioni falliscono”. La Donna Scheletro non è altro che il Buio, la Morte prima della Rinascita, l’Inaspettato, il Profondo, il Problema e la Difficoltà: ciò che tendiamo a non vedere, a negare, a fuggire.

“Ci hanno insegnato che la morte è sempre seguita ancora dalla morte. Non è così: la morte tiene sempre in incubazione una nuova vita, anche quando la propria esistenza è arrivata all’osso”.

La storia della Donna Scheletro ci fornisce 7 compiti che le anime devono agire per potersi amare davvero:

1- l’altro è un tesoro spirituale: è necessario riconoscerlo anche se non è quello che ci aspettavamo

Il pescatore voleva pescare un grande pesce ma pesca uno scheletro dal fondo del mare (gli abissi rappresentano ciò che non si vede, che sta sotto, in contrapposizione a ciò che si vede). Lui pesca dal profondo il suo inconscio, il suo istinto e si trova a faccia a faccia con qualcosa che proprio non gli piace e perciò fugge perchè non riconosce il tesoro che ha chiamato a sè.

2- La caccia e il nascondimento: l’epoca delle speranze e dei timori

Il pescatore fugge e si nasconde nel suo igloo ma ha risvegliato la Donna Scheletro che pian piano prende vita (inizia a mangiare e a dissetarsi), è lei la grande Maestra che stavamo aspettando anche se ora non riusciamo a riconoscere il buono che c’è in lei.

“La Donna Scheletro affonda nelle acque, ma continuerà sempre a riemergere e a inseguire. E’ il suo compito. Il nostro è quello di apprendere. Volendo amare, non lo si può eludere. Abbracciarla è un compito. Senza un compito che ci sfida non può darsi trasformazione, nè reale senso di soddisfazione”

3- Sbrigliamento dello scheletro: accogliere ciò che non ci piace

Il pescatore trova nello scheletro un qualcosa che lo conduce a toccarlo, a non averne paura, a prendersi cura di quell’ammasso di ossa.

“Nelle favole allentare una cintura, sciogliere un nodo, slegare e sbrogliare significano cominciare a capire qualcosa, comprenderne gli impieghi e le applicazioni, diventare mago, anima sapiente”.

4- Il sonno della fiducia: rinascere dopo aver affrontato la morte

Il pescatore si addormenta non per la stanchezza ma perchè il sonno è simbolo di rinascita. Egli dopo aver dato fiducia alla Donna Scheletro si abbandona al rinnovamento.

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5- Il dono della lacrima: la liberazione del sentimento

Le lacrime sono curative e creative. Finalmente il pescatore libera la sua emotività che va ad abbeverare la Donna Scheletro assetata di essere riconosciuta ed accolta.

“Amare l’altro non basta, come non basta “non essere d’impedimento” nell’esistenza dell’altro. Non basta essere “di sostegno” o “presente” eccetera. L’obiettivo è essere capaci di conoscenza dei modi della vita e della morte, nella propria vita e nel panorama del mondo. E l’unico modo per essere un uomo che sa è andare a scuola nelle ossa della Donna Scheletro. Lei attende il segnale del sentimento profondo, quella lacrima che dice “Ammetto la ferita”.

6- L’uso del cuore per cantare la vita nuova

La Donna Scheletro usa il cuore del pescatore come tamburo, avvia il motore centrale della psiche, tocca le parti più nascoste e abbandonate di noi e permette loro di rivelarsi e di vivere.

7- Il mescolarsi di corpo e anima

Solo dopo questi 6 passaggi può avvenire l’autentico incontro tra corpo e anima. Prima sarebbe un incontro sterile e superficiale che non porta a nulla.

La Donna Scheletro è dentro ad ognuno di noi, uomo e donna, e chiede di essere ascoltata e accolta. Ed è quindi in ogni altro che incontriamo, e anche nell’altro chiede di non essere rifiutata ma di essere abbracciata e compresa. E’ un processo faticoso, sofferente e spesso lungo ma è l’unica via che può portarci alla ricchezza, quella vera e indissolubile.

Affrontate i vostri scheletri nell’armadio, non ripudiate quelli del vostro compagno o della vostra compagna di vita, accoglieteli, immergetevi in essi, affrontateli, portateli a galla e superateli: trasformateli nei vostri maestri di vita e il vostro amore sarà autentico, vero, passionale, duraturo e speciale.

“Così dovrebbe operare ogni relazione amorosa: ogni partner dovrebbe trasformare l’altro. La forza e il potere di ciascuno vengono liberati e spartiti. Lui le dona il cuore-tamburo, lei gli dona la conoscenza dei ritmi e delle emozioni più complessi che si possano immaginare. Chissà che cosa cacceranno insieme… Sappiamo soltanto che saranno nutriti sino alla fine dei loro giorni”

Elena Bernabè

Bibliografia

Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estès