Il ruolo del padre ha subito notevoli trasformazioni nel corso del tempo, sebbene la sua importanza non sia mai venuta meno. Rispetto ad anni fa i padri di oggi sono più disposti al dialogo e al contatto fisico con i figli, suggeriscono recenti statistiche e ricerche a tema, tant’è vero che partecipano spesso a corsi pre-parto assistendo la nascita dal vivo. Un aspetto che ormai diamo per scontato ma che, a quanto pare, non lo era affatto in passato. Basti pensare che nei primi anni del 900′ i pediatri consigliavano addirittura ai padri di non toccare i neonati.

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Un’altra rivoluzione in atto riguarda l’espressione dei sentimenti e delle emozioni. Il vecchio padre padrone, che non concedeva una lacrima e tantomeno un sorriso, è ormai “oggetto vintage”. Il papà moderno si lascia coinvolgere emotivamente dai figli, coccolandoli, accarezzandoli, giocandoci insieme, mostrandosi per quello che è. A quanto pare il cambiamento è iniziato a partire dagli anni 60′-70′, quando le donne ma anche gli uomini, e più in generale la struttura della società, hanno subito un radicale cambiamento. Ed ecco che anche la figura paterna ha scoperto un ruolo diverso in ambito familiare, complice l’emancipazione femminile. Ad oggi sono moltissimi i padri che si occupano di accompagnare i bambini a scuola, aiutarli a fare i compiti, portarli dal pediatra, contribuendo in misura sempre maggiore alla formazione dei figli.

L’archetipo del padre: perché è importante armonizzarlo con l’archetipo materno

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A dispetto dei cambiamenti avvenuti nel corso del tempo, l’archetipo del padre rimane pur sempre immutato nel suo compito di “separare materia e spirito per poi riunificarle alla luce della coscienza“, come suggerisce Pier Pietro Brunelli nell’illuminante “Riflessioni sul padre” di albedoimagination.com, cui mi sono ispirata per questa analisi del ruolo archetipico del padre. La differenza rispetto all’archetipo materno, la cosiddetta Grande Madre, sta nel fatto che quest’ultima unisce materia e spirito e poi li separa nell’inconscio. Quindi esegue il processo contrario. Ma cosa significa? Non certo che il padre è solo materia ma che il suo compito di riunificazione avviene alla luce del sole, le cui caratteristiche simboliche sono la razionalità e la logica. In tale ottica il padre archetipico che si cela nell’inconscio collettivo apporta il lume della ragione, la madre più emotiva e accogliente apporta un insegnamento improntato al sentimento.

Tutto questo, a livello familiare, condiziona la percezione di mamma e papà: la prima viene percepita come più tenera, disposta al confronto, sensibile mentre il secondo, sempre in senso simbolico, viene percepito come più intransigente, severo e realista. Ciò non ha nulla a che vedere con la debolezza di carattere o con le differenze di personalità, ma con la simbologia archetipica di queste due figure. Esattamente come accade per lo yin e lo yang, rispettivamente principio femminile/emotivo/introspettivo e principio maschile/logico/estroverso.

D’altronde la figura materna, essendo la fonte di nutrimento del neonato, simboleggia il dare senza ricevere, quindi diventa figura accogliente e amorevole nell’immaginario inconscio. Il padre che invece dà attraverso il filtro della ragione e delle regole che scandiscono la vita alla luce del sole, è percepito inconsciamente come una figura più fredda, meno accomodante, tant’è vero che il no di un padre incute simbolicamente più timore rispetto a quello materno. Ovviamente, nella vita di tutti i giorni, le caratteristiche materne e paterne possono coesistere nella stessa persona o addirittura invertirsi con madri paterne e padri materni. Ma a livello archetipico, e quindi nell’inconscio collettivo, la percezione delle due figure è condizionata da queste simbologie che ci accompagnano fin dalla notte dei tempi.

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In tale ottica non c’è un giusto e uno sbagliato, ovvero sia il padre che la madre svolgono un ruolo fondamentale, solo che il primo affronta la realtà con maggiore logica e realismo, visto che è collegato al principio solare/yang, la seconda affronta la vita attingendo al suo inesauribile intuito, alle risorse interiori e all’emotività, divenendo tramite fra conscio ed inconscio. In ognuno di noi, in realtà, si celano sia l’archetipo del padre che della madre. Il primo aiuta a fare chiarezza sulle cose che ci circondano, a osservare logicamente il mondo portando ordine e luce nel caos, vigilando su di esso. La madre invece si fonde con la totalità e simboleggia le forze intuitive insite in noi, quelle apparentemente caotiche ma indispensabili per evitare il rischio dell’individualismo esasperato.

Madre e padre insiti in noi sono entrambi importantissimi, si completano a vicenda. La luce solare paterna necessita del caos oscuro materno e viceversa. Se la madre insegna l’importanza dell’amore come esperienza totalizzante, il padre insegna ad amare se stessi e a relazionarsi con il proprio Sè, favorendo per esempio il senso di autonomia. Senza padre l’amore diventa fusionale, senza madre l’amore diventa egocentrico. La riconnessione con la propria autenticità è possibile solo in una condizione di equilibrio interiore fra i due archetipi. In definitiva, ognuno di noi dovrebbe armonizzare interiormente i genitori archetipici, la Madre Terra e il Padre Cielo, come ribadito in “Riflessioni sul padre“.

Cosa accade se il padre archetipico prende il sopravvento

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Se un eccesso di materno interiore ostacola il raggiungimento della maturità, mantenendoci bambini fusi con la madre, bisognosi di protezione e affetto, un eccesso di paterno può provocare un esasperato individualismo così come una visione troppo razionale/lineare/mentale e dispotica della vita. Tuttavia è grazie all’intervento del padre archetipico, come suggerisce Pier Pietro Brunelli in “Riflessioni sul Padre”, che possiamo raggiungere la disciplina necessaria per equilibrare il principio materno, imparando la rinuncia e il sacrificio, le regole della vita. D’altra parte, come premesso, un paterno predominante crea altrettanti danni: pensiamo per esempio alla nostra società, nella quale ha preso il sopravvento il principio maschile dando vita al patriarcato che ha castrato sempre più la spiritualità totalizzante di tipo materno. Un principio paterno eccessivo mette la mente prima del cuore ed è tendenzialmente incapace di mediare tra gli opposti, qualità tipicamente materna/femminile. Cioè separa invece che unire. E’ fin troppo materialista, assolutista, meccanico nelle sue azioni, esattamente l’opposto della madre, che è totalizzante e idealistica.

Riequilibrare i due principi è fondamentale anche per individuare eventuali complessi paterni, come suggerisce lo stesso Jung, secondo il quale è importante individuare non solo i problemi che abbiamo riscontrato nella relazione con la figura paterna ma anche comprendere come abbiamo vissuto questi problemi a livello archetipico. E questo vale persino per chi un padre non lo ha mai conosciuto. Perché il padre archetipico esiste comunque dentro di noi. Per avere con lui una relazione sana è necessario riparare ad eventuali mancanze dei genitori ma anche, secondo Jung, contattare il padre interiore e riarmonizzarlo con la madre interiore, ovvero con l’archetipo opposto.

Laura De Rosa

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