La mimosa è la pianta simbolo dell’8 marzo solo in Italia. In altri Paesi, infatti, esistono altri fiori simbolo di questa giornata (in Francia, per esempio, si è soliti regalare alle donne una violetta).
Fiorisce la mimosa e sui suoi rami si posano tanti soli splendenti.
(Fabrizio Caramagna)
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Le origini simboliche della mimosa

Nel 1946 fu la parlamentare Teresa Mattei, figura storica della Resistenza e della nascita della Repubblica Italiana, a proporre l’idea della mimosa per celebrare la donna l’8 marzo. La mimosa è una pianta popolare, diffusa in tutta Italia e quindi facilmente reperibile da tutti, è più umile rispetto alla ricercata violetta e fiorisce proprio all’inizio di marzo! L’inconfondibile colore giallo della fioritura porta un messaggio di speranza dopo il rigido inverno, è una delle prime piante a fiorire e a donare al mondo bellezza e un’inebriante profumo.
Da allora la mimosa è strettamente collegata alle donne.
L’8 marzo, giornata internazionale della donna, si celebra con un rametto di mimosa: è un’usanza nata a Roma nel 1946. Conclusa la guerra, l’8 marzo venne festeggiato anche in Italia: in una riunione preparatoria nella capitale nacque l’idea di mettere all’occhiello un fiore che potesse caratterizzare la giornata, come il garofano rosso per il primo maggio. “Ci voleva un fiore reperibile agli inizi di marzo, poiché all’epoca le serre erano poche e non arrivavano fiori in aereo” riferisce una delle protagoniste di quella scelta, Marisa Rodano. A noi giovani romane vennero quindi in mente quegli alberi coperti di fiori gialli, quando le piante erano ancora spoglie, che crescevano rigogliosi in tanti giardini di Roma”.
(Alfredo Cattabiani)
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La mimosa tra forza e delicatezza

La mimosa è simbolo dell’equilibrio tra forza e delicatezza, un dualismo ricco di insegnamenti.
Forza della mimosa
- Resilienza naturale: fiorisce in condizioni spesso rigide, ancora in inverno, dimostrando di essere robusta e in grado di accogliere il freddo, germogliando.
- Capacità di rinascita: la pianta riesce a rigenerarsi anche in seguito a condizioni stressanti simboleggiando la capacità di ripartenza e adattamento.
Delicatezza della mimosa
- Aspetto fragile e leggero: i suoi piccoli fiori gialli, soffici come piume, sono fragili e delicati.
- Può morire se esposta al vento freddo dell’inverno o per condizioni climatiche e del terreno non adatte alla sua crescita. Da un momento all’altro può divenire secca e scegliere la morte alla vita.
L’armonia tra i due aspetti
La mimosa invita all’armonia tra resistenza e vulnerabilità, fa intendere all’uomo che è necessario riconoscere che la vera forza non esclude la delicatezza, ma anzi la valorizza.
Mimose per te. Nascono nella fredda stagione. Fioriscono al primo tepore del sole. Resistono alle bufere ed al freddo. Un ramoscello di soffici e delicati fiori in onore della tua festa, o donna.
(Saverio Ferrara)
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Il messaggio nascosto di questo fiore
La mimosa ci parla di resilienza, speranza e valorizzazione, e ci ricorda che dietro ogni sfida c’è un’occasione di rinascita. Questo particolare fiore parla all’anima delle donne e sussurra loro una frase densa di significato:
“non abbiate pura di essere forti e delicate insieme, siate voi stesse fino in fondo.”
La leggenda legata alla mimosa

E collegata a questa bellissima pianta dai fiori gialli e particolari vi è anche un leggenda significativa che oggi vi vogliamo raccontare e che sarebbe bello poter trascrivere su di un foglio e regalare insieme al ramo di mimosa alle donne. Una leggenda che parla di coraggio, di bellezza, di come la donna è in grado di donare tutta se stessa per la vita e di come da lei e solo da lei non può che nascere la vita stessa…
C’era una volta, nel tempo in cui uomini di mare affrontavano l’ignoto per spirito di avventura e di conoscenza, un popolo forte e coraggioso la cui caratteristica peculiare era il colore dei capelli.
Esso, a differenza di quello degli abitanti delle altre isole vicine, era del colore del sole.
Specialmente le donne, forti e bellissime, erano orgogliose di quelle nuvole d’oro che pettinavano per lungo tempo al giorno, inventando elaborate acconciature con trecce e nastri.
Ma i tempi erano difficili e, spesso, proprio mentre gli uomini del villaggio erano in mare per la pesca e per i loro commerci, l’isola di Rainhor veniva invasa e depredata dalle tribù nemiche.
E molto ambite erano le giovani donne dell’isola.
In uno di quei tristi giorni anche la dolce e bellissima Mihm, figlia del capo villaggio, cadde nella trappola tesale da un re nemico e venne rapita, insieme ad altre compagne, per far parte delle sue schiave.
Il fitto dedalo di scogli dell’arcipelago e l’ostilità dei luoghi, fornivano a quei malvagi un nascondiglio perfetto di cui, difficilmente, i soccorritori delle ragazze avrebbero potuto aver ragione .
La grotta dove erano state rinchiuse in attesa del loro triste destino era accessibile solo dal mare, allorchè l’alta marea sommergeva la cavità d’ingresso, ben celata dagli arbusti che crescevano fin sopra gli scogli.
Aveva un unico condotto d’aria, che aprendosi sulla volta della grotta, sbucava sulla sommità di una collinetta brulla a picco sugli scogli.
Tutto intorno il mare con il continuo soffiare del vento e il rincorrersi di gabbiani gracchianti.
La giovane Mimh, forte nella sua agilità, era ben decisa a non arrendersi al suo triste destino e, incurante del pericolo, decise che avrebbe dovuto fare qualcosa per salvare se stessa e le sue compagne.
Fu così che chiese alle compagne di essere issata sulle loro spalle per potersi infilare nello stretto cunicolo e cercare aiuto dall’alto della collina; era infatti certa che i loro parenti, e soprattutto il suo promesso sposo, stessero cercando il nascondiglio per liberarle.
Con grande sforzo la ragazza riuscì a raggiungere l’apertura collegata all’esterno e con abilità e determinazione si infilò fra le rocce , incurante dei graffi che la roccia le procurava nel tentativo di raggiungere l’esterno.
L’ultimo tratto era anche il più stretto.
Il tempo sembrava non passare mai e Mimh sentiva già venir meno la sua resistenza quando, con un ultimo sovrumano sforzo, riuscì a sporgere la testa dalla cavità.
Da lontano vide le veloci barche della sua gente ma la sua testa affiorante dalla collinetta non poteva essere notata da così lontano!
Allora, consapevole della sua fine ormai prossima, si sciolse le trecce e i suoi lunghi capelli biondi cominciarono a muoversi nel vento come una bandiera.
Era il segno, l’ indicazione che gli uomini stavano ardentemente cercando.
La fine della storia non fu lieta.
Le compagne di Mimh furono liberate, ma la coraggiosa ragazza morì soffocata dal suo stesso ardimento e quello stretto cunicolo divenne la sua stessa tomba .
Quando il suo promesso sposo si recò sulla collina per onorare il corpo della sua sfortunata sposa con una degna sepoltura, trovò al posto di Mihm una pianta dalle radici profonde e fortissime, e una grande chioma di fiori d’oro che si muovono al vento…..
Era la mimosa.
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Articolo aggiornato il 6-3-2026



