«Mettiamo in contatto viaggiatori con mentalità aperta, li aiutiamo a viaggiare ovunque e a vivere come uno del luogo e ad alloggiare gratis». È chiara la missione della piattaforma Scambio Casa, una delle più interessanti forme di sharing per il turismo responsabile, fondata dallo statunitense Ed Kushins nel 1992.

Inizialmente disponibile solo su carta stampata e vero e proprio precursore del “social networking” e del “consumo collaborativo”, Home Exchange – questo il suo originario nome in inglese –  vanta oggi numeri di tutto rispetto: più di 65mila soci, oltre un milione di scambi e ben 150 Paesi coinvolti.

Alternativa originale, sicura ed economica alle tradizionali modalità di viaggio, lo scambio casa è un fenomeno in netta crescita, che si afferma oggi come una tra le possibili soluzioni per la ricerca di un alloggio nell’economia globale emergente. Con Home Exchange è possibile azzerare i costi per l’albergo e personalizzare il viaggio anche in mete ben lontane dal turismo di massa, vivendo la propria vacanza come un abitante del posto e non come un semplice turista, al fine di apprezzare meglio culture, usi e tradizioni di ogni parte del mondo. Un recente studio internazionale dell’Università di Bergamo, condotto sui soci di Scambiocasa.com, ha cercato di analizzare questa nuova frontiera del turismo low-cost, adatta tutti e capace di soddisfare le più varie esigenze.

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Occupati (il 70%) e con un livello di istruzione elevato (62,1%), gli “scambisti” di alloggi sono perlopiù liberi professionisti e si muovono in prevalenza con tutta la famiglia. Non pensate però che a muoversi siano soprattutto i più giovani, perché la fascia di età 45-54 anni è quella più rappresentata (28,3%), mentre gli under 34 sono solo il 5,9% del totale. Chi scambia casa resiste nel tempo e non lo fa unicamente per risparmiare (33,3% degli intervistati), ma anche per viaggiare più spesso e vivere un’esperienza culturale autentica. Contano molto anche altre motivazioni, come quelle di conoscere nuove persone, stare lontano dai soliti circuiti del turismo di massa e mettersi in gioco. L’indice di gradimento risulta molto elevato, se è vero che il 93% dei soci si dichiara soddisfatto di questa esperienza, mentre il 75% concorda sul fatto che la maggior parte delle persone sono degne di fiducia.

Uno dei punti di forza di questo servizio è sicuramente la possibilità di prolungare di più la vacanza rispetto al turismo tradizionale. La durata di uno scambio è infatti di gran lunga superiore a quella di una vacanza in albergo, poiché quasi la metà dei soci effettua in media un soggiorno di più di due settimane, con un 3,9% che si trattiene addirittura per oltre un mese.

Alloggiare in casa di altri si rivela un’esperienza unica. Il motivo? Consente un contatto diretto con la gente del luogo e la vita di quartiere, permettendo al viaggiatore di avere una vera base di partenza (e non un anonimo hotel) per esplorare e approfondire la conoscenza di nuove culture. Coloro che scambiano casa viaggiano infatti principalmente per confrontarsi con culture diverse (46%), oltre che per far meta fuori dalle comuni rotte turistiche (19%) o rilassarsi (18%). Che sia un tipo di viaggio differente lo dimostrano anche altri dati: durante la vacanza i soci mostrano una notevole attenzione per il patrimonio culturale (le visite ai musei e ai parchi naturali sono le attività preferite), il rispetto dell’ambiente (dato il minor consumo di risorse lo scambio casa è una forma di turismo sostenibile) e la solidarietà, visto che in maggioranza acquistano cibo biologico e prodotti del commercio equo, sostenendo anche cause sociali (52,7%). Buone nuove arrivano anche per il Bel Paese, che si rivela la seconda meta preferita a livello europeo e la terza in ambito internazionale, preceduta solo da Usa e Francia.

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In conclusione, lo studio rivela che questo modo di viaggiare può essere visto come uno strumento in grado di favorire un percorso di costruzione della fiducia tra gli individui, per la realizzazione di una vera comunità. «Credo che il consumo collaborativo stia contribuendo ad invertire la rotta individualistica delle nostre società contemporanee. Esperienze come lo scambio di casa stanno reinventando non solo ciò che consumiamo, ma come consumiamo. Spinti da una crescente insoddisfazione verso il loro ruolo di consumatori passivi, manipolati dal marketing, le persone si rivolgono sempre più spesso verso modelli di consumo che valorizzano l’utilità rispetto alla proprietà, la comunità rispetto all’egoismo e la sostenibilità rispetto allo spreco», afferma una delle autrici dello studio, la docente Francesca Forno.

