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Riti di Iniziazione: i Più Curiosi al Mondo e la Loro Importanza

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riti di iniziazione

I riti di iniziazione sono cerimonie di passaggio diffuse in molte culture del mondo. Il termine iniziazione deriva dal latino initiatio, che indica per l’appunto l’inizio di qualcosa.

A quanto pare fu l’antropologo belga Arnold van Gennep a parlarne per primo sebbene i riti di iniziazione siano ben più antichi, risalenti addirittura alla Preistoria.

L’antropologo riconobbe 3 stadi che si ripeterebbero costantemente: la fine dello stato precedente, seguito dall’emarginazione, ovvero una fase di transizione, seguita dall’aggregazione, con la quale l’iniziato ritorna nella società rinnovato.

Vari momenti cruciali della vita sono accompagnati da questi riti. Già il neonato passa un rito di iniziazione nel momento in cui viene battezzato. Il battesimo infatti è un rito di passaggio.

Dogon del Mali: il misterioso popolo delle stelle

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dogon del mali

E’ uno dei popoli africani che hanno maggiormente incuriosito il mondo occidentale. Si narra provengano dalla stella Sirio e che abbiano avuto contatti con una civiltà extraterrestre molto evoluta.

Ad oggi vivono principalmente di agricoltura. Le origini sono incerte: alcuni studiosi affermano siano originari della regione del Nilo, secondo altri si sarebbero staccati dal popolo Mossi del Burkina Faso in seguito a lotte tribali.

Molto conosciuta è la loro architettura ed è curioso notare su case e capanne, decorazioni che rimandano alla concezione del cosmo intrise di simbolismi arcani. Tra i maggiori ricercatori che si interessarono a questa etnia si annoverano Marcel Griaule e Germaine Dieterlen, che vissero a stretto contatto con questo popolo trascrivendole la cosmogonia, attraverso la quale è possibile comprendere il loro modo di intendere la vita.

Aborigeni Australiani: Un Popolo in Estinzione a Causa Del Razzismo

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aborigeni australiani

Nel corso della mia vita sono entrata in contatto con etnie difficilmente avvicinabili ma non ho mai incontrato una tribù indigena in loco. E’ un sogno nel cassetto che spero prima o poi di esaudire. Le popolazioni indigene mi affascinano perché trovo incredibile, non solo curioso, che siano riuscite a conservare le proprie radici e uno stretto rapporto con la natura circostante a dispetto dei cambiamenti intercorsi nel tempo. La loro estraneità allo sviluppo economico e tecnologico è un aspetto importantissimo perché se avessero seguito le orme del mondo cosiddetto civilizzato, avrebbero inevitabilmente perso tutta una serie di conoscenze. Ciò nonostante non è mia intenzione esaltare i popoli indigeni affermando che siano migliori, li ritengo semplicemente diversi e per questo estremamente interessanti.

La Storia della Parola “Nabajyotisaikia” che Aiuta chi Commette un Errore

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Nabajyotisaikia

C’è una storiella, la possiamo definire così, che gira in rete da qualche anno, nessuna fonte ufficiale, molto probabilmente è una bufala anzi lo è quasi sicuramente, ma mi piace così tanto che sono arrivata alla conclusione che può insegnare davvero un nuovo modo di pensare e voglio raccontarvela e spiegarvene il significato più intrinseco.

La storiella la trovate un po’ ovunque basta cercare su Google la parola “Nabajyotisaikia” che molto probabilmente è inventata e non vuol dire nulla, ma che nel contesto della storia ha un significato ben preciso.

Madri come Regine, isolate per 5 anni dopo la nascita del figlio

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Esiste un luogo nel sud del mondo, precisamente nella Repubblica Democratica del Congo, dove le donne che diventano madri per la prima volta vengono elette “regine”.

Le madri come regine sono le donne della popolazione pigmea Ekonda, una sorta di rituale che serve a proteggere il neonato e la sua mamma, in modo che il loro spirito si elevi e la loro famiglia acquisisca prestigio; la giovane madre, che di solito ha tra i 15 e 18 anni, viene tenuta in isolamento, tornando nella casa dei suoi genitori, per un periodo che va dai due ai cinque anni, e qui starà col suo bambino e altre donne senza avere contatti col marito che andrà alla ricerca di una dote per la moglie.

Le Tribù Indios Degli Yequana Provano Vera Gioia. Il Segreto E’ Nei Loro Bambini

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Jean Liedloff, psicoteraupeta nata e vissuta a New York, intorno agli anni sessanta ha avuto l’occasione di condividere parte del suo tempo con popolazioni dell’“età della pietra”; è convivendo, in particolare con le tribù indios degli Yequana, che ha elaborato e reso noto il rispetto per le esigenze legate al continuum di ogni individuo.

Per continuum si intendono quelle aspettative insite in ciascun neonato che, se assecondate, permettono lo sviluppo di una personalità completa, serena e appagata. Le osservazioni sul vissuto degli Yequana, il loro profondo rispetto per le individualità di ciascuno, siano essi adulti o bambini, ed il loro benessere quotidiano, ha portato la Liedloff a comparare il loro modo di vivere con il nostro mondo civilizzato e ad individuare nel loro modo di rapportarsi col bambino, il miglior modello possibile da seguire.

Etiopia: tribù massacrate per una diga. Anche l’Italia è coinvolta

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ll 28 dicembre 2012, 147 membri della tribù dei Suri (molti dei quali donne e bambini) sono stati massacrati dai soldati governativi etiopi, che volevano sfrattarli dai loro terreni.

Proprio sul loro territorio è prevista la costruzione di una diga (denominata GIBE III) sul fiume Omo. La italiana Salini S.P.A. è coinvolta nella costruzione di questo progetto.

Da tempo il governo etiope allontana violentemente, anche per mezzo dell’uccisione, le popolazioni primitive che ostacolano progetti di sviluppo di diverse multinazionali occidentali.