Anteprima
Psicologia

Cos'è il lato oscuro, come influenza le nostre vite e come liberarsene

Di Laura De Rosa - 19 Agosto 2015

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Cos’è il lato oscuro, come influenza le nostre vite e come liberarsene? Ricordi “Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mr. Hyde”? Di giorno Jekyll è un rispettabile medico, di notte un mostro capace di qualunque atrocità. Ecco, Mister Hyde, per intenderci, è la nostra ombra (lato oscuro), ovvero la sua manifestazione fisica. A trattare esaurientemente l’argomento fu soprattutto Carl Gustav Jung, il celebre psicoanalista svizzero, ma persino Peppa Pig, nel suo piccolo, ne parla col linguaggio proprio dei bambini. Basti pensare all’episodio intitolato “Ombre” in cui Peppa e i suoi amici cercano di seminarle correndo velocemente. La piccola Rebecca Coniglio e il Signor Elefante ammoniscono: “Nessuno può sfuggire alla sua ombra George”. E il piccolo Elefante specifica: “Quando qualcosa si frappone fra la Terra e il Sole proietta un’ombra.” Saggezza infantile!

Perché è proprio questo che accade con l’ombra, anche quella interiore: non possiamo liberarcene ma volendo, è possibile integrarla in noi stessi, ovvero accettarla, senza incorrere nel rischio di proiettarla su qualcun altro, sia esso il partner, gli amici, i genitori e chiunque si incontri sul proprio cammino. Fatta questa premessa scopriamo cos’è l’ombra, o lato oscuro, secondo le teorie junghiane. Ovviamente esse non vanno intese come verità assolute ma possono certamente rappresentare un punto di vista interessante sull’insidioso argomento.

Cos’è l’ombra/lato oscuro

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L’ombra individuale, per come la intende Jung, è una componente della personalità, il lato rimosso, “il fratello oscuro”, ovvero tutti quei “difetti” (o presunti tali) che non ammettiamo di avere perché inaccettabili alla luce della coscienza. L’Ombra personale è il frutto di tutto ciò che abbiamo rimosso nel corso del nostro percorso di crescita a causa delle restrizioni di tipo etico-morale dovute all’ambiente di formazione. Per fare un esempio concreto, pensiamo a un uomo avido che non riconosce questa sua caratteristica negativa e che, quindi, proietta sugli altri l’avidità stessa. Non riconescendo la sua avidità egli giudica negativamente gli avidi, che guarda caso incontra spesso sul suo cammino.

Solitamente non siamo affatto consapevoli di questo meccanismo, ne siamo vittime e in quanto tali continuiamo a vivere come se la colpa, il male, la negatività appartenesse agli altri anziché a noi stessi. Se solo iniziassimo a riflettere in questi termini, ci accorgeremmo pian piano che ciò che più detestiamo negli altri corrisponde esattamente ai nostri lati oscuri, rimossi dalla coscienza. Chi per esempio è sicuro di non essere arrogante ma individua spesso in chi lo circonda questo difetto, molto probabilmente è vittima di tale meccanismo. Quindi, dentro di sé, cela dell’arroganza.

Tipi di ombre

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Se da un lato Jung individua l’ombra individuale, come illustrata nel precedente paragrafo, dall’altro ritiene esista anche un’ombra collettiva. Quest’ultima è legata all’universo degli archetipi, ovvero le idee innate e predeterminate dell’inconscio umano. Difatti Jung era convinto che l’inconscio di ognuno di noi, fin dalla nascita, contenesse delle immagini mentali innate, primordiali, collettive, nel senso che appartengono a tutti, indipendentemente dalla formazione personale. L’insieme di questi archetipi formerebbe l’inconscio collettivo.

Jung ne individua diversi ma mi limito a riportarne due, l’Animus, ovvero l’archetipo maschile che risiede nell’inconscio femminile, e l’Anima, l’archetipo femminile che risiede nell’inconscio maschile. Che significa? Che in ognuno di noi, indipendentemente dal genere di appartenenza, convivono una parte maschile e una parte femminile, spesso non in equilibrio fra loro. Capita per esempio che nelle donne la parte maschile venga repressa e allo stesso modo che gli uomini reprimano la parte femminile.

Cosa accade se le due parti non sono in equilibrio? Proiettiamo sul partner, ma anche su amici e conoscenti, la parte non manifesta. Se per esempio io sono molto femminile e rinnego il mio lato maschile più aggressivo, tenderò a cercare un uomo che compensi questa mia mancanza, quindi tendenzialmente aggressivo. Questo meccanismo ci induce a scegliere partner di un certo tipo, magari sempre uguali, per compensare le caratteristiche che vorremmo integrare in noi stessi.

Come uscire dal circolo vizioso? Secondo Jung dovremmo riconoscere l’archetipo mancante e cercare di integrarlo in noi. E’ il caso di una donna poco pratica che si accoppia sempre con partner autoritari, pratici, severi. Una scelta che potrebbe essere motivata dalla sua volontà inconscia di integrare in se stessa le qualità incarnate da quel genere d’uomo, quindi una maggiore severità, praticità, autorità.

Come si manifesta l’Ombra

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L’Ombra individuale si manifesta principalmente attraverso i sogni e le proiezioni suddette. Nel mondo onirico essa assume spesso le sembianze di una figura dello stesso sesso del sognatore o di un animale, che si comporta in modo molto diverso dal sognatore stesso. Difatti il suo scopo è integrare, compensare, le qualità che il sognatore non osa manifestare nella sua vita cosciente. Le proiezioni, come abbiamo già visto, consistono invece nell’attribuire a qualcun altro i nostri peggiori difetti, senza accorgercene.

Perché è importante riconoscere la propria Ombra

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Chi è vittima dell’Ombra, ovvero chi non ne è consapevole, tende a colpevolizzare gli altri a causa del meccanismo della proiezione. Comprenderlo aiuta a uscire da questa logica e a capire che i difetti altrui, specialmente quelli che ci procurano maggiore fastidio, appartengono in realtà alla nostra interiorità. Non è certo un lavoro semplice, anche perché la coscienza, finché non si abitua, tende a negare l’evidenza. Ma si può sempre imparare: basterebbe iniziare a farlo nella vita quotidiana!

Quando un difetto altrui ci disturba particolarmente, dovremmo guardarci dentro e cercare di capire se in qualche antro oscuro della nostra anima non si celi lo stesso difetto, abilmente mascherato. Una volta che ne avremo preso consapevolezza potremo finalmente trasformarlo in un “difetto” costruttivo. Facciamo l’esempio di un uomo avido che ad un certo punto si accorge di esserlo. Prendendone consapevolezza la sua avidità potrà trasformarsi progressivamente in parsimonia, ovvero la faccia luminosa dell’avidità. Perché il buio non è necessariamente negativo, dipende l’uso che ne facciamo. Inoltre divenire consapevoli delle proprie ombre migliora certamente le relazioni con l’esterno perché ci aiuta a vedere gli altri per ciò che sono realmente, a tutto vantaggio dell’altruismo e della condivisione sincera. Ovviamente è un percorso complesso, che il più delle volte richiede il supporto di professionisti, onde evitare di commettere errori grossolani.

Laura De Rosa

www.yinyangtherapy.it

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