Viviamo in un mondo di emozioni non digerite, non assimilate, spesso sputate.

La nostra tristezza e la nostra gioia per poter avere un senso nella vita di ciascuno devono essere assaporate, masticate e poi ben digerite altrimenti perdono la loro funzione e possono addirittura divenire inutili, spesso anche dannose.

“Alle anime superficiali occorrono degli anni per liberarsi di un’emozione” scriveva Oscar Wilde. Le emozioni, infatti, devono essere liberate e vissute per poter divenire costruttive e sane, non le possiamo trattenere in noi poichè ci fanno ammalare fisicamente e mentalmente.

Provate a pensare ad un evento che vi ha profondamente commosso, che magari vi ha anche fatto scendere una lacrima. Vi siete presi il tempo di viverla questa emozione e di farla sedimentare in voi oppure dopo poco avete ripreso con le vostre faccende quotidiane, col lavoro e con le vostre preoccupazioni di sempre?

Digerire le emozioni non è una perdita di tempo, anzi è un meraviglioso modo di prendersi cura di se stessi e di assaporare la vita, di gustarvi il presente, di rallentare, di brindare a quell’emozione!

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Capita spesso invece che dopo una conferenza particolarmente importante che vi ha smosso qualcosa nell’anima o un evento importante come l’inizio della scuola di vostro figlio o un incontro in grado di smuovervi emozioni, si rovina tutto cercando rifugio in un bar affollato e rumoroso o andando a cercare persone energeticamente negative o ancora ritornando semplicemente alla quotidianità come se nulla fosse accaduto. E il turbinio dentro di voi che stava per portarvi a meravigliose scoperte si spegne, si annulla e si dimentica.

E questo momento non tornerà mai più, sarà un’occasione persa per sempre.

Dobbiamo riconquistare il diritto di ognuno di noi a digerire le emozioni poichè solo lasciando ad esse il tempo di sedimentare in noi possiamo evolvere, crescere, comprendere e vivere in modo sempre migliore.

Spesso questo momento apparentemente “vuoto” della digestione delle emozioni ci spaventa perchè non sappiamo a cosa può portarci, ci fa sentire passivi e inutili. In realtà basta sperimentarlo un po’ di volte per comprendere quanto vitale è questo momento per ognuno di noi. I riti in questo ci aiutano tantissimo: spendete il vostro tempo per creare un rito, anche semplice come l’accensione di una candela, per qualsiasi evento che vi suscita un’emozione. Il linguaggio simbolico del rito parla alla nostra anima e non al nostro intelletto e ci aiuta a vivere fino in fondo quel particolare evento.

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Se quindi sapete in anticipo che durante quel giorno accadrà qualcosa di speciale per voi prendetevi l’intera giornata di ferie dal lavoro, se andate ad una conferenza e in seguito vi sentite particolarmente positivi annullate l’appuntamento con quel vostro amico un po’ depresso, non raccontate della vostra gioia o del vostro dolore a chi sapete non lo comprenderà e vi farà sentire male… imparate a selezionare le persone, a dire dei no, a rendere prezioso il vostro tempo. Non è egoismo, è una forma di protezione di voi stessi, è un modo di custodire i vostri tesori emotivi.

Si cresce con le emozioni, non con le nozioni e abbiamo il dovere di viverle fino in fondo, fino al loro sedimento finale in noi.

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Abbassiamo il volume troppo chiassoso delle nostre vite, eliminiamo il superfluo e il disordine, facciamo spazio a ciò che conta davvero, accogliamo il silenzio, l’ordine, l’essenziale, ciò che ha senso. Solo facendo pulizia nelle nostre vite possiamo vivere davvero le emozioni e renderle maestre di vita…

 Non dimentichiamo che le piccole emozioni sono i grandi capitani della nostra vita e che obbediamo a loro senza saperlo.
(Vincent Van Gogh)

Elena Bernabè