La regressione alle vite precedenti, che può essere eseguita con diverse tecniche mirate, permette di rivivere esperienze risalenti a vite passate. Un argomento che non stupisce le persone che credono nella spiritualità o nel concetto di reincarnazione, ma che potrebbe lasciare perplessi gli scettici. Difatti non si è ancora trovata una spiegazione scientifica al fenomeno che, pertanto, suscita opinioni contrastanti.

Ma cosa accade durante una regressione? Il soggetto può ricordare episodi passati che lo vedono diverso da com’è nel presente: capita per esempio di vedersi di sesso diverso, di abitare altrove, di saper parlare lingue che normalmente non si conoscono. La regressione può essere stimolata in diversi modi ma non sono mancati casi di bambini che ricordavano, senza bisogno di alcuno strumento, di essere vissuti in altre epoche. Basti pensare al famoso caso del piccolo Cameron Macaulay, nato nel 2001 nei pressi di Glasgow. Il bambino, che ha ispirato un documentario televisivo, chiedeva alla madre dove fosse finito il suo cane maculato e la loro auto nera. Ma in famiglia non si era mai visto un cane del genere, per non parlare della macchina. La casa bianca sul mare con 3 bagni in cui diceva di essere vissuto venne trovata davvero, sula base delle indicazioni da lui fornite, tanto da lasciare sbalorditi genitori e psicologi al seguito.

Tecniche per stimolare le regressioni

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Esistono numerose tecniche per stimolare le regressioni alle vite passate ed è importante individuare quelle più adatte al nostro caso. Ovviamente alcune persone potrebbero trovare particolarmente efficaci metodi che ad altri non piacciono, dipende dalla personalità di ciascuno. In via generale si possono distinguere due tipi di tecniche regressive: dirette e indirette. Le prime ci coinvolgono in modo diretto e includono, per esempio, l’ipnosi regressiva (quella proposta da Brian Weiss), la meditazione guidata, lo psicodramma, le memorie spontanee. Le tecniche indirette prevedono invece l’intervento di un’altra persona, per esempio un medium.

L’ipnosi regressiva

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Le regressioni possono essere stimolate in diversi modi, uno fra questi è l’ipnosi. A utilizzarla è proprio il celebre Brian Weiss, lo studioso sostiene infatti che si tratti di un metodo di conoscenza interiore molto antico e, quindi, utilissimo per aiutare i soggetti ipnotizzati a ricongiungersi spiritualmente con la memoria della vita passata. Ma quali gli effetti? Secondo Weiss questa tecnica sarebbe in grado di integrare i ricordi e favorire il miglioramento della salute psichica del soggetto già dopo le prime sedute. Il terapeuta induce la trance profonda a tal punto che l’individuo perde consapevolezza e non ricorda, in alcuni casi, ciò che visualizza. Per questo i terapeuti fanno spesso ricorso alle registrazioni. Sebbene venga praticata da diversi esperti, la regressione tramite ipnosi ultimamente viene spesso criticata per varie ragioni. Fra queste l’idea che i ricordi di vite passate possano emergere anche in stati di trance più leggera, senza necessità di perdere completamente la consapevolezza del presente.

Lo psicodramma e le costellazioni familiari

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Lo psicodramma, metodo psicoterapeutico ideato da Jacob Levi Moreno nel 1921, è un’altra tecnica che aiuta a ricordare le vite precedenti basandosi sull’improvvisazione scenica dei vissuti personali dei partecipanti, che viene poi analizzata dal professionista. Simili per certi versi ma non uguali le costellazioni familiari ideate da Bert Hellinger, che rivisitano in modo personale elementi mutuati dalla Gestalt, dall’ipnosi eriksoniana, dalla psicoterapia sistemico familiare e dallo psicodramma dello stesso Moreno. Attraverso la rappresentazione scenica del vissuto personale, l’individuo riesce a individuare dinamiche familiari di cui era inconsapevole, riportando alla mente episodi risalenti anche a generazioni precedenti. In questo caso però il ricordo è associato alla famiglia d’origine, sebbene possano subentrare input di vario genere.

Le memorie spontanee

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Un altro metodo impiegato per ricordare le vite passate consiste nel porre attenzione alle memorie spontanee, ovvero quei ricordi che tornano alla mente per caso, o sarebbe meglio dire per sincronicità. Il ricordo in questione viene amplificato in modo tale da riportare alla memoria altri aspetti ad esso associati, che possono essere analizzati successivamente tramite ulteriori metodi.

La meditazione guidata

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Molto utile la meditazione guidata, che personalmente consiglio anche a chi ha difficoltà di concentrazione durante le meditazioni quotidiane. In questo caso il soggetto viene guidato da una voce in un viaggio immaginario, che dopo il rilassamento iniziale, permette di connettersi con le parti più profonde di se stessi ed eventuali ricordi di vite passate. Durante la meditazione guidata il soggetto rimane sveglio ma concentra l’attenzione sull’interno piuttosto che sul mondo esterno.

Laura De Rosa

yinyangtherapy.it