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La Vita è Bella il Film che Insegna la Felicità

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La vita è bella

“Buongiorno Principessa!”

E’ questa una delle frasi che subito ci fa tornare in mente il capolavoro diretto e interpretato da Roberto Benigni “La vita è bella“.

La vita è bella

In realtà è un film molto triste che racconta come con la comicità e l’umorismo si può sopravvivere anche alla più terribile delle atrocità, l’olocausto

Ma questo è molto di più di un semplice film.

n.d.r.: comicità -> suscita riso, umorismo -> suscita sorriso e riflessione

Mano di Fatima: la Leggenda del Simbolo della Femminilità

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Mano di Fatima

La Mano di Miriam o Mano di Fatima, anche nota come Hamsa o Khamsa, significa “cinque” e nella religione ebraica e musulmana riveste un valore sacro, è un simbolo riconducibile ai primi culti sumerici e babilonesi, prima conosciuta come Inanna e poi Istar, divinità femminili legate alla fertilità, all’amore carnale e alla bellezza e anche alla fecondità della Terra.

Mano di Fatima

Questo amuleto ha la forma di una mano aperta e viene spesso utilizzato come protezione dalle malvagità e dal malocchio.

Legata alla cultura ebraica proprio per questa sua rappresentazione delle cinque dita come i cinque libri della Torah [Genesi (Bereshit), Esodo (Shemot), Levitico (Vayikra), Numeri (Bamidbar) e Deuteronomio (Devarim)], spesso le vengono incise sopra delle preghiere come la Shemà (preghiera della liturgia ebraica), la Birkat HaBayit (Benedizione della casa) o la Tefilat HaDerech (Preghiera del viaggiatore).

Irena Sendler: salvò 2500 bambini dal ghetto di Varsavia

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Ci sono storie che devono essere raccontate, storie di uomini e donne che hanno cambiato il mondo. La storia di Irena Sendler è una di queste. 

Irena Sendler nacque il 15 febbraio 1910 a Varsavia. E’ stata un’infermiera e anche un’assistente sociale polacca, collaborò con la Resistenza nella Seconda guerra mondiale.

Suo scopo era salvare i bambini ebrei del Ghetto. Probabilmente questa sua indole compassionevole è stata ereditata dal padre medico che morì di tifo dopo aver contratto la malattia curando ammalati, per lo più ebrei, che altri colleghi si erano invece rifiutati di curare.

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