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Ultimo e unico rappresentante di una classe di piante (le Ginkgoinae) estinta da tempo, il Ginkgo biloba  è un vero fossile vivente risalente al Mesozoico, largamente coltivato in tutto il mondo a scopo ornamentale e presente allo stato spontaneo solo nell’entroterra cinese. Albero di grande taglia originario dell’Asia orientale e in particolare della Cina, si caratterizza per la sua notevole longevità – attorno ad alcuni templi in Cina, Giappone e Corea vivono esemplari di oltre duemila anni – e la sua grande capacità di adattamento, poiché cresce bene su tutti i terreni, è indifferente alle condizioni climatiche, resiste sia al caldo che al freddo, sopporta bene l’umidità come lunghi periodi di siccità, non subisce gli attacchi di agenti patogeni e non soffre l’inquinamento atmosferico.

Se in Oriente il ginkgo è considerato una pianta sacra, tanto da esser noto anche come “albero della vita”, in Europa la sua comparsa risale alla metà del  XVIII secolo. Albero maestoso alto anche più di 30 metri, presenta una chioma piramidale, un tronco dritto con una corteccia prima liscia e grigio argentea che con l’avanzare dell’età diviene profondamente solcata e marrone scura, caratteristiche foglie a ventaglio nervate e bilobate negli adulti, di colore verde pallido tendente poi al giallo sulfureo in autunno (prima della caduta), e frutti simili a drupe, dalla massa carnosa molle, di colore giallo chiaro o rosato e dall’odore nauseabondo.

Il ginkgo è una pianta dioica, poiché gli esemplari maschili sono distinti da quelli femminili: l’impollinazione anemofila avviene a primavera, mentre la fecondazione è ritardata di quattro-sei mesi e il seme termina la sua maturazione a terra, prima di germinare nella primavera successiva.

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Particolarmente apprezzato per la sua funzione ornamentale in parchi, viali e giardini, questo antichissimo albero a lenta crescita ha un legno di modesto valore perché troppo fragile, ma è conosciuto in Oriente da tempo immemorabile per le sue proprietà terapeutiche. Della pianta si utilizzano le gemme e le foglie, che vengono essiccate all’ombra e conservate in vasi chiusi al buio e al riparo dall’umidità. I semi, a loro volta, vengono consumati nei Paesi orientali sia crudi che cotti come condimento o contorno per numerosi piatti, oltre a costituire un’offerta rituale tipica delle cerimonie nuziali.

Nella medicina tradizionale orientale l’estratto ottenuto dalle foglie veniva utilizzato come tisana o infuso contro l’asma, i geloni, i duroni, gli edemi e i problemi circolatori, mentre in India e in Cina, ormai da secoli, foglie e gemme vengono impiegate per la preparazione di uno speciale elisir, il “soma” o “tè dell’eterna giovinezza”, considerato un ottimo tonico per la mente.

Notevole è anche il valore simbolico di questa pianta, se è vero che già dal 3.000 a. C. i cinesi vedevano nelle sue foglie bilobate (all’origine del suo nome) la rappresentazione delle due forze opposte e complementari all’origine dell’universo (lo yin e lo yang), laddove invece i giapponesi configurano da sempre la sua immagine come un segno di autorità, tanto da farla comparire sugli stemmi nobiliari così come sui costumi dei lottatori di sumo.

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Le foglie di ginkgo sono ricche di flavonoidi, terpeni, vitamina C e carotenoidi simili al betacarotene, principi dalle proprietà antiossidanti, utili a combattere i radicali liberi e a prevenire gli effetti dell’invecchiamento. In tempi piuttosto recenti il mondo scientifico ha mostrato notevole interesse verso le proprietà medicinali di questa pianta, constatando che l’estratto ottenuto dalle foglie ha un’azione vasodilatatrice, aumenta l’apporto di sangue e ossigeno al cervello, favorisce la microcircolazione periferica e costituisce un ottimo tonico per la mente, migliorando la concentrazione e la memoria.

Oltre ad esser indicato nelle arteriopatie degli arti inferiori, nelle varici, flebiti ed edemi, il ginkgo è anche un valido ricostituente ed energizzante, mentre gli studi clinici sull’uomo hanno evidenziato la sua azione a livello cerebrale e periferico con aumento dello stato di coscienza in soggetti anziani con deficit comportamentali, miglioramento della memoria e dei disturbi funzionali, quali vertigini, cefalee e instabilità di umore.

In seguito alla scoperta dei più importanti principi attivi, noti come ginkgolidi e rappresentati da flavonoidi e diterpeni, sono state condotte numerose ricerche scientifiche nell’ambito di diverse patologie, che hanno portato alla pubblicazione di nuovi dati sulle proprietà terapeutiche di questa pianta.

Se uno studio in doppio cieco ha dimostrato che un estratto dalle foglie di ginkgo (standardizzato a contenere il 24% di flavoni-glicosilidi e il 6% di terpenoidi) produce notevoli risultati nella cura di molti sintomi legati all’invecchiamento e al deterioramento neurologico che si manifestano nelle prime fasi della malattia dell’Alzheimer, nel 1983 i ricercatori dell’Istituto Henry Beafour hanno messo in luce che i ginkgolidi sono dei potenti antagonisti recettoriali specifici del Paf (Fattore di attivazione piastrinico), un importante mediatore fosfolipidico dei processi infiammatori, implicato in varie patologie quali shock, allergia, ischemia, asma, disordini del sistema immunitario e nervoso e alterazioni della microcircolazione sanguigna e linfatica.

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In generale, dunque, il ginkgo è indicato nei casi di sindromi da insufficienza vascolare arteriosa, insufficienza cerebrovascolare con deterioramento delle funzioni (aterosclerosi, demenza ecc.), disregolazione del tono venoso (malattia di Raynaud) e vasculopatia venosa con edemi, malattie bronchiali con broncospasmo, mentre negli Stati Uniti i nutrizionisti consigliano il ricorso a un estratto di foglie di ginkgo in caso di depressione lieve, impotenza, sclerosi multipla, morbo di Parkinson e sindrome pre-mestruale.

Come , il ginkgo può essere acquistato nelle farmacie ed erboristerie in fiale liquide, tavolette o capsule. Si tratta di un prodotto erboristico ottenuto dalle foglie della pianta e, non essendo un farmaco, non può vantare alcun indice terapeutico. In tema di controindicazioni, non utilizzatelo durante la gravidanza e l’allattamento e nei casi di epilessia e di emofilia. Il suo uso è inoltre sconsigliato qualora si faccia ricorso a farmaci fluidificanti del sangue. La sua assunzione può infatti interagire con le terapie anticoagulanti per la sua attività antiaggregante.

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In conclusione, se volete sperimentare l’elisir dell’“eterna giovinezza” per  sfruttare appieno le proprietà antiossidanti del ginkgo, provate a realizzare un infuso ponendo 50 grammi di foglie in un litro d’acqua bollente, lasciando in infusione per 10 minuti. Trascorso tale tempo filtrate e bevete tre tazze al giorno, per trasformarvi in moderni Dorian Gray!

 Marco Grilli