Alicucio: “l’amore per il rifiuto” raccontato da Arcangelo Favata

La redazione di Eticamente è lieta di ospitare il creatore del marchio Alicucio, l’artista siciliano Arcangelo Favata.

Di recente abbiamo scritto un articolo sul lavoro di questo originale artista (consultabile al link http://www.eticamente.net/1616/alicucio-lartista-che-trasforma-il-rifiuto-in-amore.html) e poichè le sue creazioni ed i suoi ideali ci hanno affascinato ed incuriosito abbiamo deciso di conoscerlo un pò più da vicino.

1- Arcangelo, puoi descriverci brevemente la tua formazione scolastica e lavorativa?

Ho frequentato un Istituto d’arte nella sezione arte del mobile, successivamente mi sono iscritto all’Accademia di belle Arti nella sezione di scultura conseguendo il diploma con una tesi in design dal titolo: “dal rifuto all’amore per le cose”. Mi sono occupato di arte (installazioni, sculture e performance per diversi anni) ed ho collaborato con un paio di studi di progettazione, successivamente ho insegnato discipline plastiche e tenuto corsi come esperto esterno in alcune scuole.

2- Il titolo della tua tesi mi ha affascinato e incuriosito molto: ce ne puoi parlare un pò?

Tutto parte da un’installazione che ho realizzato per una mostra a Catania nel 2004, dove ho affrontato il tema dei” rifiuti”. Mettendo in evidenza il degrado delle spiagge libere della città durante l’inverno e cercando di senSibilizzare l’opinione pubblica sul tema ambientale, realizzando un manichino fatto interamente della spazzatura che avevo trovato in spiaggia e inserendolo all’interno dello spazio espositivo con tutto ciò che ci stava attorno, con un domanda rivolta al fruitore: chi è l’uomo e chi è il rifiuto? Era il periodo che stavo per completare l’Accademia e dovevo scegliere la tesi da portare in commissione e una delle ultime materie che dovevo sostenere era proprio design. Pensai allora che attraverso la fusione dell’installazione, del design con l’ecologia poteva nascere la mia tesi. Alla mia relatrice piacque l’idea e così mi misi subito a lavoro.
Il titolo fu: “Dal rifiuto all’amore per le cose”, ispirato da una frase celebre dell’economista e scrittore belga Gunter Pauli: “in natura non esiste il concetto di rifiuto”. Realizzai così diversi prototipi attraverso il recupero di materiale ormai in disuso. Nello specifico progettai ill “sacco a cartone”, uno scatolo/zainetto a fisarmonica per i senzatetto, con il cartone ondulato del packaging dei pezzi di ricambio delle auto e il tessuto di copertura dei camion. Con i biglietti dell’autobus e dei tram usati, progettai un sedile per gli stessi mezzi urbani, tramite il processo di fustellazione ispirato dalle sedute dell’architetto canadese Frank O. Gehry.
Il risultato fu una menzione da parte della commissione e un punto d’inizio per la mia ricerca in questo ambito.

3- Che cosa racchiude in sè il marchio Alicucio e cosa significa letteralmente?

Alicucio è un laboratorio di autoproduzione dove vengono realizzati oggetti attraverso il recupero di materiale ormai in disuso, recuperato nei cantieri edili della città, dai supermercati, per le strade, regalati da amici o persone del quartiere, prossimamente apriremo uno spazio più grande in una zona di Torino multietnica e in fase di riqualifica (Porta Palazzo), i progetti per il futuro sono diversi, dai corsi di cretività partecipata a collaborazioni con designer ed architetti che si occupano di sostenibilità e con associazioni che si occupano dell’integrazione degli stranieri. Il termine Alicucio ha origini molto lontane da Torino ma vicine al tessuto urbano dove andremo ad aprire lo spazio, Alicucio era infatti il nome con cui veniva chiamato un ragazzo magrebino salvato dalle acque del mediterraneo quando ero piccolo e vivevo con la mia famiglia in Sicilia, per farlo sentire a casa sua gli fu dato in modo affettuoso il nome Alicucio da Alì che era il suo vero nome.

4- Tra le tue creazioni ci sono diversi giocattoli: c’è un perchè?

I giocattoli fanno parte del mondo dei bambini, credo che sia giusto partire da lì per sensibilizzare gli uomini di domani ad un mondo più pulito e naturale.

5- Dove possono essere visti ed acquistati i tuoi bellissimi oggetti?

Attualmente i giocattoli vengono venduti in diversi negozi online e alcuni negozi a Milano e Torino, per i pezzi unici si può fissare un appuntamento contattandoci direttamente tramite il sito e a breve inzieremo anche una collaborazione con un noto showroom di Torino, dove potranno essere acquistati i nostri lavori.

6- C’è un proverbio che dice “Fai il lavoro che ami e non lavorerai per tutta la vita”… ti si addice?

Amo ciò che faccio E spero di farlo tutta la vita anche se non si può mai sapere cosa ha in serbo il futuro per noi.

7- Grazie Arcangelo, vuoi aggiungere altro?

Aggiungo solo che oggi si parla molto di ecologia, cibo biologico, sostenibilità, credo che bisognerebbe parlarne meno e agire di più.

Tutti vogliono tornare alla natura, ma nessuno ci vuole andare a piedi
Andrew J. Wollensky

Dott.ssa Elena Bernabè

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avatar Articolo scritto da Dott.ssa Elena Bernabè il 17/01/2012
Categoria/e: Ambiente, Anteprima, Interviste.

Responsabile della redazione. Laureata in psicologia, appassionata di tematiche ambientali, animaliste ed equosolidali. Assetata di verità e disposta a tutto per ottenerla. Ama scrivere e creare in tutte le sue forme

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