Rispetto, curiosità e mentalità aperta sono i valori della comunità di chi scambia casa, unita dall’obiettivo di valorizzare il turismo autentico. Il team è composto da oltre 40 entusiasti viaggiatori in rappresentanza di 21 nazionalità diverse.  Tutta la procedura si basa su un principio di onestà, rispetto e impegno. Il buon funzionamento si basa su poche rigide regole fissate in un contratto alla pari garantito dall’organizzazione, che protegge la privacy dei soci e li assiste durante l’esperienza. «Incoraggiamo tutti i soci ad essere attivi nel gruppo. Ognuno di noi contribuisce a rendere sicuro e affidabile il nostro gruppo scrivendo i feedback, creando schede dettagliate e utilizzando l’accordo di scambio. Quando due soci decidono di fare uno scambio si affidano l’uno all’altro, questo significa che entrambi si sono fatti delle domande sulla sicurezza. Per assicurarsi che tutto vada liscio incoraggiamo tutti i nostri soci a comunicare in modo chiaro», si legge sul sito di Scambio Casa. Per qualsiasi dubbio o informazione è sempre a disposizione anche il servizio di assistenza clienti, tramite telefono, email e chat.

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Il funzionamento di questa community è molto semplice. Dopo l’iscrizione e la registrazione ogni socio è chiamato a creare una scheda accattivante (e sempre aggiornata) relativa alla propria abitazione, dove dovrà caricare delle belle foto, scrivere una breve descrizione con tutte le informazioni pertinenti, girare un video e preparare una guida con tutte le principali attrazioni che un turista potrà trovare nei dintorni. L’importante è sempre l’onesta di fondo: non è questo il posto per chi vuole spacciare un bungalow per una villa. Una volta compilata la scheda, si possono consultare quelle di altri soci che vivono nelle mete ambite e quindi inviare e ricevere proposte di viaggio tramite il sistema di messaggistica interna. Dopo aver approfondito la conoscenza del partner dello scambio e definito le date e tutti i dettagli, si sottoscrive l’accordo di scambio in vista della partenza.

Il successo di Scambio Casa dipende in primis dai suoi soci. L’organizzazione invita dunque a seguire un galateo che si basa su poche e semplici regole: rispondere sempre a ogni messaggio (possibilmente entro 48 ore perché è legittimo rifiutare un’offerta ma è meglio non lasciare nessuno “in sospeso”); scrivere proposte personalizzate e dettagliate (magari dopo aver ben consultato il profilo e la scheda del socio e ricordandosi di inviare la proposta di scambio almeno quattro settimane prima della prevista partenza); presentare la propria casa in modo onesto (“stai cercando un partner per lo scambio e fai in modo che sia contento della tua casa così come quando ha letto il tuo profilo anche se non vivi in un castello”, affermano gli organizzatori sul sito); ricordare di lasciare sempre la casa pulita e in ordine (sia nella veste di ospiti che in quella di ospitanti), e infine non cancellare lo scambio (se non nei casi di malattia o infortunio o per cause di forza maggiore, che non esentano dal cercare un’altra valida sistemazione al partner di scambio).

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Secondo il suo fondatore e amministratore delegato Ed Kushins, Home Exchange rappresenta la via più interessante e confortevole per viaggiare in tutto il mondo. Il risparmio è una diretta conseguenza. La pensano come lui i molti soci che hanno provato questa esperienza e ne sono rimasti entusiasti. Scrivono così Luisa e Antonio, dopo aver girato i quattro continenti in cinque anni di infiniti scambi: «Andare a New York, o a Sidney, o a Parigi, o a San Francisco, o a Honolulu e vivere il quotidiano come un indigeno, non ha prezzo ed è un’esperienza che rimane nel cuore e nello spirito per sempre. Abbiamo anche inserito una nuova regola con i nostri bimbi, quella di parlare la lingua della famiglia ospitante e di portare loro un bel libro sulla nostra splendida Sicilia. Con Home Exchange abbiamo conosciuto gente colta, rispettosa, simpatica ed aperta, abbiamo soggiornato in ville hollywoodiane, case di campagna, appartamenti lussuosi e spartani, ovunque con estrema cordialità, serietà ed ospitalità, complice un rapporto basato sulla totale fiducia reciproca e in un mondo nel quale dobbiamo difenderci da tutto e tutti, sapere che c’è ancora chi ha voglia di fidarsi e donarsi è a dir poco rincuorante».

Marco Grilli