Secondo la cosiddetta Teoria degli Archetipi, come suggerisce il blog archetipi.orgogni passaggio cruciale della vita è influenzato da archetipi che di volta in volta si attivano in noi. Gli archetipi fondamentali sarebbero 12 e due o tre di essi solitamente sono più attivi di altri nella vita di ciascuno. Crescere significa armonizzarli e per farlo sarebbe importante compiere il viaggio dell’Eroe, il cui scopo è permetterci di trovare il tesoro del nostro vero Sè. Un viaggio irto di ostacoli che tuttavia vale la pena compiere se si desidera capire qual è la propria natura autentica. Le esperienze archetipiche del Viaggio dell’Eroe sono 4: combattere contro il Drago, salvare la Fanciulla, trovare il Tesoro, edificare il Regno. Oggi ci concentriamo sul primo passaggio, ovvero la lotta contro il Drago, che rappresenta la propria Ombra.

Cosa sono gli archetipi

Diversi ricercatori si sono soffermati nel corso del tempo sul tema degli archetipi, Carl Gustav Jung affermava che fossero le forme primarie delle esperienze vissute dall’umanità nello sviluppo della coscienza, rintracciabili anche nei miti. Quindi simboli collettivi sedimentati nell’inconscio collettivo di tutte le etnie del mondo, pre-esistenti alla psiche individuale. James Hillman, psicanalista e filosofo, li definì: “i modelli più profondi del funzionamento psichico, come le radici dell’anima che governano le prospettive attraverso cui vediamo noi stessi e il mondo. Essi sono le immagini assiomatiche a cui ritornano continuamente la vita psichica e le teorie che formuliamo su di essa.” I 12 archetipi principali sono in continua relazione fra loro sebbene, a seconda dell’età e delle fasi esistenziali, alcuni di essi risultino più attivi di altri.

Cosa simboleggia il Drago e come si affronta

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Il Drago simboleggia l’Ombra, ovvero quella parte di noi stessi che spesso rimuoviamo poiché scomoda, inaccettabile. E’ il Nemico per eccellenza, l’Alter Ego antagonista, il cattivo delle fiabe. Quando questo archetipo prende il sopravvento per vari motivi, rischiamo di esserne sopraffatti. Per evitarlo è necessario innanzitutto riconoscerlo, dopodiché imparare a dominarlo, contrastarlo e resistergli. L’Ombra si nutre di emozioni represse che finiscono nell’inconscio divenendo sempre più potenti proprio perché rinnegate. Se non esprimiamo le emozioni negative non possiamo contattare le emozioni positive. Una delle fiabe che esplora l’Ombra in modo efficace è “Cappuccetto Rosso”. In essa vengono toccati vari passaggi e momenti decisivi della vita di una donna, dall’incontro con il maschile all’arrivo del menarca fino alla perdita della verginità. Ogni personaggio simboleggia qualcosa: la Nonna è il Sè, l’archetipo del Saggio, il viaggio nel bosco è il viaggio nella vita, l’incontro con il lupo, simbolo della Maschera Sociale e dell’Ombra, è la perdita dell’innocenza grazie al quale la bimba immatura diventa donna. Il Lupo, non a caso, cerca di dissuadere Cappuccetto Rosso dal suo scopo, raggiungere il vero Sè, la nonna, proponendole delle scorciatoie ma è un tranello per evitare che la piccola diventi matura. Cappuccetto Rosso tuttavia viene divorata dal lupo e questo perché spesso ci facciamo fagocitare da situazioni e persone che in realtà non ci corrispondono, il Distruttore Ombra. Ma è proprio questo il punto di svolta, quando la parte di noi coraggiosa esce allo scoperto, il Cacciatore che è anche archetipo del Guerriero, pronto a squarciare il lupo per ristabilire l’ordine naturale. Il Viaggio nel bosco, come premesso, rappresenta la chiamata verso i Misteri dello Spirito.

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Il primo ostacolo che ci troviamo di fronte durante il viaggio è appunto il lupo, che è anche il drago, il nemico, l’Ombra, che spesso fatichiamo a riconoscere per timore di doverci fare i conti. Questa paura innesca il meccanismo della proiezione perché è molto più facile accusare gli altri di ciò che non riconosciamo in noi stessi. Se per esempio siamo intolleranti verso le persone superficiali, la nostra Ombra potrebbe essere proprio la superficialità. In realtà l’Ombra funziona anche all’inverso, quindi se apprezziamo alcune qualità di altre persone è probabile che ci appartengano anche se non riusciamo a manifestarle o a riconoscerle in noi poiché non ancora integrate. Talvolta la proiezione è accompagnata da un’emozione e questo significa che c’è un ricordo di una situazione in cui abbiamo soffocato quell’emozione. Per vedere gli altri da noi in modo autentico siamo chiamati, prima, a riconoscere le proiezioni capendo che tutto è dentro di noi.

Tornando all’archetipo del Drago, come abbiamo visto, esso ci ostacola nel raggiungimento del Sè e lo fa in varie modalità. Per esempio inducendoci a rimanere dipendenti dal punto di vista psicologico e materiale dalla famiglia di origine e dalla società. Il Drago più potente, afferma archetipi.org, è la Grande Madre, perché il taglio del cordone ombelicale psicologico dalla propria madre è la parte più difficile. Attraverso questo passaggio è tuttavia possibile liberare la Fanciulla prigioniera, ovvero l’incontro tra maschile e femminile. In questo modo l’immagine della Donna/Uomo viene separata da quella della madre, in quanto prima dispensatrice di amore e dolore.

Laura De Rosa

yinyangtherapy.it