olio di palma nel latte

L’olio di palma è presente in molti cibi confezionati, tra cui il latte per neonati. Tra gli ingredienti si legge “oli vegetali”, e gli unici prodotti che intendono per olio vegetale quello di colza o di girasole sono il latte Coop e il latte Dicofarm, gli altri latti per bambini hanno tutti l’olio di palma, Nipiol, Mellin, Plasmon, Milupa hanno confermato, a Il Fatto Alimentare, la presenza di olio di palma e di cocco nelle miscele utilizzate, nel rispetto della normativa molto restrittiva e rigorosa (decreto n. 82, 9 aprile 2009 che recepisce la direttiva europea 2006/141/CE.)

L’olio di palma è ricavato dalla spremitura o dalla centrifugazione del mesocarpo dei frutti, ha una consistenza semisolida perché contiene un’alta percentuale di acidi grassi saturi.

Attraverso un processo di separazione, chiamato raffinatura, è possibile separare la parte solida da quella liquida e portare il livello di acidità, profumo e sapore che siano gradevoli al palato e all’olfatto.

In ogni caso l’olio di palma è un ingrediente potenzialmente pericoloso per il sistema cardio circolatorio perché alza il livello di colesterolo che intasa le arterie.

L’olio di palma è molto usato perché costa poco, viene prodotto dalle palme piantate in ampie zone dove prima c’era la foresta, e sfruttando queste vaste aree, viene distrutto un ecosistema, impoverito il suolo e uccisi e privati del loro habitat gli orango, ad oggi sono scomparsi di più di 6 milioni di ettari di foresta tropicale. (N.B.: biologico non è sinonimo di “no deforestazione”).

Il problema di avere l’olio di palma nel latte del neonato è fondamentalmente uno: quest’olio contiene acido palmitico  che nell’intestino si lega col calcio e viene espulso con le feci, quindi non viene assorbito (l’acido palmitico in posizione corretta dovrebbe invece favorire l’assorbimento del calcio); nel latte materno è contenuto circa il 3,5% di grassi, il 45% di essi è formato da grassi saturi, su 100 grammi di latte vi è quindi 1,5 gr di grassi saturi, nel latte ricostituito i grassi saturi sono l’1,2%. Inoltre i bambini allattati al seno e non con latti in polvere hanno una minore predisposizione verso le condizioni metaboliche associate alle malattie cardiovascolari, all’obesità infantile, all’ipercolesterolemia.

Il grosso problema è  quindi che i neonati non riescano ad assorbire il giusto quantitativo di calcio perché l’olio di palma ne aiuta l’espulsione attraverso le feci che risultano quindi più dure.

Se volete partecipare alla petizione de IlFattoAlimentare.it “Stop all’invasione dell’olio di palma” potete firmare qui.

 Valeria Bonora