Doggy Bag: il sacchetto per gli avanzi del cibo da portarsi a casa!

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Non è sconveniente, né umiliante o vergognosa. Di cosa sto parlando? Della tendenza di chiedere al ristorante una doggy bag, ossia una busta dove inserire gli avanzi di un pranzo o di una cena fuori.

L’usanza di portarsi a casa i resti dei pasti, tanto diffusa in passato e tornata oggi di moda, è stata recentemente benedetta perfino dalla Corte di Cassazione, che con sentenza dello scorso luglio ha riconosciuto la doggy bag come un “inviolabile diritto”, annullando la condanna per ingiuria di un cliente di un albergo trentino, che aveva criticato i proprietari per il rifiuto di tale servizio.

In tutto il mondo ogni anno 1/3 del cibo finisce nella spazzatura, mentre la quota di popolazione che soffre la fame è in continua crescita. Perché allora provare imbarazzo per un gesto così utile ed etico, che riduce gli sprechi e i rifiuti?

Il cibo è vita. Un bene prezioso che va tutelato, perché il suo spreco non è solo immorale, ma comporta anche un maggior consumo di energia e la crescita dell’inquinamento.

Al di là delle necessità legate alla critica congiuntura economica, portarsi a casa gli avanzi è cosa giusta e conveniente, come ci ha ricordato anche la first lady americana Michelle Obama, che dopo la sua cena a un noto ristorante romano, non ha avuto remore nel chiedere la doggy-bag per potersi degustare in un altro momento le specialità italiane rimaste nel suo piatto.

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Fortunatamente nel sentire comune qualcosa sta cambiando, poiché nel corso del 2014 il 60% degli italiani ha diminuito o annullato gli sprechi alimentari (indagine Coldiretti-Ixè), mentre un nostro concittadino su tre non ha avuto problemi nel richiedere la doggy-bag al ristorante, anche se solo il 10% lo fa regolarmente e il 24% prova ancora imbarazzo a porre tale domanda.

«La tendenza a finire quanto viene servito a tavola, insieme al diffondersi del sacchetto degli avanzi, è anche un segno di maggiore responsabilità degli italiani nei confronti dello spreco di cibo», afferma Coldiretti, sottolineando così almeno un aspetto positivo di questa tanto lunga crisi economica.

Le iniziative per evitare di gettare gli avanzi si stanno diffondendo sempre di più, tanto che ristoranti, mense e pizzerie offrono direttamente ai propri clienti i cibi rimasti nel piatto – già confezionati e chiusi nelle doggy-bag – proprio per convincere chi prova ancora vergogna nel chiedere di portare a casa quanto è già stato pagato, che tale richiesta non è inopportuna ma del tutto legittima. Ecco solo alcuni esempi della lotta agli sprechi: dal 1999 in Piemonte è partita l’operazione Buta Stupa”, coi ristoratori che provvedono in prima persona a ritappare e confezionare bottiglie di vino non finite da consegnare ai clienti; dal 2010 in Lombardia l’associazione Cena dell’Amicizia ha promosso il progetto “Il buono che avanza”, teso a creare una rete di ristoranti a zero sprechi grazie all’utilizzo delle doggy-bag, mentre il Comune di Genova porta avanti l’iniziativa “Pasto buono”, mirata a destinare gli avanzi dei ristoranti alle persone in difficoltà economica, e la Provincia di Trento si è mossa direttamente per distribuire le eco-vaschette ai ristoranti.

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Quella consuetudine partita dagli Stati Uniti e dai Paesi anglo-sassoni sta lentamente prendendo piede anche nel Belpaese, dove l’eco-gastronomia raccoglie consensi sia per la crisi economica, che per un vero e proprio mutamento culturale.

Sull’onda di questo trend importato dall’estero, a Milano è stata costituita anche una società (LU S.r.l.) distributrice in esclusiva di doggy-bag, che al concetto antispreco del servizio coniuga anche un’utilità sociale, poiché parte del ricavato viene devoluto ad associazioni impegnate nella distribuzione di cibo ai poveri, oltre che all’Asl di Milano per la sterilizzazione e cura degli animali ammalati e abbandonati.

La doggy-bag è un servizio che viene offerto ai clienti dei vari esercizi dediti alla ristorazione che hanno aderito all’iniziativa, riconoscibili per la tipica vetrofania col logo della zampina. Ecco quindi il pratico sacchetto di carta resistente, al cui interno è posto un contenitore realizzato in materiale per alimenti adatto anche al forno a microonde, chiuso ermeticamente con un coperchio trasparente e disponibile in due versioni (uno o due scomparti). In sintesi, una pratica vaschetta pronta per l’uso, che non lascia fuoriuscire né liquidi né odori e può essere facilmente riutilizzata. Per quanto riguarda il trasporto delle bottiglie, invece, è stata studiata un’apposita confezione con dimensioni su misura, che consente la massima comodità e sicurezza nel tragitto dal ristorante a casa.

La lotta agli sprechi si combatte anche con la genialità di una busta.

Marco Grilli

Marco Grilli

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avatar Articolo scritto da Marco Grilli il 04/03/2015
Categoria/e: Anteprima, Rassegna Etica.



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