Sebbene creda nella vita dopo la morte e abbia una mia teoria al riguardo, non ho ancora le idee chiare. A volte mi chiedo se tutte le religioni e i credi, a modo loro, non dicano il vero. Perché se creiamo la nostra realtà, ognuno di noi può creare un aldilà diverso. Chi è convinto che riposerà fino al giorno del giudizio potrebbe effettivamente ritrovarsi in quella condizione; un’anima che crede nella reincarnazione potrebbe effettivamente reincarnarsi. Un ateo potrebbe scomparire definitivamente con la fine di questa vita. Chi siamo noi per dire cosa è vero e cosa non lo è? Chi ci dà la certezza di cosa accadrà dopo la morte e di cosa sia la morte? Non potrebbe essere diversa per ciascuno di noi a seconda della realtà che creiamo? O forse le religioni e le varie tradizioni riportano la medesima storia presentandola in modi diversi?

Detto questo, la teoria che più si avvicina alla mia verità, è quella che vede nella morte una porta d’accesso a un mondo altro, con il classico viaggio verso la luce e le traversie di cui in molti parlano, in primis coloro che hanno vissuto l’esperienza di pre-morte tornando in vita. Casi per nulla isolati considerato che secondo i ricercatori della Southampton University, che a loro tempo presero in esame le esperienze di 2.060 vittime di arresto cardiaco, il 40% dei sopravvissuti descrisse esperienze coscienti al limite del credibile sperimentate mentre il cuore aveva smesso di battere. In molti sostennero di essere rimasti coscienti nonostante il corpo fosse privo di vita e un assistente sociale raccontò di aver assistito alla rianimazione, riportando dettagli scioccanti, dopo aver lasciato il corpo.

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Secondo lo sciamanesimo, e moltissime tradizioni antiche, l’Anima, una volta staccatasi dal corpo ci metterebbe all’incirca 3 giorni per capire di essersi liberata da quest’ultimo. E questo spiegherebbe, al di là delle ragioni razionali, il perché dell’abitudine di tenere il morto in casa per qualche giorno prima della sepoltura. Dopodiché avrebbe inizio il viaggio vero e proprio verso la luce ma come suggerisce il sito Risorse dell’Anima, in questo percorso l’anima potrebbe ritrovarsi smarrita o bloccata a causa di alcune avversità: “sensazione di non aver portato a compimento il proprio Scopo, rabbia, tristezza di lasciar il mondo accentuato dai continui lamenti dei parenti ed amici,… Tutte cose che agiranno come altrettante palle al piede e che la bloccheranno qui. Un’Anima non-trapassata può rimanere qui un tempo indeterminato diventando con il tempo pure nefaste per i vivi perché “dimentica” chi è e comincia a vampirizzare l’energia.”

Questo significa che se la sofferenza e il dolore provato per la perdita di una persona cara inizialmente sono normali, trascorsi un po’ di giorni, diventano d’intralcio al trapasso. Per quanto difficile, l’amore vero dovrebbe aiutarci a concedere libertà all’amato defunto anziché volerlo possedere/trattenere.
Ma cosa accade se il viaggio va a buon fine e l’anima raggiunge la famosa luce? Secondo diverse tradizioni in questa fase l’anima recupera la memoria perduta per poter fare il bilancio della propria vita. Questo corrisponderebbe, come suggerisce il sito “Risorse dell’anima”, alla famosa pesatura del cuore degli Egizi o Giudizio finale dei Cristiani. Rendendosi conto di ciò che ha fatto, le si aprono alcuni percorsi piuttosto che altri.

Come favorire il viaggio dell’anima verso la luce

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Per favorire il viaggio dell’anima verso la luce, diverse tradizioni suggeriscono sia importante non trattenerla con forme d’amore falsate, ovvero con la possessività che ci induce a volerla ancora tra noi anziché liberarla. Ed è proprio l’amore incondizionato a poter fare la differenza in questo momento di trapasso, quell’amore in nome del quale si è capaci di concedere libertà alla persona cara pur consapevole che questo significa perderla. Nel sito Risorse dell’Anima, la sciamana Sandra Saporito suggerisce un rituale: “le persone che vogliono aiutare l’Anima a “salire” possono ritrovarsi tra di loro e esprimere un pensiero d’amore, di gratitudine per quello che il defunto ha fatto durante la sua vita deponendo dentro un cestino di fibre vegetali un fiore per ogni pensiero espresso e condiviso. In questo modo, l’energia di luce che esprimerete e condividerete tra di voi “spingerà” il defunto verso l’alto. Quando sarete giunti alla fine, potrete portare il cestino con tutti i fiori verso un corso d’acqua con l’intento che gli Elementi portino i vostri pensieri all’Anima in viaggio e la sostenga. E guardando i vostri ricordi di amore e gratitudine allontanarsi, siate felici! Perché se da una parte si muore, dall’altra parte si nasce.”.

Laura De Rosa

yinyangtherapy.it